Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

14 scrittori famosi e le loro ultime parole

Come realizzare i propri desideri. I consigli di Bruce Lee

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

La potenza di un personaggio femminile. Intervista a Cristina Caboni

La potenza di un personaggio femminile. Intervista a Cristina CaboniLa stanza della tessitrice (Garzanti, 2018) è il quinto romanzo di Cristina Caboni, che dopo il fortunato esordio con Il sentiero dei profumi (Garzanti, 2014) ha continuato a offrire ai suoi lettori storie ricche di fascino, anche grazie agli scenari in cui sono ambientate: le sue eroine svolgono infatti lavori inconsueti, come creare profumi, allevare api, curare giardini o restaurare libri antichi, e questo le porta a muoversi in ambienti molto particolari.

Hanno in comune anche la provenienza da famiglie complesse, l'avere rapporti difficili con la propria madre oppure essere addirittura orfane, ma soprattutto la necessità di trovare una collocazione precisa, cosa che le spinge a interrogarsi sulle proprie origini.

Camilla, la protagonista deLa stanza della tessitrice, è orfana ed è stata allevata con amore da Marianne, la ricca proprietaria di una casa di moda milanese. Camilla è cresciuta fra tessuti e modelli, si è appassionata a quel mondo e si è rivelata col tempo un'abile stilista: tuttavia, quando Marianne ha annunciato la decisione di farla sua erede nella gestione della casa di moda, è fuggita altrove e si è costruita un nuovo, piccolo spazio personale a Bellagio, sul lago di Como. Non può però cancellare l'affetto e la riconoscenza che prova per Marianne, così che, quando la donna le chiede di aiutarla a far luce su un punto oscuro della propria storia familiare, Camilla lascia Bellagio periniziare una ricerca che la porterà fino a Parigi, sulle tracce della misteriosa stilista Maribelle, ma che le servirà soprattutto per capire come vuole gestire veramente la sua vita.

Per presentare il suo nuovo romanzo ai blogger milanesi, Cristina Caboni ha scelto un luogo intonato alla storia di Camilla: un'autentica sartoria, dove si è chiacchierato tra vecchie macchine da cucire, forbici, cartamodelli e spolette di filo colorato.

 

Desideri migliorare il tuo inedito? Scegli il nostro servizio di Editing

 

Perché il mondo della moda per questo nuovo romanzo?

Per me è stato difficile parlare di Sardegna, di contemporaneità e di moda senza cadere nei soliti cliché. Volevo prima di tutto presentare l'idea che un vestito che ti metti addosso ti deve per prima cosa far sentire bene, a prescindere da mode e tendenze.

Un anziano signore milanese che lavorava nella moda mi ha spiegato tutte le complesse questioni di questo mondo infinito, tanto che ho avuto momenti di panico perché non sapevo da quale parte affrontarlo.

Ho scelto il tema del vestito come emozione, come qualcosa che ti deve far sentire bene e deve essere fatto su di te: il vestito come una seconda pelle, con cui andare per il mondo perfettamente a proprio agio. Camilla pensa addirittura di recuperare gli abiti vecchi e riutilizzarli per creare nuovi modelli, salvandone il valore emozionale.

La società ci fa temere di essere esclusi e molte volte cerchiamo di adattarci, indossando capi che ci facciano sentire parte di un gruppo. Invece dobbiamo decidere da soli cosa ci piace avere addosso.

La potenza di un personaggio femminile. Intervista a Cristina Caboni

Questa storia è ispirata in parte alle sue bisnonne. Quanto le piace mettere il suo vissuto nei romanzi?

Non è solo il mio vissuto, ma sono anche certi segni, se la cosa non vi fa ridere. Quelle cose che ti accadono e che non hanno importanza per nessun altro all'infuori di te, ma ti lasciano un segno.

Qualche anno fa ho ricevuto in regalo uno scrapolario, fatto da una tessitrice: uno di quei sacchettini misteriosi, contenenti amuleti, immagini sacre o altro, che venivano cuciti all'interno degli abiti. Ho scoperto che quest’oggetto in realtà ha un'origine arcaica, ne sono stati ritrovati addirittura in Africa. Non è nato come oggetto religioso, anche se poi la religione se ne è un po' appropriata, e mi è piaciuto parlarne nel romanzo. Le mie bisnonne erano tessitrici, ma in Sardegna a quell'epoca tutte le famiglie avevano un telaio in casa e quasi tutte le donne tessevano. Si faceva per esempio il tessuto d'orbace, molto resistente e impermeabile.

 

I suoi libri celebrano sempre la figura femminile. Come riesce a dare vita ogni volta a una figura diversa, con un animo diverso?

Me lo chiedo anch'io! È una delle cose che un po' mi angoscia quando inizio ad avere un'idea per un nuovo libro, perché temo di aver già detto e scritto tutto. Ho paura di ricadere su dei temi che per me sono importanti e di ripetermi, per cui spesso tolgo tante cose. Però poi mi lascio trasportare dal personaggio e penso che avrà comunque una vita propria.

 

Nei libri precedenti ci ha insegnato tante cose sui fiori, sui mieli, stavolta ci parla dei tessuti. Che lavoro di ricerca ha fatto, e come ha scelto di abbinare ogni capitolo alla descrizione di un tessuto?

La ricerca è la parte che adoro, mi fa scoprire tantissime cose che poi magari non c'entrano con la storia. Pensi di sapere tanto e invece ti rendi conto di non sapere niente.

Non è solo una questione di assorbire quello che ti attira e ti interessa, perché poi devi metterti in gioco, trovando il ritmo della storia, le voci dei personaggi, e mettendo nel libro quello che ti ha colpito di più, ma che pensi possa piacere anche ai lettori.

La potenza di un personaggio femminile. Intervista a Cristina Caboni

I suoi libri sono tutti ambientati in mondi particolari. Quando inizia a pensare a un nuovo libro immagina prima l'ambientazione oppure il personaggio protagonista?

Il personaggio, perché è lui che comanda il resto: vive in un certo luogo, ha un passato, dei desideri e dei sogni, fa parte di un nucleo familiare. Poi la tematica va di pari passo, perché non posso scrivere un libro che parla di tessuti e di vestiti senza conoscere bene l'argomento. Quando mi metto a scrivere tutti gli elementi base devono essere già ben chiari.

 

Nel libro ci sono due storie parallele, quella di Camilla e quella di Maribelle. Come le ha costruite?

Ogni personaggio ha un suo perché. Ho pensato alla storia passata prima di quella contemporanea, perché il presente è sempre una conseguenza delle azioni passate. Camilla deve recuperate le tracce di chi è venuto prima di lei per andare avanti, per cui dovevo conoscere prima la storia di Maribelle.

 

Lei ha detto che tutto deve essere chiaro e organizzato prima di iniziare a scrivere. Le capita mai che poi, in sede di scrittura, qualcosa prenda il sopravvento e la storia cambi rispetto all'idea iniziale?

Mi capita che saltino fuori personaggi imprevisti, ma se hai già una struttura ben delineata prima riesci a gestirli, anche se è ovvio che non si riesce mai a controllare del tutto la scrittura.

 

Quanto tempo serve per arrivare dall'idea al libro?

Dall'idea possono passare anche anni. Dalla preparazione al libro un anno, più o meno.

La potenza di un personaggio femminile. Intervista a Cristina Caboni

Le capita di recarsi nei luoghi dove ambienta i romanzi?

Scrivo sempre da casa mia, non ho nemmeno uno studio ma giro qua e là col computer, soprattutto sotto il portico in giardino. Non ho una stanza tutta per me e non la voglio, perché mi terrebbe lontana dalla famiglia. Anche se m'interrompono, vivo comunque con la mia famiglia e non mi piace isolarmi. Vivo in Sardegna e muovermi da lì non è mai tanto semplice, ogni viaggio è sempre lunghissimo, ma mi capita di farmi raccontare i luoghi da altre persone, oltre all'aspetto visivo di un luogo mi piacciono altre sensazioni, come gli odori, i profumi.

 

Ha mai pensato di dare una storia propria a uno dei personaggi secondari dei suoi romanzi?

Ho questa tentazione con Monique, del Sentiero dei profumi, un personaggio diverso dalla protagonista Elena, che è rimasto in sospeso, con delle situazioni irrisolte, perciò non posso escludere che, magari, un giorno questa storia possa venire alla luce.

 

Vuoi collaborare con noi? Clicca per sapere come fare

 

Non ha mai pensato a un romanzo con un protagonista maschile?

Mi hanno molto sgridato perché le mie protagoniste forti sono sempre donne... Forse sì, però per adesso non è ancora arrivato il momento giusto: bisogna avere degli strumenti di empatia, essere scrittori veramente capaci per generare un protagonista dell'altro sesso. Io sono una donna e mi viene istintivo raccontare di donne. Dovrei fare un lavoro più approfondito, ma sopratuttto capire se mi piace. Gli uomini che ho messo nei miei romanzi finora mi sono piaciuti, anche se qualcuno magari l'avrei strozzato.

 

C'è un personaggio in questo libro a cui è particolarmente legata, e perché?

Mi sento legatissima a Caterina, di cui m'incanta il fatto di riuscire a essere sempre positiva, a trovare il bello in tutto. Ci sono persone capaci di gioire di quello che hanno e lei è così. M'incuriosiscono anche i personaggi meno positivi, compresa Marianne che non è una donna generosa con gli altri.

La potenza di un personaggio femminile. Intervista a Cristina Caboni

E a chi si sente più affine, tra tutte le sue protagoniste femminili?

Clarisse, la protagonista di La rilegatrice di storie perdute(Garzanti, 2017) forse perché ama i libri in un modo quasi disperato. Non si fa fermare da nulla, anche se tutto sembra contro di lei trova comunque la sua strada.

 

Qual è il suo rapporto con i ricordi, visto che nei suoi libri sono spesso importanti, mentre stiamo andando verso la "smaterializzazione" di tutto, a partire dalle fotografie che nessuno stampa e conserva più?

Io sono molto legata agli oggetti perché molti sono ricordi, sono legatissima alla scrittura a mano che utilizzo per la prima struttura dei miei libri e sono sicuramente fuori moda. Però mi rendo conto che questo fenomeno preoccupante della "smaterializzazione" sta generando reazioni di gruppi e persone, che si ritrovano proprio per dare un significato alle cose, dalla scrittura a mano al recupero di oggetti e tradizioni. Rifacendo certe cose ci rendiamo conto che sono indispensabili: scrivere a mano, ad esempio, ti offre un controllo differente di quello che scrivi.

 

Gli scrittori che porta nel cuore?

Simonetta Agnello Hornby, Donna Tart e poi la coppia Preston e Child, di cui adoro i gialli fantasiosi della serie Pendergast.


Leggi tutte le nostre interviste a scrittori e scrittrici.

Per la prima foto, copyright: Brooke Cagle.

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (1 vote)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.