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La poesia abita nei luoghi più inaspettati. “Volgograd” di Luigi De Pascalis

La poesia abita nei luoghi più inaspettati. “Volgograd” di Luigi De PascalisOgni libro è una nuova avventura e Volgograd. Storie di ordinaria periferia di Luigi De Pascalis (La Lepre edizioni) è davvero un viaggio poetico e avventuroso dentro la periferia di una città dalla storia millenaria – e che nasconde ancora tanti segreti – e dentro i luoghi dell’animo umano.

Un viaggio lungo un anno, attraverso il quale il lettore si confronta con il passare delle stagioni, quelle astronomiche e quelle della vita. Scene di una quotidianità che potrebbe essere quella di ognuno di noi. Eppure, quando certe cose le leggiamo, assumono un altro valore, un altro significato.

Luigi De Pascalis ci ha abituato a mondi fantastici, con i suoi precedenti romanzi. Qui, di fantastico non c’è nulla. C’è solo la dura realtà. Mi piacerebbe molto poter chiedere a questo elegante autore il perché di questo cambiamento; perché abbia sentito il bisogno di tornare a un mondo più concreto, tangibile. Ripensandoci, però, già con Notturno bizantino (candidato al Premio Strega nel 2016 e vincitore del Premio Acqui Storia 2016) De Pascalis ci aveva raccontato il mondo vero: attraverso un romanzo storico ci parlava del mondo di oggi.

 

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Uno scrittore che scrive ciò che vede, senza abbellimenti, e spera che l’arte riesca a riscattare la realtà. Questo è ciò che fa il protagonista di questo romanzo attraverso le sapienti parole di De Pascalis. E, secondo me, lo fa proprio benissimo.

L’intreccio dei suoi ricordi e delle vite dei vicini di casa e di tutti coloro che hanno fatto parte della sua esistenza non è altro che una riflessione sulla nera poesia della vita. E così Rita, Chiara, Aldo e Maria, Amir, Mariam, Biagio e Rosa, don Fernando, e tutti gli altri con loro entrano nelle pagine della nostra vita, per raccontarcela e aiutarci a capirne le priorità.

La poesia abita nei luoghi più inaspettati. “Volgograd” di Luigi De Pascalis

Tante cose mi hanno colpito, di Volgograd. Storie di ordinaria periferia, ma ci tengo a sottolineare la tenerezza con cui De Pascalis ci racconta del suo amico Artù: con poche parole, efficaci, riesce a descriverci la nostalgia della solitudine.

E come Ciro, il cardellino, non riesce (o non vuole) spiccare il volo, anche noi, come la semplice umanità che popola questo romanzo, difficilmente ci stacchiamo dalle nostre convinzioni e convenzioni, dai nostri piccoli mondi fatti di certezze. Belle o brutte che siano. E ogni cambiamento sembra una rivoluzione inaffrontabile o solo una mera illusione.

«Difficile immaginare che anche a Volgograd, da qualche parte, abiti la poesia», scrive De Pascalis. E questa poesia lui riesce a tirarla fuori con maestria, con tanta grazia.

Tante storie, tanti luoghi, che sembrano staccati gli uni dagli altri ma che, alla fine, si ricongiungono. Le vite anonime di Volgograd si collegano inesorabilmente tra loro per scoprire, in conclusione, che quella distanza tra le persone, quel cercare sempre di ignorarsi, è inutile. In qualche maniera, le nostre esistenze si collegano, si sfiorano, si intrecciano. I personaggi di De Pascalis compongono una periferia romana degradata e degradante, un po’ come aveva fatto, con ben altri toni e stile, il Vittorio Giacopini di Roma (Il Saggiatore, 2017).

La poesia abita nei luoghi più inaspettati. “Volgograd” di Luigi De Pascalis

Come ci racconta lo stesso autore in questa interessante intervista dedicata al suo La pazzia di Dio e alla relativa trilogia, De Pascalis ha una formazione da pittore (la copertina e le immagini contenute nel libro sono sue). Ed è proprio questa la prima cosa che mi ha colpito, in Volgograd: il romanzo sembra un susseguirsi di ritratti, di tavole di pittore, di schizzi che prendono forma nella nostra mente, e ci raccontano la vita non attraverso le immagini, ma attraverso un disegno fatto di parole.

 

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Un finale che sorprende, e che inizialmente mi era parso quasi fuori luogo. Poi, riflettendo, ne ho capito la valenza. «A vivere si scorda il motivo per cui si vive», si legge in questo romanzo. Ed è forse proprio questo che vuole trasmetterci De Pascalis con Volgograd. Storie di ordinaria periferia: la poesia va cercata anche nei luoghi dove difficilmente si pensa di trovarla; magari anche dentro se stessi.


Per la prima foto, copyright: Joshua Earle.

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