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La Puglia allo specchio – Uno spettro in pizzeria

EroinaCi sono giornate durante le quali Bari assume i tratti di un città fantasma: la pioggia, il freddo, un vento leggero che scuote appena le nuvole e qualche ammasso di cartacce per terra, luci spente e nessuno a girar per strada. In questa scenografia ossificata e triste si muove Dino, un ex spacciatore di eroina che di mestiere fa il cameriere.

Smilzo, segnato dalla droga, alto quanto basta per non definirlo basso, Dino si muove tra i tavoli di una pizzeria senza entusiasmo, con il cuore colmo di rimpianti e una vita piena di debiti.

– Sai quanto ci metterò a saldare il mio debito?
– Ma quando l’hai accumulato?
– Mi sono fatto di quella merda da quando avevo quattordici anni. I miei non erano ricchi, ma io volevo farmi perché l’ero mi faceva compagnia.

Quanta verità in questo relitto irrecuperabile. L’eroina ha arricchito la mala barese (Savino Parisi per primo) colmando vuoti personali e indicibili angosce di una generazione debole.

– Non avevo amici, ma colleghi di buco. Ci vedevamo nello scantinato di uno di Japigia e ci facevamo tutta quella merda. Una volta uno è andato in coma.
– Ma quanto ti costava?
– Un botto, risponde tirando su col naso.
– Quanto?, insisto.
– Una volta sono arrivato a spendere dieci milioni in un mese. I miei erano impazziti!

L’eroina ha piegato famiglie intere, ha ingrassato i forzieri di Savinuccio prima e dei suoi usurai. Il boss ci guadagnava due, tre volte…

– E come ne sei uscito?
– Grazie a un prete. Mi ha preso dalla strada, ai miei non gliene fregava niente di me. Mi hanno pure denunciato per furto… Sono stato dentro, ma non ti credere, là era peggio. Mi facevo più di prima, ma non potevo pagare, allora quelli sono andati dai miei e gli hanno detto che dovevano pagare. Quando sono uscito mio padre mi ha tolto il saluto e mia madre mi ha detto che quei soldi che avevano preso in prestito li dovevo restituire io.
– Per questo lavori, adesso?
– Sì. Io non sono uscito dal giro… cioè, non mi faccio più, ma devo dargli tutti i soldi.
– Sennò?

Il vizio ha i suoi costi, a quei tempi altissimi perché la domanda di eroina saliva ogni giorno, e la città era coperta da una chilometrica coltre di polvere bianca.

– Sennò se la prendono coi miei. Io ho sbagliato e io devo pagare.

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EroinaC’è un posticcio senso di colpa, nella voce di Dino: un sentimento falsamente acuto. Dino risponde deferente ai clienti della pizzeria – bocche sane e pance grasse – senza battere ciglio, raccoglie le comande, corre verso la cucina, le porge al pizzaiolo, poi torna in sala. Fa un lavoro, e si direbbe che questo è già un riscatto, però a guardarlo negli occhi non si scorge vita, ma un lento approssimarsi a una morte intima e dolorosa. Terminata la pizza esco, lo aspetto fuori perché voglio chiacchierare ancora un po’. Mi raggiunge dopo un quarto d’ora, fumiamo una sigaretta.

– Quanto gli devi dare, ancora?, gli domando.
– Trentamila euro. Non so come fare. Qua mi danno quattrocento euro al mese…
– Non ce la farai mai.

Alza le spalle come un qualunque dannato. Non ha via di scampo.

– Non puoi cercare altrove?
– Vorrei andarmene fuori, in Svizzera, ma là appena mi vedono capiscono che mi facevo e non mi prendono, risponde.

Abbiamo finito la sigaretta, ci salutiamo. M’incammino verso Carrassi. Devo attraversare tutto il Libertà, il centro, la stazione. Devo immergermi nella desolazione invernale barese, passeggiando come uno spettro anch’io. Ripenso alla vita di Dino e non riesco a commuovermi: ha sbagliato e sta pagando il suo debito. Come lui in tanti si sono fatti ingurgitare dall’eroina e digerire dalla mala, in tanti, a quei tempi, hanno consumato velocemente la loro giovinezza nel buco. Mentre cammino mi passa accanto un ragazzetto partorito dal grande grembo barese: ha il volto sano, una vita davanti, e tentenna il capo sorridendo chiuso nella musica del suo Ipod. Questa città mi stupisce sempre, quando meno me l’aspetto, e qualche volta mi fa dimenticare le pene di tanti relitti.

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Commenti

E' vero, Dino oggi è un "dannato" perchè si e' reso colpevole avendo fatto uso personale di droga, quella che fa veramente tanto male, sperperando le già precarie risorse economiche della sua famiglia che oggi si trova a pagare un debito.
IOggi però è diventato consapevole della sua triste situazione nella quale ha coinvolto i genitori e mi sembra abbia manifestato volontà di uscirsene completame dal perverso giro che la droga comporta.
Tale redenzione non avviene nella controparte , cioè in colui il quale è il vero responsabile di tale reato e ha permesso che accadesse tutto ciò!
Sarebbe, quindi, auspicabile dare a Dino una seconda possibilità, fornire strutture competenti presso le quali chiedere aiuto, perchè l'amore nelle cose si basa soprattutto (a mio parere) sulla solidarietà umana!
Speriamo che ce la faccia Dino!

non so se dino ce la farà, ma so che non deve farcela il parisi, rita.

Appunto Leo , è l'esatta interpretazione di quello che ho detto su.
Spero che Dino ce la possa fare e persone come il Parisi possano essere combattute con ogni forza!

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