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La Primavera è una stagione inquieta

La Primavera è una stagione inquietaPrimavera. La stagione inquieta (Il Mulino, 2020) è il secondo volume di una tetralogia che lo storico e divulgatore Alessandro Vanoli ha intenzione di dedicare alle quattro stagioni. Il primo volume, Inverno. Il racconto dell’attesa è stato pubblicato, sempre da Il Mulino, nel 2018.

Cosa significa scrivere un saggio attorno a una stagione? Vanoli ce ne traccia una storia complessa e multiforme, che si snoda attraverso i millenni, in pratica a partire dalla nascita stessa del mondo, perché la primavera è, innanzitutto, il momento della nascita, o rinascita, per eccellenza: è il tempo in cui la natura si risveglia dopo il lungo torpore invernale, mentre piante e animali escono da una fase di letargo per dare vita da un lato alle fioriture che genereranno i frutti e daranno nutrimento agli esseri viventi, dall’altro alla stagione degli amori, da cui nasceranno le nuove cucciolate.

 

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Quando però si passa dalla preistoria alla storia, ecco che tutto cambia, perché da evento semplicemente naturale, la primavera, al pari delle altre stagioni, diventa un fenomeno anche culturale, di cui Vanoli analizza tutti gli aspetti possibili e immaginabili a partire dal mondo dell’antica Grecia.

Ci sono prima di tutto le divinità associate a questa stagione, che danno origine ai riti e alle feste di cui manteniamo il ricordo anche nel mondo contemporaneo, dalla Pasqua ebraica e poi cristiana a Calendimaggio. Ma col trascorrere dei secoli, la primavera assume sempre nuovi significati, soprattutto a partire dal Medioevo, quando diventa il momento in cui si dichiarano le guerre, e al tempo stesso quello in cui riprendono i viaggi sospesi nei mesi invernali.

La Primavera è una stagione inquieta

Si sviluppano ovunque orti e giardini, come fonte di cibo ma altresì come luoghi dove ritemprare il corpo e lo spirito: paradossalmente, più l’uomo si allontana dalla vita naturale, modificando il territorio in cui vive, più sviluppa il desiderio di ricreare artificialmente quel mondo naturale che in realtà modifica e altera in continuazione.

Da un tema all’altro, da un riferimento all’altro, utilizzando un linguaggio colloquiale e alla portata di tutti Alessandro Vanoli ci conduce lungo un percorso che tocca una serie di temi in apparenza molto diversi tra loro, ma uniti dal costante riferimento alla stagione primaverile. Se in ambito religioso il culto mariano nel mese di maggio sostituisce quelli delle antiche divinità, nel mondo artistico, a partire dal Rinascimento, la primavera diventa protagonista di molti dipinti, basti pensare alla celeberrima opera del Botticelli, e a molti altri di cui troviamo le riproduzioni in una sezione del libro.

La Primavera è una stagione inquieta

Non manca poi una panoramica di tutti quei movimenti politici e rivoluzionari nati in questa parte dell’anno e quindi passati alla storia proprio come “primavere”, da quella di Praga alle più recenti dei Paesi arabi, senza naturalmente dimenticare il movimento primaverile per eccellenza: il maggio francese del 1968, contemporaneo alla breve stagione di Praga.

 

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Il libro si conclude infine con una ricca e preziosa bibliografia, che offre al lettore una vastissima serie di titoli per chi volesse approfondire i tanti argomenti toccati nel corso dei capitoli precedenti. Primavera. La stagione inquieta è un saggio molto piacevole e soprattutto stimolante, perché obbliga il lettore a muoversi in una rete vastissima di collegamenti e riferimenti storici, artistici e letterari, ma riesce a farlo in un modo piacevole e leggero, così da poter essere apprezzato veramente da tutti.


Per la prima foto, copyright: Sergey Shmidt su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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