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La Sicilia di Cristina Cassar Scalia e il suo “Le stanze dello scirocco”

La Sicilia di Cristina Cassar Scalia e il suo “Le stanze dello scirocco”Le stanze dello scirocco, uscito il primo giugno per Sperling & Kupfer, è il secondo romanzo di Cristina Cassar Scalia, scrittrice di Noto di cui la stessa casa editrice aveva già pubblicato pochi mesi fa La seconda estate. Se la vicenda del romanzo precedente era ambientata tra Roma e Capri, questa volta l’autrice ha scelto di darci, insieme alle vicende dei personaggi, un vasto affresco della Sicilia, colta in un momento storico molto particolare.

La storia inizia infatti nella primavera del 1968, quando il notaio Enzo Saglimbeni sbarca a Messina per trascorrere gli anni della vecchiaia nella natia Sicilia, da cui si era allontanato molto giovane per costruire carriera e famiglia altrove, prima a Torino e poi a Roma.

Lo accompagnano la moglie Rachele e la figlia Vittoria, detta Vicki, unica rimasta a vivere ancora con i genitori dopo i matrimoni del fratello e della sorella maggiore, in attesa di terminare gli studi universitari.

Per Vittoria non è certo stato facile lasciare Roma, gli amici, i compagni di studi e la sorella a cui è molto legata: del resto, il primo approccio con il piccolo mondo di Montuoro, il borgo d’origine della sua famiglia non lontano da Palermo, la fa subito ripiombare in un mondo passato. Ai dolci ricordi delle vacanze estive trascorse in Sicilia da bambina, con i nonni e gli zii, si somma ben presto lo sconcerto di doversi inserire in una società arretrata, dove regnano ancora usi e consuetudini ormai scomparse dalla vita delle grandi città, ma soprattutto dove vige una morale chiusa e maschilista. Non sarà perciò per nulla facile, a questa ragazza subito giudicata troppo “cittadina” ed “emancipata”, l’affermazione del proprio diritto a mantenere la libertà di movimento di cui godeva a Roma senza incorrere nei giudizi negativi dei compaesani, anche se poi, frequentando l’università di Palermo, scoprirà che le idee e i fermenti delle rivolte studentesche sono destinati a diffondersi presto anche lontano dalla capitale. Le sarà ancor meno facile gestire una difficile storia d’amore con un uomo più grande di lei, tormentato dai fantasmi di un’infelice esperienza passata che l’ambiente ristretto di Montuoro non contribuisce certo a dissipare.

Al di là della vicenda, in questo romanzo la protagonista principale è senza dubbio la Sicilia, per la quale Cristina Cassar Scalia dimostra di nutrire un amore viscerale, e che ci presenta in tutta la sua sontuosità, senza dimenticarne però, oltre alle innegabili virtù, i molti difetti ancestrali.

L’autrice ha gentilmente risposto così ad alcune nostre domande a proposito di Le stanze dello scirocco.

La Sicilia di Cristina Cassar Scalia e il suo “Le stanze dello scirocco”

Come mai un’autrice nata nel 1977 ha scelto di ambientare un romanzo nel 1968? Semplice curiosità per un momento significativo della società italiana, oppure influenza di racconti familiari?

Il Sessantotto è un momento storico che mi ha sempre affascinato, soprattutto nel suo primo periodo, quello degli ideali e delle passioni. Ammetto che mi sarebbe piaciuto esserci. Sfruttando il privilegio dello scrittore, perciò, ho deciso di mandare lì la mia protagonista, Vicki, a vivere quel momento così come probabilmente avrei fatto io, anzi, con più coraggio e più convinzione. Il Sessantotto di Palermo poteva apparire poco rivoluzionario, dopo aver vissuto le battaglie della capitale, ma anche lì c’era gente che credeva nei propri ideali. Quel movimento, nel bene o nel male, pur tramutandosi quasi subito in una lotta politica, ha prodotto una rivoluzione di costumi. In Sicilia, dove per esempio la categoria del “padre padrone” vantava un discreto numero di rappresentanti, questa rivoluzione è stata forse più profonda che altrove, innescando un lento ma irreversibile processo di cambiamento delle regole stesse su cui si fondava la società.

 

Anche il suo romanzo precedente, del resto, si svolge tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta. Per quale ragione preferisce le ambientazioni nel passato alla contemporaneità?

Il passato mi comunica di più. Forse perché il tempo attuale è quello che vivo tutti i giorni, la nostra è un’epoca che mi emoziona poco. Forse è un po’ come il protagonista di Midnight in Paris di Woody Allen, che avrebbe voluto vivere a Parigi negli anni ‘20, e quando per magia ci riesce scopre che la ragazza conosciuta lì avrebbe voluto tornare indietro alla Belle Epoque. Mi piace descrivere epoche diverse, anche se non troppo distanti temporalmente, epoche che in qualche modo hanno lasciato il segno. Anche il capitolo che ho dedicato a quella che è una vera seconda protagonista del libro, zia Rosetta, è ambientato in un momento storico importante, e drammatico. Io credo sia fondamentale ricordare sempre da dove veniamo e qual è la nostra storia.

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La Sicilia di Cristina Cassar Scalia e il suo “Le stanze dello scirocco”

I riferimenti a fatti e personaggi reali che si intrecciano alle vicende dei suoi protagonisti sono davvero tanti, dall’alluvione di Firenze alla battaglia di Valle Giulia, da don Milani a Basaglia: si è documentata molto prima della stesura del romanzo?

Alcune informazioni, come per esempio le teorie di Franco Basaglia e le sue lotte, le avevo raccolte già in precedenza, per mia conoscenza e senza un preciso scopo. Per il resto ho fatto un po’ di ricerche, e ho letto vari approfondimenti. Ho rintracciato un gruppo di laureati alla facoltà di Architettura di Palermo negli anni immediatamente successivi al ’68, che hanno gentilmente condiviso con me i loro ricordi. Quella di don Milani è una figura che mi ha sempre attratto, e la descrizione del personaggio di don Guglielmo è stata per me una bella occasione per approfondirne la conoscenza.

 

La descrizione di Montuoro e del suo circondario è davvero realistica ed efficace: si è ispirata a un borgo reale in particolare?

Montuoro è un luogo immaginario, che riunisce caratteristiche di vari paesi della Sicilia. La cattedrale, per esempio, si rifà a quella di Cefalù, così come il lungomare e le strade che vi conducono. Malgrado non fosse mia intenzione, però, credo che alla fine sia stata proprio Noto, la mia città, a prendere il sopravvento.

La Sicilia di Cristina Cassar Scalia e il suo “Le stanze dello scirocco”

Di sicuro nel 1968 esisteva un forte divario tra la vita di una ragazza centrosettentrionale e una siciliana, ma oggi come stanno le cose? La globalizzazione ha cancellato le vecchie usanze, oppure resistono ancora, almeno in parte?

Una ragazza siciliana oggi vive esattamente come le sue coetanee centrosettentrionali, ma il processo che ha portato al cambiamento non si è risolto di certo nell’arco di pochi anni. Credo di non esagerare nel dire che solo vent’anni fa, nei paesi più isolati del centro Sicilia la mentalità della gente fosse ancora distante da quella attuale. Ma oggi, dopo anni di televisione, e poi di Internet, e poi di social network… le vecchie usanze sono quasi scomparse. Le ragazze più giovani che si troveranno a leggere Le stanze dello scirocco potrebbero anche far fatica a comprendere le consuetudini cui la protagonista deve adeguarsi, quelle regole ataviche che animavano la società siciliana nel 1968 e di cui adesso non è rimasto che un ricordo sbiadito.


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Commenti

Dalla presentazione mi sembra un libro ricco di spunti interessanti. Potrebbe andare ad arricchire lo scaffale che ho dedicato a libri che parlano della Sicilia.

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