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La storia del Petrolchimico di Porto Marghera. “Cracking” di Gianfranco Bettin

La storia del Petrolchimico di Porto Marghera. “Cracking” di Gianfranco BettinLa vicenda del Petrolchimico di Porto Marghera ritorna nel nuovo romanzo di Gianfranco Bettin, Cracking (Mondadori) che racconta una lunga storia di lotte sociali e personali attraverso vari personaggi tra cui spicca Celeste Vanni.

Celeste è un operaio ormai in pensione che deve il suo nome alla passione del padre per l’opera lirica, soprattutto per l’Aida. “Celeste Aida” è l’aria che ama di più e Aida sarebbe stato il suo nome se fosse nato femmina. Una notte Celeste si arrampica sulla ciminiera più alta della zona industriale e portuale e da lassù, mentre il suo sguardo spazia fino al profilo di Venezia illuminata dalle luci, la sua mente comincia un percorso a ritroso illuminato dalla fiamma violacea della combustione di etilene e propilene che implacabile, un tempo, usciva dalla ciminiera. Per raggiungere la ciminiera ha attraversato la campagna ormai inselvatichita dove le rovine degli impianti si stagliano come ossa spolpate dal tempo. L’aria è fredda e l’odore del mare si mischia agli effluvi dei cicli chimici ancora in produzione e alle esalazioni che salgono dalla terra avvelenata dall’arsenico, dalle diossine, dai furani. Ha un compito e questo compito lo vuole portare a termine, costi quel che costi.

 

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Celeste ha alle spalle una storia come tante: il padre operaio morto precocemente, l’abbandono della scuola, l’attività criminale. Ma poi arriva Rosi e Celeste mette la testa a posto, s’innamora, la sposa, entra in fabbrica accanto a tanti giovani come lui, che però non hanno la sua stessa fortuna: molti di loro cadono colpiti dalle malattie causate dalle sostanze tossiche, oppure vittime di incidenti sul lavoro. Molti dei suoi vecchi amici non hanno messo la testa a posto, alcuni sono morti di overdose, altri nel tempo si sono arricchiti grazie ai proventi della droga e ora sono operatori finanziari. Rosi è la sua àncora, il suo porto, la sua vita ed è presente anche in questa sua ultima avventura, gli è a fianco, leggera ed eterea, eterna presenza in questa sua scalata per la giustizia, per chi vuole ancora conoscere e raccontare la storia di Marghera che è poi interessa tutti noi.

La storia del Petrolchimico di Porto Marghera. “Cracking” di Gianfranco Bettin

Quella di Cracking è una storia di uomini, di lavoro e di lotta. Cracking è il cuore del Petrolchimico, è il reparto in cui si spaccano le molecole, «un impianto, giusto in mezzo a due ciminiere, percorso da tubi, serpentine, condotte, da scale e scarichi, che si inviluppano o si snodano labirintici e si perdono in profondità misteriose o si innalzano come pinnacoli o guglie, tra fumi e vapori, solenne e possente come una cattedrale». Il cracking è il cuore di tutto ciò che resta del vecchio mondo ma che può essere un ponte verso un nuovo mondo. Anche Celeste aveva fatto cracking un paio di volte nella vita, ma si era ripreso e aveva ricostruito la sua vita, il suo ponte verso il futuro.

La storia del Petrolchimico di Porto Marghera. “Cracking” di Gianfranco Bettin

Quello di Bettin è un romanzo di forte valenza sociale. Il Petrolchimico diventa personaggio vero e palpitante nella nebbia del passato e ora immoto nella sera che diventa scenario della narrazione, ricordo attraverso numerosi flashback tra passato e presente. Fantasia e realtà s’intersecano in modo magistrale. I ricordi di Celeste Vanni sono i ricordi di un’Italia che ha vissuto quei momenti, che ha visto morire gli operai di cancro a causa degli effetti tossici del cloruro di vinile prodotto dagli stabilimenti, che ha visto cadere sotto i colpi delle Brigate Rosse due dirigenti del Petrolchimico, gli ingegneri Giuseppe Taliercio e Sergio Gori.

 

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Leggendo Cracking non può non venire in mente tutta la tradizione del romanzo” industriale”, un filone ampio e variegato in cui si distinguono Bianciardi, Volponi, Balestrini, Sereni, Bernari. Molti di questi romanzi nascono per esperienza diretta, basti pensare a Tuta blu, il romanzo di Tommaso di Ciaula del 1978. Bettin in questo romanzo è riuscito a rievocare le atmosfere dei grandi romanzi del passato rielaborando sapientemente in chiave moderna alcuni concetti fondamentali. Il Petrolchimico diventa simbolo di un’ascesa e di una caduta, un palcoscenico in cui registrare l’avvento e l’egemonia della modernità che vede prima l’affermarsi di un sogno di benessere, poi con le operazioni di smontaggio degli stabilimenti questo sogno viene meno. Oggi come ieri narrare di tute blu significa anche denunciare i limiti, le contraddizioni, le incongruenze del capitalismo italiano. Significa raccontare i rischi a cui vanno incontro gli operai che spesso pagano con la vita gli errori, le collusioni di chi invece dovrebbe proteggerli dai rischi. E Gianfranco Bettin lo ha fatto molto bene.

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