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"La treccia", le donne coraggiose di Laetitia Colombani

"La treccia", le donne coraggiose di Laetitia ColombaniLa treccia (Editrice Nord, 2018 – traduzione di Claudine Turla) è il romanzo d'esordio di Laetitia Colombani, già molto nota nel mondo dello spettacolo francese come attrice, sceneggiatrice e regista, che arriva in Italia dopo il grande successo registrato in Francia, mentre è in corso la pubblicazione anche in molti altri paesi.

Tre sono le protagoniste di questo romanzo, tre donne che vivonoin tre continenti diversi e appartengono a mondi che non hanno nessun punto di contatto tra loro.

Smita vive in un remoto villaggio indiano, dove la sua appartenenza alla casta degli intoccabili la obbliga a svolgere un lavoro umiliante solo per condurre un'esistenza ai minimi termini, ma con caparbietà e coraggio cerca di cambiare le cose per offrire alla figlia bambina un destino migliore del suo.

Giulia è una giovane palermitana, che lavora nella storica azienda di famiglia, la cui sopravvivenza è messa in discussione dall'improvvisa malattia del padre che ne è il titolare. Giulia che cercherà di salvarla a ogni costo, nonostante il parere contrario della madre e delle sorelle.

Sarah è un brillante avvocato canadese, impegnata a condurre un'esistenza programmata al minuto, per far fronte a tutti i compiti imposti dal suo voler essere contemporaneamente al top della professione e la madre single di tre bambini, fino al giorno in cui una malattia irrompe a minare il suo precario equilibrio.

Cosa può unire queste tre donne che vivono a migliaia di chilometri di distanza l'una dall'altra, a parte l'essere persone forti e in grado di combattere, sia pure tra molti alti e bassi, contro tutti i loro problemi?

La treccia è un romanzo molto femminile e molto femminista, nel quale si ritroveranno soprattutto le lettrici, anche perché tutti i personaggi maschili restano sullo sfondo delle tre storie e non sono abbastanza forti per contrastare il predominio delle protagoniste.

Ne abbiamo parlato con l'autrice, di passaggio a Milano nel suo tour italiano.

"La treccia", le donne coraggiose di Laetitia Colombani

 

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Come ha scelto i tre paesi in cui ha ambientato la storia e come si sente a presentare il suo romanzo in uno di questi?

Il primo paese che ho scelto perché si è imposto in vari modi alla mia attenzione è stato l'India. Avevo visto un documentario sugli intoccabili, sapevo che era un argomento che avevo voglia di affrontare perché amo la cultura indiana e ho viaggiato in quel paese. Ho iniziato poi a fare ricerche sulla cultura dei capelli nel mondo e ho scoperto che a Palermo esisteva l'uso della "cascatura", che consisteva nella raccolta dei capelli tagliati per farne poi parrucche, perciò ho ambientato lì la seconda storia. Per la terza, volevo un paese del tutto differente, ma che rappresentasse la civiltà occidentale. In principio avevo pensato a Parigi, ma era troppo vicina a Palermo come cultura, per cui mi sono spostata sul continente americano e ho pensato al Canada.

In effetti, per me è abbastanza stressante presentare il mio libro qui. Ho fatto molte ricerche sulla cultura siciliana e sono stata più volte in Sicilia, ma ovviamente non sono siciliana e nemmeno italiana, per cui mi rimane pur sempre la paura di aver scritto qualcosa che possa non risultare abbastanza credibile agli occhi dei lettori di qui.

 

Tra l'altro, sia una regione come la Sicilia, sia un paese come l'India, sono luoghi con delle tradizioni e delle culture molto radicate.

Senza dubbio! C'era il rischio di non essere credibile.Prima di mettermi a scrivere mi sono informata, mi sono recata nei luoghi dove volevo ambientare le storie, ho visto documentari sull'India, sulla condizione delle donne, sui cacciatori di ratti di cui si parla nel romanzo. A Palermo ho parlato con amici siciliani, a cui ho posto molte domande sulle strutture familiari, sul ruolo delle donne, sul loro lavoro. Ho visto anche un bel documentario sulle donne del Sud.

Mi sono servita di tutto questo materiale per poi lavorare di fantasia. La storia è inventata, i personaggi sono di fantasia ma basati su elementi veri.

La mia preoccupazione era sempre quella di risultare credibile e realistica.

 

I capelli hanno un ruolo cruciale per tutte e tre le donne, ma alla fine rappresentano sempre la libertà: un futuro migliore per Smita, un lavoro nuovo per Giulia, una nuova identità per Sarah. Questo legame tra i capelli e la libertà era voluto o è nato scrivendo?

Proprio così, nel libro non volevo che i capelli avessero un ruolo accessorio o simbolico, ma volevo che fossero uno strumento di emancipazione delle tre donne. I capelli sono il simbolo di femminilità per eccellenza, qui diventano anche uno strumento di forza. In particolare, per Sarah ritrovare una capigliatura significa riavere la forza per combattere.

Una delle mie più care amiche ha dovuto fare la chemioterapia e per questo ha perso i capelli. Io l'ho accompagnata a scegliere una parrucca, perché per lei questa perdita era stata molto dolorosa. Quando l'ho vista provare una magnifica parrucca di capelli veri mi sono domandata a chi appartenessero, da dove venissero quei capelli e che storia avessero, e quello è stato il punto di partenza perfetto per scrivere il libro.

 

Come ha gestito la scrittura di queste tre storie parallele? Ha seguito lo schema che poi è stato pubblicato,scrivendo un capitolo per ogni personaggio oppure ha scritto le tre storie separatamente per poi rimescolarle?

Avevo cominciato a scrivere in effetti un capitolo per ciascuna, così come sono stati pubblicati: uno per Smita, uno per Giulia, uno per Sarah e poi da capo, per una cinquantina di pagine. Volevo vedere se questa struttura poteva funzionare, ma per me era molto complicato passare continuamente da una all'altra, per cui mi sono messa a scrivere una storia per volta, e poi ho intrecciato i capitoli. Tra l'altro, il primo titolo del libro non era La treccia ma Hair, poi mi sono resa conto che, in realtà, avevo creato effettivamente una struttura a treccia.

"La treccia", le donne coraggiose di Laetitia Colombani

Questo libro contiene un grande messaggio di libertà. Lo regalerebbe più a una madre o una figlia? È più una dedica o un insegnamento?

In Francia, negli incontri che ho avuto nelle librerie, ho visto spesso madri e figlie insieme, tante che se lo regalavano tra loro. Una lettrice una volta ne ha preso otto copie da regalare alle sue amiche. Mi è sembrato di aver creato una specie di catena nel mondo femminile, io lo considero un omaggio alle donne che mi hanno ispirato e che mi circondano, al loro coraggio. Il mio vuole essere un messaggio di forza e di speranza.

 

HO una curiosità: il personaggio di Kamal è un sikh perché gli uomini sikh danno una particolare importanza ai capelli?

Devo dire che la storia di Giulia è quella che mi ha impegnato di più, l'ho riscritta quattro volte. Nelle prime versioni aveva una storia con un ragazzo albanese, ma la cosa non funzionava. Il giorno in cui ho trovato il personaggio di Kamal, che le offre proprio un collegamento con il mondo dei capelli, ho trovato anche la storia di Giulia.

 

Quanto c'è della sua esperienza nel cinema nella costruzione del libro?

Mi sono sicuramente servita a tutti i livelli della mia esperienza come sceneggiatrice. Prima di scrivere questo libro avevo partecipato a uno stage sulle serie televisive a Mentone, con uno sceneggiatore americano. Mi è stato spiegato che nelle serie televisive ogni episodio si deve chiudere su un elemento che generi ansia e attesa, per stimolare l'utente a vedere l'episodio successivo, così ho cercato di mettere in pratica questo nella scrittura, in modo che la chiusura di un capitolo mantenga alta la tensione verso il successivo. Tra l'altro, in questo caso, la continuazione della storia arriva dopo altri due capitoli, perché ci sono tre vicende che procedono in parallelo.

A livello di ritmo il cinema mi ha aiutato a trovarne uno incalzante, senza tempi morti.

In un romanzo, comunque, l'autore ha molto più libertà rispetto a uno sceneggiatore, che dipende sempre da tanti vincoli di vario tipo.

 

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Il successo strepitoso di questo suo primo romanzo le ha cambiato la vita?

La mia agenda quotidiana è diventata di sicuro molto più fitta, ricevo molti inviti. Prima avevo condotto una vita abbastanza solitaria perché lavoravo molto, ho scritto diverse sceneggiature e questo mi permetteva di stare anche tanto a casa con mia figlia.

Non mi aspettavo affatto il successo del libro e ho dovuto modificare l'organizzazione delle mie giornate, tra interviste, partecipazione a premi e a festival letterari, spostamenti.

Il successo mi ha dato senz'altro molta energia positiva, ed entusiasmo per scrivere altri libri, oltre alla riduzione cinematografica de La treccia a cui sto lavorando attualmente.

Ne ho scritto anche una versione per bambini, centrata sulla storia di Smita e di sua figlia Lalita e sul loro viaggio per andare a scuola, che ho dedicato a mia figlia Ava, e ho anche iniziato un secondo romanzo.

 

Ci può dire quali sono i suoi libri preferiti?

Credo che il mio libro preferito in assoluto sia L'amante di Marguerite Duras, e poi Le ore di Michael Cunningham, che tra l'altro per me rappresenta anche l'unico caso di un libro che abbia ispirato un film in cui entrambi siano dei capolavori.


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Per la prima foto, copyright: Katherine Hanlon.

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