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La tossicità della famiglia. Intervista a Marina Di Guardo

La tossicità della famiglia. Intervista a Marina Di GuardoMarina Di Guardo firma un nuovo thriller mozzafiato che esce oggi per Mondadori. La memoria dei corpi è un intreccio psicologico ad alta tensione ambientato in un luogo suggestivo che si presta per fare da sfondo alla mente criminale che sembra odiare le donne.

Siamo in Val Trebbia, dove non ci sono alberghi e le linee telefoniche non sempre funzionano nemmeno lungo la Strada Statale. Ne sa qualcosa una giovane donna la cui macchina ha deciso di non proseguire oltre. È mezzanotte.

Il buio brulica di vita sconosciuta nel sottobosco oltre la strada, e il facoltoso avvocato Giorgio Saveri sferza sulla Statale con la Porsche dopo il solito venerdì passato a giocare a carte in paese con due villani, come li definisce lui.

Non arriva a casa. Almeno non subito. Incontra Giulia Bruschi, una bellissima ragazza bionda con gambe chilometriche, labbra invitanti e un alone di mistero irresistibile.

Dall’incontro nasce un susseguirsi di situazioni cariche di desiderio, di eros, di tanathos, che si mescolano alla psicologia dei personaggi disegnando scene in cui il lettore resta intrappolato, con il fiato sospeso, in attesa di scoprire la mente criminale che alita invisibile nella quieta Val Trebbia.

 

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In occasione dell’uscita del romanzo, Marina Di Guardo ha gentilmente svelato alcuni dettagli che l’hanno portata alla stesura de La memoria dei corpi.

 

Sono molte le cose che mi hanno colpita, ma prima tra tutte è stata l’ambientazione. La storia di Giorgio Saveri accade in Val Trebbia, nel piacentino, come mai questa scelta geografica?

Si dice che Hemingway avesse elogiato la Val Trebbia definendola la valle più bella del mondo. E io ci credo. È un posto meraviglioso. Poi, è sempre un ottimo approccio quello di scrivere di ciò che si conosce, e io, da ragazza, quei posti li ho frequentati parecchio.

Mio padre, in quanto medico, viaggiava moltissimo e noi con lui, per cui ho vissuto in tanti luoghi, tra cui Codogno. Da lì ho preso il treno, tante volte, per raggiungere il Liceo Gioia, a Piacenza.

La Val Trebbia, quindi, è un posto prezioso per me.

La tossicità della famiglia. Intervista a Marina Di Guardo

E ha scelto l’ambientazione perché la ricordava?

Non esattamente. In un certo senso, la storia mi è stata “regalata” dalla Pietra Perduca, una roccia particolare nel piacentino.

Un giorno, con il mio compagno, abbiamo raggiunto la Perduca e il bacino di Sant’Anna, un’acqua sacra già per i Celti, in cui effettivamente – così come descrivo anche nel romanzo – vivono, a dispetto di ogni legge fisica e naturale, dei tritoni. Altra curiosità è che queste acque, pur essendo stagnanti, non gelano.

Al ritorno da questa passeggiata ho notato una villa oltre la strada, con viale alberato e circondata da un ampio parco. Ho detto al mio compagno che a vivere in un posto così isolato potrebbe succedere di tutto.

L’idea è nata lì, poi questa ha germogliato nella mia testa per diverso tempo finché non hanno preso contorno l’avvocato Giorgio Saveri, la bella ragazza Giulia Bruschi e le loro storie.

 

Parlando dei personaggi, Giorgio Saveri sembra avere tutto, eppure a uno sguardo più attento la prima impressione viene rettificata. È un uomo ferito, tra l’altro, dal tradimento di sua moglie…

Giorgio è stato danneggiato da piccolo, a causa di una famiglia borderline. Infatti, in questo senso, uno dei temi principali de La memoria dei corpi è proprio quello della tossicità della famiglia. Detto altrimenti, la famiglia è il luogo in cui possono crescerti le ali per spiccare il volo ma anche il luogo in cui precipitare nei più terribili baratri.

In questo senso, è essenziale quello che viviamo nei primi anni di vita perché i bambini afferrano tutto, registrano senza filtri, per costruire così l’adulto che verrà.

Anche le famiglie perfette, dall’andamento tranquillo, vivono in verità situazioni brutte, non dette che scaturiscono dinamiche complicate e difficili da gestire.

Giorgio subiva punizioni da piccolo, e questo suo passato lo predispone in qualche modo verso la sofferenza, il tradimento.

Poi, nella sua essenza, il tradimento è un gesto umano, può capitare. La questione si riassume nel come lo si vive. Non esiste la perfezione degli esseri umani, e anche se si desidera che la persona amata non ci dia mai dei dispiaceri, questo è impossibile.

La tossicità della famiglia. Intervista a Marina Di Guardo

È quindi un candidato all’infelicità, Giorgio?

In un certo senso sì.

Secondo la psicoanalisi, tendiamo a ricercare sempre ciò che conosciamo. Il discorso vale anche per il dolore.

Nel caso di Giorgio, è come se, attraverso le donne che conquista, volesse riscattare la madre, il loro rapporto. Infatti, sceglie sempre donne fredde, enigmatiche, ermetiche.

Ho amiche che continuano a entrare e a uscire da rapporti sbagliati e questo perché spesso non se ne accorgono che ricercano una tipologia di uomo e quell’incontro può portare a un solo finale.

Come si esce dal cerchio vizioso? Riconoscendo il meccanismo perverso e quindi spezzandolo, guardando così con chiarezza dentro i sentimenti negativi. È un processo duro da affrontare, ma non esistono scorciatoie.

 

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Parlando del suo approccio alla scrittura, come avviene?

Scrivo per immagini, ma prima di iniziare a redigere un romanzo, lascio che la storia prenda vita nella mia mente fino a riuscire a vedere tutti i punti salienti. Stilo quindi una scaletta e poi lascio libertà ai personaggi di interagire.

Nel caso de La memoria dei corpi, per esempio, in più di un’occasione ho avuto bisogno di scegliere frasi ambigue in modo tale da non svelare troppo e questo processo è durato diverso tempo.

È importante essere coerenti e fedeli con i lettori, specie nel fornire tutti gli indizi necessari per ricostruire i fatti.

Per esempio, mia figlia, dopo aver letto il romanzo, è tornata indietro a controllare il perché non avesse intuito il finale. Il fatto mi ha rincuorata, evidentemente l’intreccio ha funzionato.

 

Un consiglio per gli aspiranti scrittori?

Credere in se stessi, non pubblicare a pagamento e sperimentare la gavetta. Puntare alla grande casa editrice non sempre è una carta vincente, almeno non dalla posizione di esordiente. I grandi editori spesso non rispondono – ci sono passata anche io. Meglio un piccolo editore onesto che crede nell’opera. E, cosa da non sottovalutare, dopo la pubblicazione darsi da fare. L’obiettivo non è la pubblicazione, ma raggiungere i lettori.


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