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La sottovita di un uomo di oggi. Intervista a Francesco Savio

La sottovita di un uomo di oggi. Intervista a Francesco SavioÈ uscito per Mondadori La sottovita di Francesco Savio, bresciano trapiantato a Milano, autore di due precedenti romanzi e di due libri a tema sportivo.

Cos'è la sottovita? È quella che conduce il protagonista e voce narrante, che racconta, in una continua alternanza fra passato più o meno recente e presente,la sua vita di libraio, lettore di manoscritti, appassionato di sport e soprattutto padre di un bambino di due anni. La perdita prematura del padre, il passaggio dalla vita di provincia a quella in una grande città, il desiderio di condividere con la compagna le gioie e le fatiche della crescita del primo figlio, elemento sempre più diffuso nell'ultima generazione di uomini che sembra voler affrontare la paternità in modo diverso rispetto al passato, sono i punti attorno a cui ruota l'esistenza del protagonista, in cui potranno riconoscersi molti coetanei dell'autore.

Abbiamo intervistato Francesco Savio a proposito di questo suo nuovo libro.

 

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La prima cosa che mi ha colpito è il titolo: perché definisce "sottovita" quella del protagonista, che è, tutto sommato, un'esistenza "normale" secondo i parametri correnti (lavoro, famiglia, figli, ecc.)? Cosa gli manca per avere una vita completa?

La sottovita è un corpetto leggero sorretto da spalline che si portava sotto il vestito, all’altezza della vita, sopra il busto. Ma quella del protagonista di questo romanzo è una sottovita di altro genere, che non definirei un’esistenza “normale”, perché i parametri correnti a mio avviso non sono corretti, o meglio tendono a semplificare in modo statistico, senza riuscire a descrivere con esattezza situazioni particolari e sommerse, mi auguro poco raccontate. Il protagonista del romanzo non vive una vita normale, ma una “sottovita”, in senso filosofico, perché, nel frammento di esistenza indagato dal libro, a causa dei differenti mestieri che deve svolgere per sopravvivere (il mestiere di libraio, il mestiere di lettore per l’editore, il mestiere di genitore che condivide esclusivamente con la moglie, senza nessun tipo di aiuto esterno a differenza di altre e più comuni situazioni) gli resta poco tempo da dedicare ad attività fondamentali per la cura dell’animo umano, legate soprattutto allo studio e all’ammirazione del bello, sia esso rappresentato dalla visione di un buon film, dall’osservazione di un quadro, ovviamente dalla lettura di un libro. Questo tipo di sensazione, l’evidenza di questa assenza, non riguarda probabilmente la maggioranza del popolo italiano, alla quale del bello pare non importare nulla e che di conseguenza non soffre per la mancanza di ciò che ritiene erroneamente superfluo. Ma esiste una minoranza di persone che non potrebbe vivere senza la coltivazione di questo bello. Eccolo, il protagonista di questo romanzo. Riuscirà a trovare questo suo tempo, ad accendere la luce?

La sottovita di un uomo di oggi. Intervista a Francesco Savio

Da dove nasce l'idea di raccontare fatti e persone come se fossero voci di Wikipedia? E secondo lei l'uso eccessivo di Wikipedia è un bene o un male?

Nasce dal caso e solamente in alcune circostanze. Non mi dilungherei tuttavia su questo aspetto del testo che non ritengo determinante. Uno dei principali scrittori del nostro tempo comunque, Michel Houellebecq, utilizza Wikipedia e altre informazioni tratte da internet per la stesura dei suoi romanzi, ma quando leggo un suo libro non mi chiedo perché ha utilizzato Wikipedia, se Wikipedia sia il bene o il male. M’interessa invece il suo stile, la sua poetica, la sua bravura, l’eccessiva depressione che caratterizza i suoi personaggi, il loro cinismo spesso geniale e a volte di maniera. Ne La sottovita sono presenti citazioni più o meno riconoscibili. M’interessa questo modo di scrivere, direi poco scolastico e non particolarmente frequente, m’interessano la contaminazione e la ricerca, la sperimentazione linguistica. Non amo i romanzi scritti a tavolino, furbi, magari fintamente impegnati, creati per abitudine e non per necessità. Ritengo quindi valido tutto ciò che può aiutare questa idea di scrittura. Wikipedia, pur con i suoi limiti, è uno strumento utile, come molti altri.

 

In questi anni assistiamo al grande cambiamento del modo di concepire la paternità, anche se certe idee passate sul ruolo paterno sono dure a morire. Ce la farete a cambiare le cose per le generazioni future?

La battaglia si prospetta difficile, ma se Emil Cioran, Aldo Busi e Ludwig Wittgenstein saranno dalla nostra parte, allora sì, ce la faremo. Le generazioni future avranno bisogno di molta fortuna, perché chi dovrebbe occuparsi della collettività non ha interesse a procedure in tale senso. L'individuo può cambiare le cose fino a un certo punto. Il discorso è prettamente economico. Forze oscure, ma neanche troppo, hanno lavorato per aumentare il divario tra benestanti e persone che sopravvivono a fatica, rendendo la vita dei non benestanti una specie di sottovita. Ecco, ci risiamo. In ogni caso bella e unica questa presunta sottovita, ci tengo a specificarlo.

La sottovita di un uomo di oggi. Intervista a Francesco Savio

Visto che è parte in causa, sua moglie condivide tutto quello che lei ha scritto nel libro oppure le ha sollevato delle critiche o delle obiezioni?

Ho la sensazione che si faccia confusione tra romanzo e autobiografia. Io ho scritto un romanzo parzialmente autobiografico, quindi credo sia importante distinguere tra personaggi e persone. E parlare della moglie del protagonista, non di mia moglie che peraltro è una donna dotata di straordinaria intelligenza e sensibilità. Queste due caratteristiche le consentono di comprendere la differenza tra la vita reale e la letteratura.

 

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I suoi libri sono sempre largamente autobiografici. Non ha paura di raccontarsi troppo, di scoprirsi di fronte agli altri?

I miei libri sono sempre parzialmente autobiografici, attraversati dalla complicazione che l’autore, quando ha terminato la stesura di un romanzo, non riesce più a ricordare con esattezza quali siano gli avvenimenti reali e quali quelli inventati. Per quando riguarda La sottovita comunque direi che si può parlare tranquillamente di un romanzo autobiografico al 73%. Più in generale, io credo sia importante essere autentici, nella vita e nella creazione artistica. Sappiamo che questo non è facile. Nel mondo del lavoro, nei rapporti d'amicizia, talvolta addirittura e con orrore nella vita di coppia o famigliare, essere autentici richiede il pagamento di un prezzo. Io pago volentieri, perché ne vale la pena, e perché, come dichiaro spesso per sollevare l’umore di ambienti talvolta depressi, non dimentichiamoci mai che tra venti o trent’anni saremo tutti in una cassa di legno, sottoterra o dietro una parete di marmo. Quindi perché non essere autentici? Questo, è vero, comporta il rischio di scoprirsi, ma lo scrittore deve farlo, altrimenti diventa un impiegato della scrittura. Ce ne sono molti. Che recitano per vanità il ruolo di scrittore. Poi, ne sono consapevole e ho imparato a non soffrirne, esistono vari livelli di lettura. Ci saranno sempre lettori maggiormente attratti dal pettegolezzo e altri, i miei preferiti, più sensibili allo stile o al ritmo della narrazione. Però uno scrittore deve spogliarsi, deve restare nudo. Almeno questo è il mio modo di intendere la scrittura e la creazione artistica. In me questa forma di nudismo si è manifestata in forma parzialmente autobiografica, è andata così.

 

Da padre, per cosa vorrebbe essere apprezzato di più dai suoi figli, oggi e in futuro?

Come direbbe Paolo Conte, per tutto un complesso di cose.


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Per la prima foto, copyright: Fabrizio Verrecchia su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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