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La promozione alla lettura e la scuola

Promozione alla lettura nella scuolaArticolo di Stefano Verziaggi e Simonetta Bitasi pubblicato nella Webzine Sul Romanzo n. 3/2013, Le tentazioni della cultura.

S.V.: Cara Simonetta, possiamo riprendere la nostra chiacchierata sulla promozione alla lettura da dove l’avevamo lasciata. La scorsa volta, abbiamo cercato di introdurre il tema che tanto ci sta a cuore, legati in parte ai nostri lavori, sebbene così diversi; poi, come un vortice, l’abbiamo allargato a molti altri aspetti, forse più generali, ma che ci hanno permesso di creare il terreno da cui partire. Vorrei con te riflettere ora su un punto da cui si potrebbero riprendere le nostre considerazioni: qual è l’età in cui si comincia ad essere più ricettivi alla promozione alla lettura?
In genere, nei bambini esiste una curiosità primigenia verso la realtà che li circonda, che include ovviamente anche la lettura. Se in da piccoli sono immersi in un ambiente ricco di libri, se la mamma e il papà leggono loro delle favole, io credo avranno uno stimolo in più per prendere in mano un testo in modo autonomo quando saranno più grandi. Forse non si riflette abbastanza, però, anche sull’aspetto imitativo dell’apprendimento nelle prime fasi della vita: i bambini nei primi anni imparano per esperienza, copiando dagli adulti di riferimento i loro comportamenti, magari anche solo sciommiottandoli senza rendersene conto. Ad esempio, mettono in bocca il cibo con la forchetta, anche se non sono ancora capaci e non hanno ancora adeguatamente sviluppato la manualità, perché vedono i genitori farlo; oppure at traversano una fase, nello sviluppo del linguaggio, in cui emettono lunghi suoni poco articolati per riprodurre le chiacchiere dei genitori. Se, dunque, i bambini sono abituati a vedere la mamma e il papà leggere, interpretano questa azione come un’azione positiva, che potrebbe portare loro delle ricompense se ripetuta. Ti sembra fuori luogo questa mia osservazione? Se è vera, c’è un modo a tuo avviso in cui possiamo intervenire?

S.B.: Il tema è davvero ampio e controverso. Certo, l’imitazione è importante, ma non così decisiva. Altrimenti i bambini sarebbero condannati o premiati dai gesti della famiglia in cui sono nati. E, per fortuna o purtroppo, non è così. Ma partiamo dall’età. Come ormai attestano molti studi autorevoli, si possono raccontare storie anche ai bambini ancora nella pancia della mamma. Per mia esperienza diretta, già piccolissimi riescono a seguire la musicalità di una storia anche senza comprenderla. Quindi, si possono avvicinare ai libri, prima di gomma e stoffa e poi di cartone, i bambini già dai primi giorni. Ci sono ottime proposte sul mercato. Su questo credo che siamo d’accordo; se porterà a farne dei lettori, non è sicuro. Diciamo che la cosiddetta promozione alla lettura dovrebbe essere una sorta di cupido, far incontrare il lettore giusto con il libro giusto e da lì poi è tutto in discesa. È importante che i bambini frequentino luoghi dove ci sono molti libri, come biblioteche, librerie. Poi che vivano il libro e la lettura come una pratica naturale e direi scontata della loro giornata.
Quindi, niente costrizioni per fare diventare il libro uno strumento di tortura, ma neanche esaltazioni mistiche che lo rendono magico e inavvicinabile.
La confidenza può in seguito arrivare dall’imitazione dei genitori, ma anche dagli insegnanti, dalla biblioteca, da un amico. Le vie della lettura sono infinite…

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