Perché è importante leggere

Come leggere un libro

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

La storia di Janusz Korczak e dei suoi 200 bambini uccisi a Treblinka

La storia di Janusz Korczak e dei suoi 300 bambini uccisi a TreblinkaNell'agosto del 1942, nell'ambito della Kinder Aktion, i quattromila residenti degli orfanotrofi ebrei di Varsavia furono deportati e uccisi nelle camere a gas di Treblinka.

Janusz Korczak, nom de plume di Henryk Goldszmit, nato nel 1878, pedagogo, medico, pubblicista, scrittore e operatore sociale di origine ebrea, avrebbe potuto evitare la deportazione, scelse invece di condividere il destino dei duecento orfani del suo Dom Sierot, la casa degli orfani che dirigeva da decenni secondo il principio pedagogico che il bambino non va capito ma amato. Anche per ricordarlo, Castelvecchi ha da poco pubblicato Il Bambino Vitruviano. L’innovazione di Janusz Korczak di Dario Arkel.

Che cosa significa Bambino Vitruviano? L'Uomo Vitruviano leonardesco pone l'uomo al centro del Cielo, ma anche il bambino, poco dopo il suo arrivo, prende posto «all'interno del quadro della Terra e al centro del cerchio del cielo.»

Il Bambino Vitruviano altro non è, quindi, che il cercatore e il creatore ispirato da un Leonardo ancestrale: «egli supera le difficoltà con fatica e impegno, e percorre il cammino oltre queste, scoprendo a mano a mano di che cosa lui è fatto, corpo, movimento, tempra, sorriso, sguardo, gioco. Apprende un suo metodo interno e si rivolge all'esterno conferendo ad esso, senza imbarazzo, la propria innovativa presenza. Poi, ed è come se lo sapesse in anticipo, imparerà a scegliere...». Il bambino figura come creato e creatore allo stesso tempo, e Leonardo oggi metterebbe lui al centro del quadrato terrestre e del cerchio spirituale.

La storia di Janusz Korczak e dei suoi 300 bambini uccisi a Treblinka

Vuoi conoscere potenzialità e debolezze del tuo romanzo? Ecco la nostra Valutazione d’Inedito

 

Con queste premesse inizia il viaggio che Dario Arkel (1958), docente di Pedagogia Sociale, prolifico e pluripremiato romanziere, saggista, drammaturgo e poeta, intraprende in questo suo nuovo libro che dedica ancora al pedagogo ebreo polacco Janusz Korczak di cui è uno dei maggiori esperti. Questo volume è la somma delle sue ricerche e delle sue riflessioni sul profilo umano e pedagogico di Korczak, modello di pensiero trasferito nelle azioni, il sublime punto di riferimento. Il protagonista assoluto è comunque il bambino al centro del sistema sociale e politico in termini universali, tramite tra terrestrità e spiritualità. Le riflessioni di Arkel si estendono ai principi pedagogici, ai diritti del fanciullo, alla sostanza dell'ebraismo stesso, come per esempio l'interessante inciso di Arthur Koestler sugli ebrei dell'Est, ripercorrendone lo sviluppo e il ruolo nel ventesimo secolo fino al mutato contesto dei giorni nostri.

Nel 1911 a Varsavia vede la luce la Casa degli Orfani (Dom Sierot) per bambini orfani di origine ebraica, ideata a condotta da Janusz Korczak, che la impianta sulla conoscenza, la comprensione e la condivisione. Nel vocabolario pedagogico di Korczak l'indifferenza, l'intolleranza e l'imposizione sono parole da bandire, e da sostituire con l'educazione al rispetto di ogni singolo individuo.

«Di fatto, all'interno della Casa, venivano sviluppate relazioni fondate sulla responsabilizzazione e sull'autogoverno: adulti e bambini dovevano stabilire di comune accordo le regole reggenti la vita scolastica, e vigilare insieme sulla loro effettiva applicazione.»

La storia di Janusz Korczak e dei suoi 300 bambini uccisi a Treblinka

A questa meravigliosa utopia realizzata mette fine la deportazione trentun anni dopo la fondazione, il 5 agosto 1942.

«I soldati hanno visto scendere i bambini, che si sono disposti in fila per quattro. Bellissimi. Il primo procedeva con il violino, e accanto a lui l'altro con il tamburo, e al loro fianco il ragazzo che portava la bandiera che Korczak aveva fatto rattoppare per l'occasione: da una parte il Quadrifoglio in campo d'oro, che era il simbolo del Dom Sierot, dall'altra la Stella di Davide, che è il simbolo del popolo ebraico. E così hanno marciato, in fila; Janusz Korczak, ormai consumato dall'orrore che non poteva esprimere, teneva in braccio il bambino più piccolo. E così hanno marciato alla Umschlagplatz, dove si raccoglievano tutti coloro che dovevano poi andare al binario, verso Treblinka. Avrebbero dovuto fermarsi, ma pare indicassero loro di andare direttamente al treno perché non c'era più spazio.»

 

Il dignitoso, quasi fiero corteo dei bambini diede forza a chi lo vide e ispirò la rivolta del ghetto di Varsavia qualche mese dopo. Perché, lo sottolinea Arkel sulla scia di uno studio fatto da Monika Pelz, per la prima volta nella Storia una guerra, la Seconda guerra mondiale, viene combattuta anche contro i bambini. Nella sola Polonia ne muoiono più di due milioni. Si rende pertanto necessario occuparsi non solo dei diritti umani, ma più specificamente anche dei diritti dei bambini, del fanciullo. Janusz Korczak ne era il primo sostenitore fin dal principio del ventesimo secolo, consapevole che il bambino fosse portatore di diritti e considerandolo il più antico proletario del mondo. Fonda, nel 1911, la Casa degli Orfani prendendo per modello la Casa dei Bambini di Johann Heinrich Pestalozzi in Svizzera e ispirandosi alla pedagogia di Maria Montessori. La fa diventare una meraviglia della pedagogia applicata dove le leggi, la giustizia, sono fatte dai bambini, in cui vengono istituiti laboratori fra i più vari, e dove si insegna lavorare nel rispetto reciproco, a turni e ruoli intercambiabili. Il metodo educativo di Korczak si basa sull'etica e la virtù morale, sull'estrema libertà del bambino che comprende anche il diritto alla morte.

La storia di Janusz Korczak e dei suoi 300 bambini uccisi a Treblinka

Il Bambino Vitruviano non è solo un’importante testimonianza dell'uomo e del pedagogo Janusz Korczak, ma è anche un libro ricco di spunti e collegamenti curiosi, inaspettati, che si rivelano indiscutibilmente arricchenti. Anche quando Dario Arkel sembra spaziare, andare fuori tema, torna sempre a riafferrare i concetti fondativi della propria Weltanschauung e visione pedagogica, avvicinandoli da qualche punto di vista di cui il lettore non sospettava l'esistenza, e accostandoli in qualche modo alla figura di Janusz Korczak. Un esempio ne è la pagina in cui l'autore ipotizza il rapporto del pedagogo ebreo polacco e dei suoi orfani sopravvissuti all'Olocausto, con Auschwitz. Se fossero rimasti in vita, secondo Arkel, dopo la guerra Korczak non avrebbe mai visitato con i bambini Auschwitz, perché è una “memoria immemorabile”.

«...chi ha vissuto il dramma più atroce non può starci, non può andarci con tutto se stesso. Qualcosa lascia là da dove viene, dove è tornato per sopravvivere. Dentro di lui c'è l'esperienza di quanto è venuto, ma ha la necessità profonda di distogliersene. Un superstite non riesce a rinchiudere quel luogo nella sua semplice memoria. È irraggiungibile.»

 

GRATIS il nostro manuale di scrittura creativa? Clicca qui!

 

Concludo riportando un passo toccante della chiusa di questo bel libro:

«A tutti voi dedico la canzone dei partigiani del Ghetto di Varsavia (Mir Zeynen do), quegli ultimi disperati che, con le armi che erano riusciti a rimediare lì per lì, hanno reagito al buio del nazismo, un'imboscata dietro l'altra. Questa ribellione si può dire sia cominciata con l'esempio dei bambini di Korczak, fieri e dignitosi di fronte alla morte. Questo è quel popolo, coriaceo e resistente, dei bambini che osservano il cielo con i piedi ben piantati in terra; del bambino che, al giorno d'oggi, Leonardo da Vinci disegnerebbe al posto dell'uomo. Il Bambino Vitruviano.»

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (3 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.