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La stroncatura più bella del 2012

Hatchet Job of the YearHatchet Job of the Year: è arrivato alla seconda edizione questo premio, che negli ultimi tempi ha fatto molto parlare di sé, organizzato dallo staff del sito internet The Omnivore.

 

Cosa viene premiato? Semplice. La più bella stroncatura degli ultimi dodici mesi. Per il 2012, erano arrivati in finale, tra gli altri, un articolo di Ron Charles uscito sul «Washington Post», su Lionel Asbo di Martin Amis, un pezzo di Zoë Heller per «The New York Review of Books» che attacca addirittura Salman Rushdie e il suo Joseph Anton, e un articolo di Richard Evans su Hitler: A Short Biography di A.N. Wilson.

Ma alla fine a spuntarla è stata la recensione di Camilla Long su Aftermath: On Marriage and Separation di Rachel Cusk, apparsa su «The Sunday Times».

 

Del resto, l’opera della Cusk non aveva ricevuto granché lodi, dalla critica. Camilla Long definisce il testo, nel suo intervento, come «quite simply, bizarre», oltre ad affermare che «the book is crammed with mad, flowery metaphors».

 

Secondo i promotori dell’iniziativa, il premio trova una sua naturale collocazione nel servizio reso ai lettori circa la sincerità, o meno, di critici e recensori.

 

Premi e concorsi singolari, del resto, ce ne sono parecchi in giro: il Diagram Prize per i titoli più strani dell’anno, per esempio, o il Bulwer–Lytton Fiction Contest, in cui i concorrenti cercano di scrivere il peggiore incipit possibile. C’è un’espressione inglese, «purple prose», e sembra che si possa bene abbinare a tutto ciò. Oltre, ovviamente, che al libro della Cusk, grazie al quale Camilla Long ha ricevuto l’Hatchet Job of the Year.

 

Sarebbe bello avere un premio simile nel nostro Paese.

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