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La storia del camorrista Mimmo Carunchio diventa una graphic novel

La storia del camorrista Mimmo Carunchio diventa una graphic novelIl primo a immaginare e raccontare la storia di Mimmo Carunchio è stato Giancarlo De Cataldo in un testo teatrale (Acido fenico), che è un lungo monologo in cui Carunchio racconta la sua ascesa e il suo declino nel mondo della camorra.

Quella stessa storia diventa ora una graphic novel (Acido fenico. Ballata per Mimmo Carunchio, camorrista) edita da Einaudi e firmata dallo stesso De Cataldo insieme a Giordano Saviotti che ha curato la parte grafica e a Steve Della Casa che si è occupato dello storyboard.

E proprio a Steve Della Casa abbiamo posto qualche domanda in occasione dell’uscita del libro.

 

Acido fenico nasce dalla commissione di teatro, cinema e graphic novel. Può raccontare ai nostri lettori com'è stato lavorare "mescolando" queste tre arti?

Mi è piaciuto molto perché da tempo sostengo che oggi le barriere tra le varie forme di narrazione sono completamente saltate. Quindi mi sembrava di lavorare a qualcosa cui pensavo da tanto tempo.

 

Lo storyboard, come il testo teatrale, si sviluppa come un interrogatorio. Nel monologo di De Cataldo, però, a porre le domande è una voce registrata che si relaziona a Carunchio definendolo "saggio compagno" o "bellu compagno". Al di là dei limiti "tecnici", perché questa interlocuzione è venuta a mancare nella graphic novel?

Ho cercato di usare un linguaggio malavitoso più universale, non legato a quella singola espressione di malavita. Dopo i tanti romanzi e film sulla malavita contemporanea, si è visto chiaramente che il crimine si è molto "globalizzato", ho cercato da mantenere quell'impatto.

La storia del camorrista Mimmo Carunchio diventa una graphic novel

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Nel testo di De Cataldo il Giudice, dinanzi al quale Carunchio parla, è indicato sempre come una sagoma. Nella graphic novel, invece, ha un volto e la battuta iniziale è sua. Quali sono state le ragioni di questo cambiamento?

Ho pensato che un interrogatorio inizia sempre con una domanda del giudice, e che essendo il volto di Carunchio un volto "noto", era più spettacolare scoprirlo in seconda battuta.

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Carunchio individua il momento esatto in cui è diventato camorrista: quando una dama di carità lo apostrofa come "disgraziato" tra l'ilarità dei compagni di classe. In che misura l'emarginazione sociale può essere individuata come causa?

Lo è sicuramente, anche se sono contrario ai discorsi tipo "è colpa della società". Penso che l'ambiente influisca, ma che ci siano poi le responsabilità individuali, il libero arbitrio.

 

«E non se ne venga anche lei con 'stu sermone delle scelte obbligate. Quel che sono l'ho voluto io, che sia chiaro». Perché Carunchio sente l'esigenza di ribadire una sua piena responsabilità nella scelta?

Per il motivo di cui sopra. Il libero arbitrio è una chiave di lettura della vita che credo di condividere con De Cataldo.

La storia del camorrista Mimmo Carunchio diventa una graphic novel

Spesso a opere come queste si rimprovera di proporre un'immagine troppo fascinosa della camorra. Pensiamo alle accuse mosse a Romanzo criminale e alla serie Gomorra. Ritiene che effettivamente ci sia tale rischio o è una critica eccessiva?

Assolutamente eccessiva. Sarebbe come dire che i film con James Cagney hanno causato il gangsterismo negli Usa anni Trenta. E sappiamo che questa tesi sarebbe ridicola.

 

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In definitiva, chi è Mimmo Carunchio e cosa ha da dirci con il suo racconto?

È una persona sola, sconfitta, animata da una voglia di vendetta e da un desiderio di Piacere. È un criminale e un assassino. È una persona lucida nel raccontare sé stesso. Non ha il fascino del maledetto eroe, ha solo la vitalità del self made man.


Le foto sono tratte da Acido fenico. Ballata per Mimmo Carunchio, camorrista (Einaudi).

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