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La tragedia della verità. “Il grido” di Antonio Moresco

La tragedia della verità. “Il grido” di Antonio MorescoIl grido (SEM), il nuovo libro di Antonio Moresco, è una vera e propria denuncia del degrado esistenziale, ecologico, civile che sta colpendo la società umana condannata a una lenta ma inesorabile estinzione. Lo sguardo di Moresco è impietoso e si sofferma soprattutto sui meccanismi che stanno portando la nostra specie in questo baratro buio e senza vie di fuga. La sua disamina di ciò che sta accadendo alla generazione CIS (termine che ripropone la parola inglese cheese che si pronuncia per atteggiare le labbra a un sorriso prima di fare una fotografia o un selfie), avviene attraverso una forte polemica che occupa la prima parte del libro; successivamente attraverso una serie di incontri dell’io narrante (che è poi lo stesso Moresco) con il “clone” di alcuni scrittori e scienziati (Leopardi, Nietzsche, Freud, Balzac, Dickinson, Darwin, Hawking, Houellebecq, Severino, se stesso) nell'orinatoio pubblico sotterraneo di una città senza nome, dove l'io narrante vive, ormai piegata dalla devastazione ambientale in un'epoca più vicina alla nostra di quanto si possa credere.

Attraverso le sue parole e quelle che mette in bocca ai suoi personaggi, Moresco ci invita a guardare in profondità il non senso del nostro mondo, della nostra mente, dei nostri corpi in continua evoluzione sottolineando le varie sfaccettature del potere e della parola che spesso diventa strumento di potere. E se gli scienziati si pongono il problema del tempo che ci resta, Moresco attraverso una profonda critica al mondo della cultura ci dice che essa stessa è complice di ciò che sta accadendo. È quindi la parola e la scrittura di conseguenza che deve avere un potere a sé, deve scandagliare la realtà attraverso un gioco di luci e ombre, portare a galla la verità «che giace a fondo» (come diceva in un famoso verso Giuseppe Ungaretti).

 

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Tra le strade buie di una città claustrofobica camminano con l’autore Kafka, Rembrandt, Cervantes e Goya: è tempo di uscire allo scoperto, di sfondare tutti i divisori che creano una cesura tra linguaggio, politica e società, perché come dice Kafka:

‹‹Abbiamo bisogno di riprendere gli spazi di libertà non concessi, frantumare queste pareti di imprigionamento per prendere coscienza di un contenitore infinitamente più grande››.

La tragedia della verità. “Il grido” di Antonio Moresco

Moresco non fa sconti a nessuno, Darwin in primis: l’evoluzionismo è una teoria intrisa di una logica d’eliminazione del più debole, del diverso: «Nei prossimi 40-50 anni aumenteranno i migranti climatici, e allora che faremo?» domanda Moresco: «Chiuderemo i porti, diremo no? Quando le tribù, i popoli si spostano, se non vengono accolti, il rischio è la migrazione con le armi: Attila e i suoi eserciti»; ecco lo spettro delle guerre di civiltà preconizzato in Sottomissione di Michel Houellebecq, un passato da dimenticare ma che purtroppo negli atti potrebbe tornare.

Nella passeggiata notturna a fare compagnia al protagonista per un tratto di strada appare un altro “clone”, Ernest von Salomon, il proscritto, l’esiliato, disposto a distruggere anche se stesso pur di lapidare la civiltà moderna. E ancora il “clone” della poetessa Emily Dickinson che gli si affianca subito dopo un lungo monologo interiore del protagonista sulle donne e sul loro potere sessuale che usano come arma contro gli uomini. Il protagonista ci tiene a sottolineare che la sua non è misoginia ma una critica a tutta questa potenza femminile che potrebbe essere usata per migliorare se stesse e la specie. La Dickinson è uscita di notte in cerca di qualche altra anima in pena come lei per dividere il dolore della solitudine; aspira il fumo della sigaretta con le sue «vaste labbra africane» e ha in mano un mazzolino di fiori.

La tragedia della verità. “Il grido” di Antonio Moresco

La passeggiata del protagonista continua fino a concludersi in un orinatoio pubblico custodito da Lyudmila, una vecchia russa avvolta in una mantellina di lana lavorata all’uncinetto con ai piedi delle vecchie ciabatte. Qui, mentre sta espletando i suoi bisogni, gli si accostano altri cloni: Fedor Dostoevskij con un pesante cappotto, i capelli un po’ unti, la barba rada, Charles Darwin, Leopardi con la sua redingote deformata dalla gobba, Karl Marx, Balzac vestito come un cantante rock e poi Freud, Elvis Presley, Nietzsche. E mentre i discorsi si accavallano e le parole coprono a tratti il rumore dell’urina sulle pareti degli orinatoi, i viaggiatori entrano ed escono da questo budello sotterraneo nel silenzio della notte.

 

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Il grido è un libro radicale e coraggioso dove tutto viene rimesso in discussione, dove le strutture vengono smontate per cercare di liberare il pensiero chiuso entro mura che lo difendono dal caos che c’è fuori. La questione è rimettere in discussione l’intero paradigma della realtà portando a galla la verità e la verità è tragica: stiamo distruggendo il nostro pianeta. E se tutto avviene in un orinatoio è perché questo è il luogo più libero, sotterraneo, dove si possono dire le verità più profonde e radicali. È quindi necessario prendere dei provvedimenti, altrimenti di questa civiltà non resterà nulla: è indispensabile acquisire fortemente coscienza e Moresco attraverso questo confronto con i grandi del pensiero di ogni tempo ci invita a svegliarci. Un libro da leggere per capire e riflettere.


Per la prima foto, copyright: Syed Umer su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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