14 scrittori famosi e le loro ultime parole

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Come realizzare i propri desideri. I consigli di Bruce Lee

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

“La perfezione non è di questo mondo”, il piacevole esordio di Daniela Mattalia

“La perfezione non è di questo mondo”, il piacevole esordio di Daniela MattaliaLa perfezione non è di questo mondo (Feltrinelli, 2017) costituisce l’esordio narrativo della giornalista Daniela Mattalia, torinese trapiantata a Milano, da tempo responsabile per l’informazione scientifica del settimanale «Panorama».

La storia si svolge a Torino, dove lungo i corridoi del grande ospedale delle Molinette si aggira ogni giorno Adriano, ottantaduenne e distinto professore in pensione, che da poco più di un mese è rimasto vedovo dell’amatissima moglie Giulietta, ma che continua ad avere l’impressione di vederla qua e là nel luogo in cui era morta, stroncata da una malattia incurabile.

Adriano è un uomo intelligente e razionale, eppure è talmente convinto di ciò che vede da arrivare quasi a dubitare della propria sanità mentale. Del resto, non contribuiscono certo a rassicurarlo le chiacchiere di Angelo, uno strano tassista in servizio attorno alle Molinette, che gli giura di vedere spesso, sempre all’interno dell’ospedale, il caro amico Ernesto, già passato a miglior vita.

Meglio, forse, approfondire la conoscenza con Fausto, un giovane illustratore, fidanzato con la ricca figlia di un notaio, incontrato per caso al parco del Valentino mentre cercava di farsi obbedire dallo scatenato cane Archibald. Proprio il cane favorisce un altro incontro, quello tra Fausto e Gemma, libraia con qualche problema familiare che di sabato fa la volontaria al Filo d’Argento, servizio di aiuto telefonico per anziani, attraverso il quale ha imparato ad ascoltare la simpatica Olga, arzilla settantacinquenne che però finisce alle Molinette con una gamba rotta. E in questo girotondo di personaggi, che s’incontrano più volte fatalmente tra il parco e l’ospedale, ci s’interroga in modo lieve sull’amore e sulla morte, su un possibile aldilà e sulla difficoltà di staccarsi per sempre da un mondo dove continuano a vivere le persone che abbiamo amato.

Daniela Mattalia ha presentato La perfezione non è di questo mondo ai blogger insieme alla sua editor Ricciarda Barbieri, in un incontro che si è tenuto nella libreria “La scatola lilla” (nata qualche anno fa come “Il mio libro”) di Cristina di Canio.

 

GRATIS il nostro manuale di scrittura creativa? Clicca qui!

 

Come mai ha deciso di scrivere una storia come questa?

La risposta più sincera e più immediata è “non lo so nemmeno io”, anche se poi, in realtà non è mai proprio così, perché non l’ho certo scritto in trance… Evidentemente, avevo dentro di me un mondo di cose che volevano venir fuori. Tra l’altro, sono una giornalista scientifica, con una parte razionale ipertrofica: al novanta per cento io sono serenamente atea, non credo nei fantasmi, negli extraterrestri, nell’omeopatia, ma per il dieci per cento, invece, credo ai fantasmi, a un aldilà autogestito, e penso che tutto possa succedere.

Da questo dieci per cento è sorta la storia, ambientata a Torino, città dove sono nata, e che è rimasta per me il luogo dell’infanzia: da bambini, tutto può succedere e nessuno si stupisce, crediamo nei mostri, nei draghi e nei fantasmi con estrema naturalezza.

“La perfezione non è di questo mondo”, il piacevole esordio di Daniela Mattalia

Torino è quindi un luogo un po’ magico?

Sì, perché è il mondo della mia infanzia, mi sono trasferita quando avevo otto anni. Se poi conoscete Torino, sapete che non è né sfacciatamente bella come Roma, né efficiente e un filo arrogante come Milano, che tra l’altro adoro e dove vivo: è una città discreta, un po’ sommersa e un po’ nascosta, dove i fantasmi possono convivere con i miei personaggi.

Nel romanzo ci sono quattro personaggi in carne e ossa, due diversamente visibili, un tassista da scoprire e un cane, un bracco italiano, scelto perché mi serviva un cane tonto.

Quella che descrivo è una Torino primaverile, in quella stagione di mezzo che non è più inverno e non è ancora estate, che ci lascia sulla soglia. Si parla soprattutto di due luoghi: il grande ospedale delle Molinette e il parco del Valentino, che è “il parco” di Torino, due luoghi in qualche modo antitetici, ma che sono diversi da quelli che frequentiamo nella nostra vita quotidiana: il parco è benessere, immersione nella natura, mentre l’ospedale ci parla di nascita, di malattie, di dolore e di morte. Vivi e “vivi a modo loro”, giovani e vecchi, umani e cani: sono tanti i mondi che s’intrecciano tra loro in questo romanzo.

uesto è un romanzo consolatorio, che ti fa sentire meno solo mentre lo leggi e magari ti consola da qualche perdita che hai avuto, parlando di fantasmi in un modo molto originale, diverso dalle classiche “ghost story”.

 

La perfezione non è di questo mondo: ci vuole spiegare la scelta di questo titolo?

Questa frase è un luogo comune, e nel romanzo viene pronunciata nel corso di un dialogo tra l’anziano Adriano e il tassista che lo accompagna alle Molinette.

La perfezione, per me, non è di nessun mondo, neppure di quello dell’aldilà. Essere imperfetti è l’unico modo che abbiamo per essere vivi e divertirci, sbagliare, sentirci unici.

L’imperfezione, del resto, è il mezzo che ha usato la natura per evolversi: le anomalie generate dall’ambiente determinano i cambiamenti degli esseri viventi fin dalla prima cellula. Gli esseri che sono sopravvissuti alla selezione erano quelli diversi, modificati, non quelli identici a tutti gli altri.

Tutti i personaggi di questo romanzo sono imperfetti, hanno delle mancanze e delle insoddisfazioni, sono un po’ ammaccati dalla vita, ma saranno proprio le loro imperfezioni a farli entrare in contatto tra loro: se fossimo tutti costruiti alla perfezione, non avremmo bisogno degli altri.

Nemmeno i miei fantasmi vogliono la perfezione di un aldilà meraviglioso, perché preferiscono restare in mezzo alle imperfezioni dei vivi. Se l’unica cosa perfetta perché immutabile è la morte, allora l’imperfezione è la vita.

 

Come si fa a trattare un argomento così impegnativo come la morte con la leggerezza che viene fuori da questo libro? È stata aiutata dalla sua professione di giornalista scientifica?

Per me per trattare temi come il dolore, il distacco, la malattia, non c’è altro modo che usare la leggerezza, la delicatezza. Si rischia spesso di mancare di rispetto al dolore parlandone, e poi io detesto l’enfasi. Leggerezza però non vuol dire superficialità, la leggerezza è qualcosa che ti salva la vita, come l’ironia. Pure la nostra morte va un po’ sdrammatizzata, anche se la cosa ci sembra difficile.

In fondo noi abbiamo bisogno di pensare che i nostri cari che non ci sono più siano comunque da qualche parte, da dove possano in qualche modo seguire le nostre vite. Se parliamo con loro, è ovvio che non ci rispondono, però magari ci ascoltano: questo ve lo dice il mio dieci per cento che ci crede, anche se il novanta per cento di mentalità scientifica continua a ripetere di no.

Non credo in Dio, ma in un aldilà che ci possiamo gestire da soli, perché ne abbiamo bisogno.

“La perfezione non è di questo mondo”, il piacevole esordio di Daniela Mattalia

Nel romanzo ci sono molti parallelismi tra i personaggi più giovani e quelli più anziani.

Sì, è vero. Un mio amico mi ha detto che si sente un po’ Fausto e un po’ Adriano: sono entrambi smarriti, indecisi, e non a caso entrano in contatto tra loro, casualmente, al parco del Valentino, grazie al cane Archibald. I cani sono dei grandi traghettatori: avere un cane è come far parte di un club esclusivo, dove però nello stesso parco il cane di Obama potrebbe giocare con il cane di un senzatetto, così che Obama e il senzatetto potrebbero persino scambiarsi due parole grazie ai loro animali. Trump no, lui non ha nemmeno un cane...

 

Vuoi collaborare con noi? Clicca per sapere come fare

 

Ha detto che la storia è nata da sola. Ma una volta finita la prima stesura ha pensato a un messaggio che avrebbe voluto mandare ai lettori?

Non è nato come un romanzo a tesi. La prima immagine era quella di una donna in ospedale, che a un certo punto si alzava dal letto con la sensazione di non provare più dolore, perché era morta ma non lo sapeva, e iniziava a vagare per l’ospedale. Poi però la storia è andata da tutt’altra parte, perché dietro di lei c’erano tutti gli altri personaggi. Spesso iniziavo a scrivere un capitolo senza sapere come sarebbe finito.

Quando è mancato mio padre, tutto è successo così in fretta che non ho nemmeno fatto in tempo a salutarlo, e la cosa ha continuato a tormentare me e mia madre, così come Adriano appare tormentato dalla scomparsa della moglie. Ci sono tante cose della mia vita in questi personaggi, però credo di essermene resa conto solo a posteriori: il rapporto di Gemma con la madre, che è quello che ho io con la mia, come lei io sono forse una figlia un po’ superficiale, e poi c’è mia zia Adele che ha senz’altro ispirato il personaggio di Olga.

 

Come ha conciliato la scrittura rigorosa da giornalista scientifica con quella più lieve che ha usato nel romanzo? È stato facile cambiare?

Sì, perché comunque, anche negli articoli di scienza, per non essere troppo noiosa cerco di mantenere, almeno all’inizio e alla fine, un tono più leggero e discorsivo. Il giornalismo però mi ha aiutato a evitare i troppi ghirigori, la sovrabbondanza degli aggettivi, l’accumulo di parole. Dover rispettare i limiti di un articolo ti aiuta molto.

Prima di scrivere di scienza, del resto, ho fatto per anni la giornalista non specializzata, e prima ancora ho scritto tante cose – poesie, racconti – che sono rigorosamente chiuse nel cassetto.

Non sono stata schizofrenica, ma ho recuperato una parte di me.

 

È stato difficile scrivere un romanzo con così tante voci, e impedire che magari una prendesse il sopravvento?

No, avrei anzi fatto fatica a mantenere un unico punto di vista, perché non c’era una storia “forte”.

Temevo che, alla fine, in casa editrice mi chiedessero di ampliare la storia che riguarda i personaggi giovani, ma non è stato così. L’equilibrio raggiunto andava bene anche agli altri.

Ognuno dei personaggi aveva una voce diversa, bastava ascoltarli. È stato fatto pochissimo editing, tra l’altro.

 

Ha mai pensato di scrivere qualche saggio scientifico?

No, quando mi sono messa a scrivere sul serio mi è venuta fuori questa storia assolutamente antiscientifica, per cui non credo che scriverò mai un vero saggio.


Leggi tutte le nostre interviste a scrittori e scrittrici.

Il tuo voto: Nessuno Media: 4 (2 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.