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“La spia-A Most Wanted Man”: dal libro al film

La spia. A most wanted manEsce il 30 ottobre nelle sale cinematografiche italiane La Spia-A Most Wanted Man, adattamento da un romanzo di John Le Carré pubblicato per la prima volta nel 2008, che Mondadori aveva fatto uscire con il titolo Yssa il buono, e che ora ristampa, in occasione dell’uscita del film, con il titolo originale inglese.

Di John Le Carré (pseudonimo di David John Moore Cornwell)tutti conoscono la prolifica carriera come autore di libri di spionaggio, nati dalla competenza di un addetto ai lavori: in gioventù, infatti, Le Carré è stato prima dipendente del Foreign Office, il ministero degli Esteri britannico, e quindi agente dei servizi segreti negli anni della Guerra Fredda, che sono diventati protagonisti di tutta la prima parte della sua lunga produzione letteraria.

Molti dei suoi libri sono diventati poi film di successo, e così è toccato anche a questo A Most Wanted Man, ambientato in una Amburgo grigia e un po’ spettrale, dove i servizi segreti tedeschi non si sono ancora ripresi dallo shock provocato dalla scoperta che la città aveva inconsapevolmente offerto rifugio per anni a uno degli attentatori dell’11 settembre 2001, che lì aveva potuto lavorare indisturbato al suo progetto di morte.

Con la caduta dell’Unione Sovietica e l’apparente fine della Guerra Fredda, nuovo obiettivo dei servizi segreti occidentali sono divenuti i terroristi islamici, perciò Günther Bachmann, agente tedesco di una squadra antiterrorismo, sta cercando da tempo di incastrare il professor Abdullah, musulmano moderato che predica la tolleranza e si muove per raccogliere fondi in favore delle popolazioni islamiche sofferenti, ma le cui operazioni finanziarie non sono del tutto trasparenti.

La comparsa ad Amburgo di Yssa Karpov, mezzo russo e mezzo ceceno alla ricerca di una misteriosa eredità custodita nei sotterranei della banca anglo-tedesca Brue Frères, sembra offrire a Bachmann la possibilità di usarlo come esca per avvicinarsi ad Abdullah. Nel suo complesso progetto dovrà tuttavia fare i conti con Annabel Richter, giovane avvocatessa dedita al sostegno agli immigrati clandestini, con Tommy Brue, presidente della banca, e con i servizi segreti americani che hanno a loro volta messo gli occhi sul professore.

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Il film si avvale di un ottimo cast, su cui spicca il compianto Philip Seymur Hoffmann, alla sua ultima interpretazione prima del suicidio, a cui è affidato il ruolo di Bachmann, che occupa uno spazio molto più ampio di quello riservatogli in realtà nel romanzo, dove avevano maggiore importanza sia il personaggio di Annabel Richter (interpretato da Rachel McAdams) che quello di Tommy Brue (nel film Willem Dafoe), a cui erano dedicate pagine dal tono intimistico che la versione cinematografica ha inevitabilmente sacrificato a favore di un maggiore risalto dato alle scene d’azione.

Nel complesso, comunque, il film rispetta i punti principali della vicenda narrata, senza prendersi particolari libertà in sede di sceneggiatura, come accade fin troppo spesso nelle trasposizioni cinematografiche delle opere letterarie.

Rimasto orfano del tema preferito della Guerra Fredda dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine dell’Unione Sovietica, tanto da subire una flessione nella propria vena creativa nei primi anni Novanta, Le Carré si è poi rifatto in seguito, sia tornando ai tempi e alle ambientazioni già trattate in precedenza, sia affrontando le nuove e intricate realtà dello spionaggio internazionale, di cui  La spia-A Most Wanted Man rappresenta un ottimo esempio, soprattutto in questo periodo in cui il terrorismo islamico è tornato a occupare tragicamente le prime pagine dei giornali.

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