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La pesante leggerezza del viaggio. “Il treno di cristallo” di Nicola Lecca

La pesante leggerezza del viaggio. “Il treno di cristallo” di Nicola LeccaUno dei pregi del Treno di cristallo, l’ultimo romanzo di Nicola Lecca (Mondadori), è che la trama del libro si può sintetizzare in poche righe. È la storia di Aaron Ancic, un diciottenne che compie un viaggio lungo l’Europa dell’Est per scoprire la verità su suo padre e se stesso.

I poli di questo percorso sono Broadstairs, la cittadina inglese che ospitò Charles Dickens e che gli ispirò uno dei suoi romanzi più maturi e misteriosi, Casa desolata, e la capitale della Croazia, Zagabria, dove il romanzo incomincia inquadrando uno scorcio dell’adolescenza del padre di Aaron, il famoso pianista Borna Ancic.

Le tappe sono altre città europee, per fortuna quasi tutte fuori dalle rotte più battute del turismo di massa: Dover, Amburgo, Praga, Bratislava, Lubiana, ognuna delle quali donerà o sottrarrà ad Aaron qualcosa. Un briciolo d’esperienza, una delusione, un ripensamento, una perla di saggezza.

«Il quartiere di Nové Mesto, nella città nuova, è tutto un fiorire di palazzi dalle facciate sorprendenti. Lungo la via Jungmannova, la composizione degli edifici spazia dalla grossolana pesantezza del Palazzo Adria alla leggerezza del Liberty più floreale. Molti negozi sono sfitti, in altri si vende l’assenzio. Spesso compaiono nomi francesi. Ci sono la drogheria turca Les Amis e l’ostello Le Papillon, che della grazia d’una farfalla non ha proprio nulla. […] Di passo in passo, di metro in metro, Aaron rimane sorpreso da questa città, ferita ma non distrutta dalle bombe dei conflitti mondiali, e talmente ricolma di meraviglie che ce n’è fin troppa.»

 

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Il treno di cristallo del titolo, in questo nuovo romanzo di Nicola Lecca, è probabilmente metafora del viaggio: come le navi in altre epoche e altre epiche.Il treno come esperienza, come strumento da usare per farsi guidare, ma anche come possibilità e ipotesi da utilizzare per smarrirsi.

La pesante leggerezza del viaggio. “Il treno di cristallo” di Nicola Lecca

Non è un caso che, più di una volta, Aaron si trovi in una situazione nuova e potenzialmente pericolosa per lui, ragazzo di origine croata, cresciuto in Inghilterra senza padre, che lavora in una gelateria italiana e vive con una madre iperprotettiva che tira avanti a forza di psicofarmaci. Un ragazzo che nel giro di pochi giorni attraversa quartieri, sobborghi, alberghi e si ritrova faccia a faccia con modi di vivere e situazioni ignote, a volte scabrose o la cui via d’uscita lo pone sempre davanti a una scelta etica, a una scelta che potrebbe condizionare il suo futuro, ma da cui riesce a venir fuori sempre indenne: con qualche cicatrice morale in più, che però gli servirà per puntellare e costruire il suo futuro di uomo limpido.

«Aaron resta immobile. Il primo pensiero che gli passa per la testa è quello di scappare. Ma è paralizzato dalla paura. In che pasticcio si è cacciato? E come farà a uscirne?»

 

Nonostante tutto, nonostante il viaggio sia occasione di stupore ma soprattutto di smarrimento, Aaron riesce a proseguire nel suo itinerario e, di città in città, di ostello in ostello, a raggiungere lo studio dell’avvocato Porcic, che toglierà il sigillo dal testamento del padre che non ha mai conosciuto, e consegnerà ad Aaron le chiavi del suo avvenire e del suo passato.

La pesante leggerezza del viaggio. “Il treno di cristallo” di Nicola Lecca

Storia lineare, con alcune sottotrame che vengono costruite come affluenti dell’alveo principale del romanzo (prima fra tutte, la storia d’amore platonico con Crystal, il cui nome non è casuale), Il treno di cristallo è un romanzo che ha un inizio triste e una fine lieta: quasi un’anomalia, rispetto alle produzioni degli ultimi anni, che ci hanno abituato ad andamenti opposti, forse per la sovrabbondanza di narrativa gialla e noir.

E così il treno come simbolo di viaggio e pericolo si unisce alla visione limpida, appunto di cristallo, di Aaron, che si muove nel mondo con un’innocenza che ricorda, ma non imita, quella del Candido di Voltaire, a cui l’esperienza ha insegnato che quello in cui viviamo è, nonostante tutto, il migliore dei giardini possibili.

 

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Perché, come scrive Nicola Lecca nelle ultime righe del suo Treno di cristallo, l’unica vera possibilità per liberarsi dal male subito è, per quanto i cattivi maestri che ci circondano si sgolino gridando il contrario, il perdono.

«Una forma di sano egoismo capace di proteggere la mente, preservandola da nuove sofferenze.»


Per la prima foto, copyright: Denis Chick su Unsplash.

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