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La tecnologia al servizio degli animali. “L’atlante della vita selvaggia”

La tecnologia al servizio degli animali. “L’atlante della vita selvaggia”Per lunghi secoli quando si trattava di seguire e monitorare il mondo animale ci si affidava allo studio delle loro impronte tracciate sui terreni. Oggi, invece, grazie agli innumerevoli progressi compiuti in campo tecnologico, le cose sono cambiate: satelliti, droni, telecamere nascoste, reti di cellulari e accelerometri ci forniscono infatti tantissime nuove e interessanti informazioni concernenti il mondo animale.

Quali sono le varie scoperte compiute in questo settore negli ultimi decenni? Ce lo svelano James Cheshire (geologo e docente all’University College di Londra) e Olivier Uberti (giornalista visivo e designer) in L’atlante della vita selvaggia, edito in Italia da Mondadori (traduzione di Dario Ferrari). Si tratta di un saggio corredato da cinquanta grafici che consente di scoprire i movimenti e le migrazioni degli animali. Ogni storia occupa un posto peculiare in una pagina ed è accompagnata da una mappa che mostra le tracce di ciascuna specie analizzata.

 

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Gli autori offrono un ritratto di come molte delle specie prese in esame vivano e si spostino e, attraverso le mappe, basate su ricerche pioneristiche condotte dagli studiosi, possiamo apprendere dettagli curiosi e affascinanti sul comportamento degli animali. Il libro si apre con un’introduzione che ripercorre l’evoluzione degli studi sugli animali grazie alla tecnologia. Gli scienziati stanno infatti raccogliendo sempre più nuovi dati.

«Dalle orme alle prime cadute, dai nidi alle feci, per seguire gli spostamenti degli animali ci si è sempre affidati alle tracce fisiche».

La tecnologia al servizio degli animali. “L’atlante della vita selvaggia”

Si apre invece una nuova epoca, quella in cui le tracce sono impresse non sul terreno, ma all’interno dei processori dei computer.

Come si fa ad esempio a monitorare una formica o addirittura un’intera colonia di formiche? Per farlo sono stati ideati dei trasmettitori minuscoli che mostrano le interazioni tra formiche. Danielle Mersch ha incollato minuscoli codici a barre sulle formiche e le ha posizionate all’interno di scatole a temperature controllate. Dopo averle filmate per quaranta giorni si è servita di un software speciale in modo da poter risalire ai loro movimenti grazie ai codici a barre. Mersch è giunta a identificare tre modelli di comportamento: le formiche “infermiere” che restano vicine alla regina e alle sue uova, le formiche “addette alle pulizie” che girano per il formicaio e le formiche “raccoglitrici” che lasciano il formicaio in cerca di cibo. Ma questa divisione del lavoro non resta immutabile, perché può capitare che si avanzi nella scala gerarchica e che quindi le infermiere diventino addette alle pulizie e poi raccoglitrici. Esattamente come accade agli esseri umani nel mondo del lavoro quando si avanza di carriera.

E gli elefanti come si spostano? Alcuni anni fa Save the Elephants ha stretto un accordo con Google per sviluppare una tecnologia nuova che consentisse di caricare su Google Earth le informazioni fornite dai Gprs installati sui collari degli elefanti, così da seguire i loro movimenti in tempo reale. Tutto ciò serviva a individuare gli spostamenti degli elefanti, ma anche a proteggerli dagli altri animali.

Lo stesso discorso vale per i giaguari, che sono animali silenziosi che si mimetizzano facilmente, perlopiù notturni, e vivono all’interno delle foreste. Circa vent’anni fa gli scienziati hanno iniziato a usare delle fototrappole innescate dal movimento per catturare i felini nei loro spostamenti. In tal modo si è cercato di capire quanti giaguari vivessero all’interno delle foreste.

La tecnologia al servizio degli animali. “L’atlante della vita selvaggia”

Lo studioso Cheshire ci racconta di un viaggio da lui compiuto in Islanda, per seguire il lavoro di Filippa Samarra del Marine Research Institute di Reykavik, di cui seguiva le scoperte concernenti le orche marine sulla pagina Facebook Iceland Orcas, nella quale venivano postate le scoperte sulle orche marine che trascorrono l’estate in Islanda, accompagnate da splendide foto. I monitoraggi sulle orche consentono di studiarne e interpretarne i movimenti anche mentre mangiavano.

Lo sviluppo di nuovi dispositivi e di nuove tecnologie ci mostra dunque come sia cambiato il nostro rapporto con gli animali. La tecnologia fornisce molteplici informazioni dettagliate su come gli animali si comportino all’interno del loro ecosistema. L’atlante della vita selvaggia è un libro pieno di mappe che tracciano le complesse migrazioni degli animali. Ampliando le nostre prospettive e rivelandoci dettagli intimi del comportamento del regno animale questo saggio è un grande trionfo di tecnologia, scienza dei dati e di design.

 

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Come James Cheshire sottolinea nella conclusione: «Ho intravisto diversi paralleli tra ciò che i biologi cercavano di capire degli animali e ciò che io cercavo di capire degli esseri umani». Le scoperte tecnologiche dovrebbero servire a salvaguardare il mondo naturale anziché minacciarlo. Se lo facessimo probabilmente cominceremmo a capire meglio pure noi stessi e la nostra natura di esseri umani.


Per la prima foto, copyright: paweldotio su Unsplash.

Per la terza foto, copyright: Frida Bredesen su Unsplash.

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