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La Puglia allo specchio: Turi e il cemento

La Puglia allo specchio: Turi e il cementoAppartamento di 50 mq… 60mila euro. 74mq più box auto a partire da 100mila euro. 3 livelli, garage, 4 vani, doppi accessori, mansarda, terrazzo, pannelli fotovoltaici, 235mila euro.

Poco più di mille euro al metro quadro, box auto, libere, accessoriate, pronta consegna a Turi. Non il siculo diminutivo di Salvatore, ma il nome di questo paese di poco più di tredicimila abitanti. Dista da Bari trenta chilometri, attraversando la statale per Taranto (quella delle prostitute) e ciliegeti storici, i migliori d’Italia. Turi non è un paese comune, perché qui le case in vendita e quelle in fitto sono le meno care della Puglia. C’ho abitato per qualche mese, attratto da alcuni amici ai quali mi accomuna la passione per la politica e la verità. Quando arrivavo da Bari, in primavera, passavo tra mandorli e ciliegi in fiore, distese bianche e rosa come la maglia del Palermo, superavo un curvone e mi trovavo sul viale che porta dritto dritto al carcere dove fu rinchiuso Gramsci. Per un barese Turi è un dormitorio indifferente, dove anche la spesa di far su e giù ogni giorno è ammortizzata dai prezzi bassissimi delle case. In poco meno di dieci anni la popolazione è cresciuta, ma non fino a giustificare l’accumulo di cemento che qui più che altrove sta soffocando il paese vecchio.

 

– Vieni a vedere dove stanno i cantieri, mi dice un mio amico, e parto da Bari.

 

Il 14 marzo scorso hanno sequestrato oltre cento appartamenti e locali commerciali, cantieri, terreni, ville, sei società edilizie e ventisei conti in banca che appartenevano ai clan Mangione, Gigante e Matera di Gravina. Quasi cento milioni di euro! È la seconda volta in meno di due anni che la mafia della Murgia vede confiscati immobili a Turi. Ma qualcosa è cambiato, perché tra i beni requisiti c’è una villa a Corigliano Calabro, un immobile a Monfalcone e uno a Gallarate: luoghi dove la ‘ndrangheta è penetrata e si è diffusa controllando gran parte dell’economia locale.

 

– Com’è che fanno a costruire dappertutto?

– Non hai visto ancora niente!

 

Con l’automobile ci spostiamo dal centro verso la periferia. Serpeggiamo tra vecchie strade di campagna ancora male asfaltate (Strada la Quacquera, via Cristoforo Colombo), vie che portavano a Gioia del Colle, ad Acquaviva. Palazzi a cinque, sei piani, dove un tempo c’erano ruderi in pietra, rimesse per gli attrezzi, piccole masserie. muli e vacche. Questo era uno dei centri della civiltà contadina della Puglia, dove la ciliegia ha fatto economia per decenni prima che i grossisti cominciassero a imporre i prezzi a loro piacimento per riempire i cioccolatini Mon Chéri. Poi i Turesi sono spariti, inghiottiti dalle miniere del Belgio e dalle fatiche del Lussemburgo. I figli dei braccianti hanno abbandonato la terra e le loro case, svuotato la cittadina lasciandola facile preda degli interessi delle mafie del mattone della provincia di Bari. Davanti alle ville vuote, colonne e cancelli. Dietro le finestre chiuse dei palazzi, il vuoto.

 

– Non ci abita nessuno. Nessuno! E continuano a costruire, a costruire… Ma dove vogliono arrivare, a Conversano?

 

Siamo su una piccola lama, dietro un enorme caseggiato. Una verde distesa d’erba gelata si stende sotto i nostri piedi. Anche qui, dove non si può, volevano costruire i Mangione. Mentre camminiamo sulle pietre ammassate dei vecchi muretti a secco abbattuti dalle ruspe, un giovane in tuta ci raggiunge.

 

– C’è qualche problema?

 

Non è un malvivente, ma lo turba la nostra curiosità davanti al suo portone di casa. Qui tutti sanno cos’è accaduto. Tutti temono che il loro appartamento possa essere stato costruito da una società di mafia. Partiamo un po’ turbati per un altro pezzo di paese. Siamo vicino al cimitero, sempre in campagna. Da queste parti è stata chiusa una scuola edificata su una gravina. Qui, tra campi e vigneti, si ergono palazzi e un supermercato Lidl: l’unico servizio, se così si può chiamare, della zona. Non arriva l’asfalto e i bambini che ci abitano sono costretti a giocare carcerati nei condomini. Anche qui hanno sequestrato. Tra un palazzo e l’altro, vuoti come denti caduti, i cantieri, i pilastri eretti delle fondamenta, gli escavatori fermi come ossuti dinosauri esposti in un museo di storia naturale. Il mattone sembra volersi espandere senza soluzione di continuità fino a Casamassima, o invadere le campagne di Conversano estirpando le vigne, gli ulivi, cancellando la terra come un desolante avviso di disfatta.

 

– Ma perché non fate qualcosa?

– Stiamo vedendo di avere un Pug serio. Sono due amministrazioni che ci proviamo, ma non è facile.

 

Già. Al Nord come al Sud non è sempre facile ricevere da un’amministrazione uno strumento che limiti l’edificazione selvaggia, che interrompa gl’investimenti mafiosi. Ci sono vecchi quartieri vuoti, abitati soltanto dagli anziani genitori degli emigranti. Su quelli incombe la minaccia del mattone e della mafia. I primi segnali sono evidenti.

 

– Guarda qui.

 

Un angolo dove pochi anni fa c’era una palazzina a due piani adesso è occupato da un palazzo di cinque ancora invenduto. Tutto intorno il silenzio, il farsi della sera nella preoccupante noncuranza di un paese senz’anima. Mi passo le mani tra i capelli. Vorrei andare dal sindaco a chiedere giustizia, affrontare gli uffici tecnici e domandare perché sono state date concessioni edilizie in aperta campagna, ma il mio amico mi strattona, m’invita a parcheggiare e mi porta nel piccolo borgo antico di Turi.

Poco dopo un anonimo ristorante a tre piani ricavato da un bel palazzo, sulla destra, in una via poco distante dal Comune, è crollata una palazzina di qualche centinaio d’anni.

 

– Per fortuna non passava nessuno, dice sospirando mentre comincia a piovere.

 

Per fortuna, sì, perché la beffa di una tragedia, almeno quella, proprio non ci vuole.

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