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“La stagione degli scapoli” di Vincenzo Monfrecola: tra ironia sociale e di costume

Vincenzo Monfrecola, La stagione degli scapoliLa stagione degli scapoli di Vincenzo Monfrecola ha lo humour tipico della commedia degli equivoci made in England di inizio del XX secolo ma, allo stesso, tempo nella trama ci sono momenti narrativi caratterizzati da una comicità tipica della cultura partenopea. Il nuovo libro di Monfrecola, pubblicato da Gargoyle, è un’analisi della società inglese di epoca edoardiana, con i suoi usi e costumi, dove si ha una netta sensazione della separazione tra ruoli maschili e femminili all’interno della società.

La storia prende il via a Londra, città nella quale Cyrill Billingwest, noto critico letterario, deve affrontare un grande dolore che lo ha colpito proprio in quello che avrebbe dovuto essere il momento più felice della sua vita: il fallimento del suo matrimonio. Cyrill avrebbe dovuto sposare l’amata Vera, ma lei lo ha lasciato poco prima di pronunciare il fatidico “sì”. L’uomo è così affranto, e allo stesso tempo arrabbiato per l’abbandono, che decide di darsi alla scrittura, stendendo di proprio pugno Le dodici mosse di Ulisse. Se quelle di Ercole erano dodici fatiche da superare per espiare una colpa personale (la morte dalla propria famiglia), le dodici mosse concepite dal protagonista sono una sorta di manuale di istruzioni con i rimedi infallibili e ideali per ogni scapolo, per trovare la salvezza dalla prigione dell’unione coniugale.

Cyrill non è solo nella sua impresa, perché sulla scena arriva il cugino George, che suggerisce al protagonista di usare il prontuario come mezzo utile per fondare un sindacato tutto maschile, chiamato Scapolificio, che avrà come principale obiettivo quello di promuovere la vita da single e di tenere lontani dal matrimonio tutti gli uomini. I due cugini sono molti diversi tra di loro, sia a livello fisico che caratteriale, perché più si legge il testo e più ci si accorge che Cyrill è affabile e bonaccione, rimasto molto “scottato” dalla delusione d’amore; il parente invece, oltre a essere un celibe convinto, è più scaltro, più cinico e ha un tale ribrezzo per le donne che sfiora la misoginia.

Questi due giovani, così diversi tra loro ma accomunati dal ripudio della donna, sembrano ben orientati al compimento del progetto del loro sindacato; tutto, però, si complica quando decidono di assumere una segretaria con il fine di farle organizzare e coordinare le attività dell’associazione. I due Billingwest vorrebbero una collaboratrice tuttofare, «brutta e antipatica così da accentuare in ogni uomo la propensione alle magnificenze di una vita solitaria».

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Vincenzo MonfrecolaQuesto è il loro proposito, ma la realtà dei fatti sarà ben diversa quando dalla campagna arriverà in città Penelope Turton. La donna è l’opposto di quello che i due cugini single vorrebbero: è giovane, bella, simpatica e dalla mente acuta. La ragazza ha modi di fare spigliati e la volontà di pensare con la propria testa, senza farsi pestare i piedi da nessuno. Penelope è evoluta per la società in cui vive e che concepisce la donna come madre e casalinga. L’autonomia e l’intraprendenza della Turton, rispetto al tipico stereotipo di donna inglese di inizio secolo, metteranno in crisi un poco alla voltala rigida integrità ideologica dei Billingwest.

Il libro di Monfrecola è ricco di comicitàe la successione di episodi, che a tratti potrebbero sembrare senza valore, sono le componenti che permettono alla trama del romanzo di essere piacevole e fluida alla lettura. L’intelligente ironia presente in tutto il libro è l’elemento che garantisce a chi scrive di poter trattare con garbo e facilità, senza offendere nessuno, una tematica delicata come le differenze socio-culturali e il conflitto tra l’uomo e la donna all’inizio del XX secolo.

Il romanzo non è solo una vicenda che con simpatia riflette sui tormenti che la passione amorosa può causare nei cuori umani. Il lavoro di Monfrecola porta i lettori di oggi nella società inglese di cento anni fa, ai tempi di Edoardo VII, un re mondano – in questo molto diverso dalla madre, la Regina Vittoria – che con il suo stile estroso influenzò la moda dell’epoca, l’arte dell’Europa continentale e anche la maniera di vivere della società europea.

Uomo e donna, le diversità caratteriali e la differente percezione del loro ruolo maschile e femminile da parte della società inglese fanno di La stagione degli scapoli di Vincenzo Monfrecola un testo di sottile ironia sociale e di costume, dove ciò che è più sincero è, si spera, l’amore.

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