Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Corso online di scrittura creativa

Corso online di editing

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

La Spagna nel cuore di Leonardo Sciascia

La Spagna nel cuore di Leonardo Sciascia«Ho scritto più di venticinque anni fa, in quello che io considero il mio primo libro: avevo la Spagna nel cuore. L’ho ancora». Così dichiarava Leonardo Sciascia in uno degli articoli nati dai viaggi nella penisola iberica della prima metà degli anni Ottanta, ospitati prima dal «Corriere della Sera» e poi dal settimanale «Epoca». Nel 1988, un anno prima della morte, questa sua produzione venne raccolta e pubblicata dalla Pungitopo, piccola casa editrice siciliana, con il titolo Ore di Spagna. Corredavano il libro le splendide fotografie di Ferdinando Scianna che fu molto spesso compagno di viaggio dello scrittore di Racalmuto per le contrade iberiche. Ora il testo viene ripubblicato da Contrasto, in una veste che naturalmente esalta il materiale prodotto dal grande fotografo che ha sempre riconosciuto l’alto magistero di Sciascia sulle sue opere: «La persona determinante della mia vita. Padre, amico, maestro. Mi ha insegnato a distinguere l’autentico dalla paccotiglia, lo stile dallo stilismo».

 

LEGGI ANCHE – Grandi fotografi grandi narratori – 13 Ferdinando Scianna

 

Noto è l’attaccamento dello scrittore siciliano per la cultura francese (la “forma di felicità” Parigi, Diderot, Voltaire, l’amatissimo Stendhal); forse meno appariscente la passione per la Spagna. Eppure Sicilia e Spagna hanno già nella conformazione del loro territorio affinità evidentissime, che proprio Sciascia sottolinea nel magnifico racconto L’Antimonio, dedicato alla Guerra Civile spagnola (poi inserito nella raccolta Gli zii di Sicilia), in cui dà voce a un volontario italiano, un povero zolfataro, spedito in Spagna a fare la guerra contro il governo legittimo dei “Rossi”:

«Non ho buona memoria per i luoghi, ma per i luoghi della Spagna ancora meno… perché i paesi somigliavano molto a quelli che conoscevo fin da bambino… ed anche a Siviglia mi pareva di camminare per le strade di Palermo intorno a Piazza Marina. E anche la campagna era come quella della Sicilia… ma più vasta desolazione e solitudine; come se il Padreterno, dopo aver buttato giù la Sicilia, si fosse dilettato a fare un gioco di ingrandimento con uno di quegli apparecchi che vendono nelle fiere… pantografi si chiamano».

 

Alla somiglianza del territorio si accompagna una comune geografia “sociale”: grandi feudi in mano all’aristocrazia che in combutta con preti e potere costituito (i “furbi”) sfruttano, vessano i contadini, i poveri, che non a caso si schiereranno, durante la Guerra Civile, a favore della Repubblica.

La Spagna nel cuore di Leonardo Sciascia

Le foto di Scianna, dominate dal chiaroscuro e imbevute di pittura spagnola, mostrano una Spagna che si è appena smarcata dalla ”Inquisizione” franchista (neanche dieci anni sono passati dalla morte del Caudillo, mentre appena nel 1981 era avvenuto il tentativo di colpo di Stato, in diretta televisiva, del tenente-colonello Tejero). Una Spagna ancora rurale, così simile appunto ai paesaggi della Sicilia, e così ancora ben piantata nelle sue radici cattoliche più profonde, più radicalmente conservatrici (la “Cattolicissima Spagna” della Semana Santa di Siviglia). Lo sguardo di Sciascia guarda all’indietro, al momento in cui comincia la sua storia nella Storia: ancora alla Guerra Civile Spagnola. È lì che comincia l’allontanamento del ragazzo dall’epica fascista, quando osserva i zolfatari siciliani, i pezzenti senza lavoro (come il personaggio de L’Antimonio) che vengono chiamati dal regime di Mussolini a combattere in appoggio delle truppe franchiste e di quelle tedesche, mentre i “quaquaraquà” del partito fascista rimangono a pontificare nel loro guscio isolano, intenti ad appuntarsi le mostrine sulle divise e a lucidare gli stivali da parata. Sono proprio quei volontari, quegli uomini di Sicilia tornati sull’isola, che porteranno con loro, come “prede di guerra”, libri che poi il giovane Leonardo scoverà in qualche vecchia bottega: le Obras di Ortega y Gasset e l’edizione spagnola de Il Manifesto di Marx. Anche se sapeva poco lo spagnolo Sciascia si “arma” – e oggi l’impresa ci sembra a dir poco titanica – del Nuevo Diccionario Enciclopedico Illustrado de la Lengua Castellana, regalatogli da una parente che era stato in Cile. Lo scrittore siciliano non soltanto comincia a imparare lo spagnolo, ma acquisisce anche un modo di analizzare, di approcciare le cose; quella sarà la lezione più feconda di Ortega y Gasset: «da Ortega ho appreso a leggere il mondo contemporaneo, il modo di risalire dai fatti, anche i più grevi e oscuri, ai temi… cioè di chiarirli, di spiegarli, di sistemarli in causalità e conseguenzialità». Un grande libro di viaggio è, secondo Sciascia, l’opera dell’intellettuale spagnolo, «ricco di imprevisti e di rivelazioni nelle regioni dell’intelligenza». Leggendo queste frasi non si può non pensare ai pamphlet dello scrittore siciliano, così avversi al “comune sentire”, perché costruiti proprio sull’attenta, testarda elaborazione di pensieri, correlazioni e temi che se non possono raggiungere la verità, almeno hanno l’intento di avvicinarla.

La Spagna nel cuore di Leonardo Sciascia

Molto spesso Sciascia è stato un don Chisciotte solitario (pensiamo all’accoglienza di un libro scomodo come L’Affaire Moro) nella terra dei mulini a vento del pensiero omologato e complice. Naturalmente proprio il romanzo di Cervantes è tra i più amati dallo scrittore: «la gioia che dà, e specialmente nella rilettura, è quella che inesauribilmente danno tutti i grandi libri; ma in più vi trascorre la gioia delle illusioni che ogni epoca delusa (tutte le epoche lo sono, ma la nostra più gravemente) riesce ad assaporarvi e, in più ancora, l’idea che vi si assomma della letteratura, quasi ne fosse lo specchio e il segno più alto. A tal punto che quando un poeta ha l’incubo della fine delle arti, della fine della letteratura dentro un nuovo diluvio, l’immagine ultima, la più persistente nella fine di tutto, è quella di don Chisciotte».

La Spagna nel cuore di Leonardo Sciascia

[I servizi di Sul Romanzo Agenzia Letteraria: Editoriali, Web ed Eventi.

Iscriviti alla nostra newsletter

Seguici su Facebook, Twitter, Google+, Pinterest e YouTube]

Nel suo viaggio in Spagna lo scrittore siciliano non può che ricordare uomini che, se non sono dei veri e propri don Chisciotte, hanno sempre avuto a cuore due parole fondamentali nell’alfabeto sciasciano: la ragione e il diritto. Ragione e diritto che molto spesso condannano alla solitudine coloro che li perseguono con determinazione e rigore (sorte che subì lo stesso Sciascia nelle sue prese di posizione pubbliche). Tale destino segnò la vita, su campi contrapposti, di Manuel Azaña Diaz, presidente della Repubblica Spagnola durante la Guerra Civile (autore del testo teatrale La veglia di Benicarlò, tradotto da Sciascia e pubblicato poi da Einaudi) e dello scrittore e intellettuale Miguel De Unamuno, schierato a favore delle forze falangiste, il quale avrà la ventura di essere destituito da rettore dell’Università di Salamanca, prima dalla Repubblica e poi dalle forze di Francisco Franco. Unamuno, oramai consapevole della barbarie che si stava impossessando della terra spagnola, disse al generale Millan Astray durante l’apertura dell’anno accademico: «Vincerete perché avete la forza bruta. Ma non convincerete. Perché, per convincere, dovrete persuadere. E per persuadere occorre proprio quello che a voi manca: ragione e diritto nella lotta…». Unamuno sarà destituito dalla carica e verrà costretto agli arresti domiciliari; morirà tre mesi dopo. L’opera di Manuel Azaña Diaz non sarà rappresentata in Italia, perché, come disse una volta Paolo Grassi (fondatore e direttore, insieme a Strehler, del Piccolo di Milano) a Sciascia, «è un testo che rompe le scatole a tutti».

La Spagna nel cuore di Leonardo Sciascia

La pigrizia intellettuale, la pavidità, l’ignavia sono dei peccati mortali imperdonabili per Sciascia. Non a caso lo scrittore di Racalmuto non ha remore nel disprezzare, ad esempio, le pagine unilateralmente faziose di Pietro Nenni su quegli anni spagnoli, «tra le più povere, tra le più trite, che quell’avvenimento abbia suscitato».

In una delle ultime foto del volume Scianna riprende Sciascia aggirarsi, lo sguardo quasi smarrito, tra le rovine del borgo di Belchite, il paese che visse una delle pagine più cruente della Guerra Civile e che per volontà di Franco fu lasciato in macerie (un nuovo villaggio venne costruito a fianco di quello vecchio), nell’intento di mostrare al mondo la sua vittoria e la superiorità dell’ideologia nazionalista. È a Belchite, sembra dirci con il suo sguardo Sciascia, che la dignità dell’uomo è forse morta, definitivamente. L’episodio di Guernica, ennesimo atto della barbarie del “secolo breve”, scuoterà a tal punto Picasso portandolo a produrre uno dei vertici della sua produzione artistica. Da lì, da quei luoghi in Spagna si dipartono le altre grandi atrocità che il Novecento ha poi vissuto: Auschwitz, Hiroshima, fino alle guerre fratricide nei Balcani. Altre macerie, materiali e morali, si vanno accumulando in questo nuovo secolo che ha tratti forse ancora più barbari del precedente. Cosa avrebbe detto degli anni che viviamo Leonardo Sciascia? Naturalmente non lo sapremo mai, ma il suo rigore civile e morale, la sua continua, testarda lotta per la libertà e la giustizia contro gli abusi del “Potere”, ci avrebbero dato un po’ di luce nella notte assurda che stiamo attraversando. 

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.5 (2 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.