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La terza guerra mondiale raccontata da Friedrich Dürrenmatt

La terza guerra mondiale raccontata da Friedrich DürrenmattConcedetevi una serata in compagnia di Friedrich Dürrenmatt e de La guerra invernale nel Tibet, sottile libricino rosso, impreziosito dalla grafica essenziale, ma sempre splendida, di Adelphi. La casa editrice milanese ha da poco riproposto l’opera dell’autore svizzero (La guerra invernale nel Tibet è stato pubblicato con il sostegno di Pro Helvetia, Fondazione svizzera per la cultura, con la traduzione in italiano di Donata Berra), mentre, in passato, sempre per Adelphi sono usciti altri eccellenti testi di Dürrenmatt, come Il giudice e il suo boia e La morte della Pizia, solo per citarne alcuni.

La guerra invernale nel Tibet è apparso per la prima volta nel 1981. Protagonista è un mercenario «fiero di esserlo», mutilato e con un mitra al posto di un braccio, costretto a vagare in una caverna (più volte nel corso della lettura il pensiero corre al famoso mito evocato da Platone), incidendo sulla roccia la sua storia con un punteruolo. Il mercenario ha combattuto nella guerra invernale nel Tibet, un violento e feroce massacro, in cui l’unica certezza era rappresentata dall’esistenza del nemico: senza un nemico da combattere, il dolore, la sofferenza, le atrocità, non avrebbero avuto alcun senso.

Il mercenario non ha ricordi nitidi del suo passato, non sa bene da quanto esattamente è un soldato. Sa che c’è un conflitto da portare avanti, una terza guerra mondiale di proporzioni enormi, da combattere senza alcuna pietà, «ad altitudini fantastiche, su ghiacciai, morene, dirupi» e all’interno delle gallerie. La vita del mercenario – come quella di tutti i mercenari – non ha un perché e non conosce sosta: i soldati sono carne da macello, da spedire al fronte in condizioni disumane, ciechi, amputati, con pezzi di ferro al posto degli arti. Chiunque è sacrificabile nella guerra invernale e l’uomo può esistere solo come «animale da preda».

 

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Ma dove finisce l’«animale da preda» e dove comincia il superuomo, s’interroga Dürrenmatt? Comincia da colui che sa riconoscere l’inferno nella caverna in cui è segregato, che distingue nelle ombre che intravede la propria ombra e non quella dei nemici, poiché «scopo dell’uomo è essere il nemico di sé stesso – l’uomo e la sua ombra sono una cosa sola». Si ripete così la storia raccontata ne Il minotauro (Marcos y Marcos, 2012), con, al posto della caverna, un labirinto tappezzato di specchi, metafora della vita e delle sue tortuosità, prigione sia per il minotauro sia per le sue vittime, incapaci di orientarsi tanto nel labirinto quanto nel mondo esterno.

 

La terza guerra mondiale raccontata da Friedrich Dürrenmatt

La guerra invernale nel Tibet non è un solo un testo da leggere, ma anche da rileggere, per comprenderne a fondo il significato e i numerosi richiami filosofici e morali: su tutti spicca il mito di Platone, col mercenario che si raffigura degli esseri umani nella caverna, costretti nell’oscurità fin da giovani, immobili, obbligati a guardare la parete che hanno di fronte, imbracciando un mitra. C’è un fuoco che brilla, e tra i prigionieri e il fuoco si snoda un sentiero, fiancheggiato da un muretto, dove altri esseri umani vengono spinti in avanti da dei carcerieri.

E se le ombre non fossero reali? Il mercenario si pone il quesito, anche se poi quelle ombre restano concrete, il nemico contro cui sparare. Senza quel nemico l’uomo è nulla: è un «animale malato», poiché non conosce la causa del suo dolore, sa che deve soffrire, ma non sa il perché. L’uomo non nega il dolore, non fugge da esso, ma ne cerca il senso, e da qui nasce la sua condanna, ovvero l’insensatezza del soffrire, che può trovare uno sfogo solo in un antagonista. Senza un nemico, l’uomo è un individuo «indicibilmente stanco e senza speranza».

La terza guerra mondiale raccontata da Friedrich Dürrenmatt

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Dürrenmatt scrisse La guerra invernale nel Tibet durante la seconda guerra mondiale. Solo dopo numerosi tentativi, alla fine degli anni Settanta, riuscì a completarlo, immaginando una terza guerra mondiale, resa ancor più grave e atroce da una catastrofe nucleare, capace di spazzare via l’intero pianeta, così come lo conosciamo. La guerra invernale nel Tibet racchiude in sé molti dei temi trattati da Dürrenmatt nel corso della sua carriera letteraria – da scoprire grazie non solo ai titoli Adelphi, ma anche ad alcune ottime pubblicazioni di Einaudi, Feltrinelli e Marcos y Marcos –, come la profonda riflessione sulla società a lui contemporanea, di cui ha smascherato, con toni grotteschi e satirici, le meschinità e i vizi.

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