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La ricerca di giustizia non deve essere mutevole. “Atti relativi alla morte di Raymond Roussel” di Leonardo Sciascia

La ricerca di giustizia non deve essere mutevole. “Atti relativi alla morte di Raymond Roussel” di Leonardo SciasciaNessuna trama, nessuna presentazione di RaymondRussel, che entra in scena già cadavere senza un passato e senza un futuro, tranne quelle poche informazioni ritenute utili alle indagini.

Sessanta pagine in Atti relativi alla morte di Raymond Roussel, Adelphi edizioni, in cui Leonardo Sciascia descrive la breve inchiesta, con frasi essenziali e parole efficaci, dirette, per mettere in risalto la sommarietà delle indagini ed insinuare il dubbio nelle conclusioni addivenute.

Un linguaggio quasi ermetico, ma non per alludere a uno stile difficile e chiuso, quanto per dire che la parola è regina, essenziale, eppure funzionale al fatto, alla scoperta di un cadavere e alla sua inchiesta.

L’azione inizia nel Commissariato di P.S. di Palermo. È il 14 luglio del 1933, arriva un telegramma indirizzato all’ill.mo signor Primo Pretore e all’ill.mo signor Questore:

«Verso le ore dieci circa di stamani il facchino Antonio Kreuz dell’Hotel des Palmes, recatosi nella camera N. 224 occupata dal suddito francese Ray mond Roussel, nato a Parigi il 20-1-1877, constatava che il predetto giaceva cadavere supino coricato su un materasso collocato a terra... Il Roussel trovasi piantonato in attesa dell’accesso di V.S. Illma. Riservo ulteriori comunicazioni».

 

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Successivamente, il riflettore si sposta nella stanza n. 224 dell’Hotel des Palmes, dove si è recato il dottor Michele Margiotta, pretore della IV sezione, per poter esaminare la scena del crimine e raccogliere le prime testimonianze. Egli redige dapprima un verbale di sommarie informazioni descrivendo la stanza d’albergo, il cadavere, gli oggetti, i medicinali, non dando rilievo a tanti altri elementi e talvolta sbagliando nomi e cose: «Questa distrazione del cancelliere della Regia Pretura ci riempie di stupore più del cielo stellato sopra di noi»; di poi passa ai verbali di istruzione sommaria e vengono ascoltati il facchino Antonio Kreuz e il cameriere Tommaso Orlando, che da circa un mese servivano il signor Roussel, il direttore dell’albergo Leopoldo Serena, il medico professor Michele Lombardo che ha constato il decesso e aveva curato Roussel in altre circostanze, la madame Charlotte Fredez, da circa ventitré anni convivente col signor Roussel Raymond, pur non avendolo mai sposato e, infine, la cameriera Dora Chierici.

È presente anche il perito il dottor Federico Rabboni, che a conclusione del suo esame, stabilisce:

«Il suddetto Roussel, ritengo che sia deceduto per morte naturale, probabilmente causata da una intossicazione da narcotici e sonniferi rinvenuti in grande quantità nella stanza, per cui ritengo inutile l’autopsia».

La ricerca di giustizia non deve essere mutevole. “Atti relativi alla morte di Raymond Roussel” di Leonardo Sciascia

Nessuna trama particolare, eppure nella vita di Raymond Russel c’era abbastanza intrigo da poter sviluppare in un romanzo, nessuna descrizione di un paesaggio eppure siamo nella bella Palermo estiva, perché? Perché Sciascia ha voluto concentrarsi sulla refrattarietà con cui è stato condotto questo caso, lasciando il lettore incredulo ed in uno stato di sconcerto?

È necessario fare un passo indietro per introdurre, brevemente, Raymond Russel e il contesto storico in cui si svolgono i fatti, di non poco rilievo.

Raymond Russel, scrittore francese (Parigi 1877 – Palermo 1933), non abbastanza apprezzato dai suoi contemporanei, ha adottato un originale metodo di scrittura, che consiste nel raccontare una storia immaginaria partendo da due frasi quasi identiche ma di significato diverso. Inoltre, bisogna riconoscergli l’assunzione di uno stile di vita eccentrico, ispirato al dandismo francese dell’epoca.

Siamo nel 1933, in pieno regime fascista e la superficialità per chiudere in fretta l’indagine risponde alla «regola fascista, cui la polizia e la magistratura alacremente sottostavano, di mettere sotto silenzio tutti quei casi in cui il tedium vitae assurgesse a tragici esiti».

È evidente quindi come, in uno Stato non di diritto, la corruzione si insinui e strisci anche fin dentro il tempio della giustizia, dissacrandola.

Molte delle opere di Sciascia mostrano un desiderio di giustizia, in una società corrotta dalla mafia, dalla politica, dall’uomo. In questa direzione va anche Atti relativi alla morte di Raymond Russel.

La ricerca di giustizia non deve essere mutevole. “Atti relativi alla morte di Raymond Roussel” di Leonardo Sciascia

A nulla sarebbe servito parlare del de cuius nel racconto o arricchirlo con descrizioni paesaggistiche, perché protagonista del breve libro non è Raymond Russel, non è Palermo nel giorno di Santa Rosalia del 1933, né il pretore dottor Michele Margiotta, ma la vera protagonista è l’assenza di giustizia e nel contempo la sete di essa, che traspare in ogni errore dell’inchiesta che Sciascia evidenzia.

La giustizia al servizio del regime, della politica corrotta o della malavita rappresenta la fine di qualsiasi Stato o convivenza civile. Perdere fiducia nella giustizia segna il tramonto dei valori assoluti e dei diritti inviolabili dell’uomo.

 

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Il libro ci lascia un messaggio molto forte: Sciascia individua le criticità non per una mera denuncia della superficialità con cui è stata condotta l’inchiesta, ma per instillare nel lettore la ricerca di giustizia, che non è chiedere giustizia, perché in quest’ultimo caso si rinvia a un atteggiamento più remissivo, quasi passivo, ma cercare giustizia significa essere parte attiva di essa.

La giustizia non ci viene data dall’alto, la giustizia è fatta di ogni atto giusto che ognuno di noi compie nel quotidiano, cercare giustizia deve essere un principio universale, uno dei valori fondamentali dell’uomo, così da non mutare con i costumi del tempo o della politica.

Dopo molti anni dalla sommaria inchiesta sulla morte di Raymond Roussel è confortante che questo libro riesca ancora ad assordare. La ricerca della giustizia non deve essere mutevole.


Per la prima foto, la fonte è qui.

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