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Come leggere un libro

“La pelle dell'orso” di Matteo Righetto

Matteo Righetto, La pelle dell'orsoMi è successa questa cosa. A novembre dell'anno scorso ho letto che Matteo Righetto avrebbe presentato il suo ultimo libro, La pelle dell'orso (edito da Guanda), in un paese vicino a casa mia. Quale migliore occasione? Per una serie di circostanze casuali avevo rimandato l'acquisto del libro, di cui avevo comunque letto in giro; e in più potevo finalmente parlare di persona a Matteo, che conosco virtualmente grazie al progetto Scuola Twain.

Non è che voglia farvi il racconto di tutta la serata, non interesserebbe me, figuriamoci voi. Ma vorrei partire da un piccolo episodio successo quella sera per poter dirvi le ragioni per cui mi trovo in difficoltà a scrivere del libro. Mentre la chiacchierata procedeva, coglievo brandelli della trama, allusioni abbastanza velate o omissioni di particolari che mi hanno fatto intuire (e poi ho capito di averci preso) alcuni passaggi della trama. Nulla di grave, si intende. Ma io vi consiglio di leggere il libro di Righetto senza leggere il mio articolo. Lo so, non si tratta di una grande operazione di autopromozione; eppure qui l'interesse è il libro. Per chi comunque volesse sapere che cosa ne penso, può continuare a leggere, non farò spoiler.

La pelle dell'orso richiama in modo consapevole le atmosfere dei grandi classici dell'avventura, a partire dal Tom Sawyer più volte citato nella storia. Il protagonista è Domenico, un ragazzo di 12 anni che vive ai piedi delle Dolomiti. Le montagne, i boschi, il fiume e la natura in generale non costituiscono solo lo sfondo della vicenda, descritti con grande cura e partecipazione dal narratore, ma osservano e accompagnano i movimenti del ragazzo. 

 

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Matteo RighettoFin dall'inizio la natura è il luogo in cui l'immaginazione, letta nei libri o raccontata a scuola, diventa campo d'esperienza, di scoperta pura: se il mondo civilizzato, per così dire, è lontano, solo la cultura sembra poter accarezzare la potenza del mondo naturale, a patto che si contenga e non diventi una sovrastruttura. Con le altre persone Domenico non ha un buon rapporto, anche se il problema non è lui: i compagni, che si considerano di "città", lo isolano perché è bravo a scuola (un crimine, dato che è un montanaro); e soprattutto il padre, rimasto vedovo, è incapace di instaurare un rapporto d'affetto con il figlio, si chiude nel suo dolore e nell'impossibilità per lui di comunicare pensieri e intenzioni.

Una mattina Domenico viene svegliato all'improvviso proprio dal padre, che senza troppe spiegazioni lo sta conducendo alla caccia di un terribile orso che terrorizza la zona. Un orso leggendario, che sembra ricompaia a cicli periodici e annunci disgrazie immani. El Diàol è il soprannome che gli è stato affibbiato e che racconta del suo aspetto demoniaco e incontrollabile. Qui comincia l'avventura; qui Domenico deve iniziare a trovare nuovi equilibri tra le sue montagne, che lo osservano ma non intervengono nella sua vicenda, e l'elemento naturale per così dire maligno, ossia l'orso. La natura ha molte facce, e riesce a cambiare gli animi dell'uomo: lungo il suo viaggio Domenico riesce a scoprire parte della sua storia e può perciò leggere in modo nuovo la relazione con il padre, anche con l'aiuto di un vecchio che ha deciso di isolarsi dal mondo e condurre un'esistenza più vicina ai valori che ritiene essenziali.

Molte le sorprese. La pelle dell'orso di Matteo Righetto è un libro in qualche modo antico per genere e atmosfere, ma che parla di temi attuali con una voce potente, che mi è arrivata nell'anima. Una storia che meritava di essere raccontata e che merita di essere letta.

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