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“La rosa selvatica” di Jennifer Donnelly

Jennifer Donnelly, La rosa selvaticaA circa dieci anni dall’uscita del primo romanzo della serie, I giorni del tè e delle rose, si chiude con il terzo titolo, La rosa selvatica (trad. di S. Caraffini, Sonzogno editore), a relativa poca distanza dal secondo, Come una rosa d’inverno, la trilogia tra il romantico, lo storico e il sociale dell’autrice inglese Jennifer Donnelly, già nota come scrittrice per ragazze e ragazzi di libri comunque mai banali e scontati, basati su ricostruzioni storiche fedeli e su personaggi a tutto tondo, interessati e ricchi di sfaccettature.

Purtroppo, nel nostro Paese il romanzo storico al femminile viene ancora considerato un genere di serie B, mal scritto, melenso e scontato: nel tempo, le cose stanno cambiando, grazie appunto ad autrici come Philippa Gregory, Tracy Chevalier e anche Jennifer Donnelly, che nei suoi tre libri parla certo anche d’amore (mai in maniera scontata e stereotipata), ma anche di problematiche sociali, di sindacati e lotte per i diritti dei lavoratori, di femminismo, di criminalità, in quella pagina storica essenziale che è stata tra Otto e Novecento, con l’inizio prepotente della modernità in tutti i suoi aspetti, la nascita di nuove istanze sociali e il perdurare di ingiustizie vecchie come il mondo che trovavano nuovi spunti.

La protagonista di I giorni del tè e delle rose era Fiona, ragazza povera che diventava commerciante di tè e spezie nella Londra sconvolta dai delitti di Jack lo squartatore, in Come una rosa d’inverno si raccontava, invece, la storia di India, una delle prime donne medico, dedita ai più poveri, mentre in La rosa selvatica l’eroina diventa Willa, esploratrice e alpinista, resa parzialmente invalida da un incidente in montagna, che si allontana dalla sua famiglia e dai suoi affetti, isolandosi tra deserti e vette, in cerca di un’autodistruzione lontana dal suo amore Seamie.
La Grande Guerra verrà a bussare alla sua porta e alla porta di tutti gli altri protagonisti del romanzo, spie, suffragette, sindacalisti, criminali, militari, in una storia decisamente lunga ma mai noiosa, ricca di colpi di scena, tra fantasia e realtà, Storia e invenzione, con al centro una pagina cruciale partendo da punti di vista diversi e da Paesi come quelli arabi, allora come oggi al centro degli equilibri di forza.
Da segnalare, accanto a personaggi d’invenzione ben descritti e tratteggiati, la presenza di figure storiche, come Lawrence d’Arabia, amico e compagno d’avventure di Willa, ancora oggi leggendario, l’ultimo avventuriero romantico occidentale e il primo che capì che c’era bisogno di un dialogo tra mondi diversi. Dialogo che fu interrotto dalla sua prematura scomparsa.

La rosa selvatica è, come e ancora di più dei due libri precedenti, un romanzo che sa incatenare, che si divora e poi si è dispiaciuti di aver finito, tra avventura, amori, passioni, colpi di scena, dolori e gioie, e si dimostra vincente la scelta di un’eroina non certo perfetta e senza macchia come Willa, molto moderna anche nelle sue debolezze, omaggio a tutte le donne che la Storia ha dimenticato e che fecero imprese, sportive, di guerra e di esplorazione.

A questo punto non resta che attendere le prossime fatiche di Jennifer Donnelly, sperando che non dimentichi i tratti del suo stile, la grande attenzione per le donne e gli uomini, la ricostruzione storica, l’idealismo e la narrazione di idee e passioni di tutti i tipi. Ma davvero un quarto capitolo con una figlia o nipote di Fiona, India o Willa durante la Seconda Guerra Mondiale non vorrebbe scriverlo la nostra autrice?

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