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“La parabola delle stelle cadenti”, il promettente esordio di Chiara Passilongo

“La parabola delle stelle cadenti”, il promettente esordio di Chiara PassilongoÈ un esordio promettente quello di Chiara Passilongo, autrice di La parabola delle stelle cadenti, romanzo fresco di stampa per i tipi di Mondadori. La giovane veronese Passilongo, classe 1981, laureata in odontoiatria, si era iscritta alla scuola Palomar di Rovigo per seguire un Master in tecniche della narrazione che prevedeva la strutturazione e gestazione di un romanzo. L’autrice aveva in testa un’idea e una rosa di personaggi, ma non sapeva se sarebbe riuscita a condurre il progetto fino in fondo. Per più di un anno è stata seguita da Mattia Signorini e dall’editor padovano Giulia Belloni che, giudicato interessante lo script, lo hanno proposto all’agenzia letteraria Vicki Satlow. In seguito è arrivata, con grande soddisfazione e sorpresa, la proposta di pubblicazione da Mondadori.

La materia del romanzo, che si apre nel fresco di una cripta tombale di famiglia, è in sostanza la narrazione della vicenda di un’operosa e potente famiglia veneta attraverso diverse generazioni. Il nipotino Alessandro chiede allo zio Achille com’era il nonno, che non ha mai conosciuto. Tocca raccontare la storia, pensa lo zio, e paragona suo padre a una stella cadente, «[…] le stelle più luminose di tutte le altre: si incendiano per attrito, bruciano quello che sta intorno a loro e poi arrivano a spegnersi, consumate dalle loro stesse fiamme».

Non è un caso che l’autrice metta a epigrafe del libro un inciso del Tonio Kröger di Thomas Mann e, infatti, stando agli intenti, questo romanzo è una sorta di Buddenbrook veneto. L’ascesa e il declino della famiglia Vicentini diviene una lente sotto la quale trascorre almeno un trentennio di vita sociale e politica italiana, sullo scorcio di quell’entità proteiforme che nel suo apogeo venne definita “la locomotiva d’Italia”, il sistema Nord-est: una dimensione umana, territoriale ed economica oggi in crisi profonda. Nel 1981, anno di grandi eventi (Papa Wojtyla sfugge a un attentato, l’IBM lancia sul mercato il primo Pc e il principe Carlo e Lady Diana si sposano in mondovisione), l’industriale dolciario Achille Vicentini vede nascere i suoi due figli, i gemellini Gloria e Francesco. Il parto non è dei più semplici, ma il desiderio si realizza proprio nella notte di San Lorenzo. Per l’occasione Achille mette sul mercato una nuova merendina confezionata: la tortina San Lorenzo, una brioche a forma di stella cadente, con ripieno di crema pasticcera al cioccolato bianco. Achille Vicentini è una figura di industriale paternalista e vecchio stampo: ha ereditato dal padre Francesco il forno di famiglia, che negli anni Sessanta soddisfaceva le necessità di Borgo San Bartolomeo, nel veronese, per trasformarlo in seguito in una solida forneria industriale e immettersi in un fiorente mercato.

Achille è un uomo di destra: per lui l’azienda e la famiglia sono un corpo unico. Interamente dedito al lavoro e premuroso nei confronti dei suoi lavoratori, Achille Vicentini ottiene sempre quel che vuole. La sua personalità, carismatica e autoritaria, impone a chi gli sta intorno il suo modello; l’industriale è convinto che i suoi famigliari finiranno per vederla come lui e portare a compimento i suoi progetti. Ma la carta vincente e la grande forza di Achille è sua moglie Nora, forse il personaggio più contrastato e riuscito del romanzo. Nora è una musicista sensibile, una pianista che soffoca precocemente, per amore di Achille, le sue aspirazioni personali. Nora diviene musa ispiratrice, sostegno e collante della famiglia e delle intemperanze di Achille; smussa gli angoli della sua stolidità e del ramo tradizionalista della famiglia: la sorella Antigone, che vive in casa con loro, zitellona acida e timorata di Dio che si nutre di telenovelas e dei programmi della nascente tivù commerciale, e la madre Italia, esponente di quella borghesia italiana che vide la sua ascesa e splendore negli anni del regime fascista. Le due donne entreranno più volte in conflitto con Nora, nel corso degli anni, specialmente riguardo alla cura e all’educazione dei figli che, si sa, molto spesso muovono in direzioni diverse da quelle che prospettano o desiderano per loro i genitori.

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“La parabola delle stelle cadenti”, il promettente esordio di Chiara PassilongoAchille non perdonerà al piccolo Francesco i suoi innocenti giochi con la sorella, il travestirsi da femmina e il rossetto. Non gli perdonerà neanche il suo carattere apparentemente remissivo e sensibile al bello della vita: il grande fiume della Storia, la tenace impressione che suscitano in lui l’arte e la civiltà di Giustiniano, i mosaici ravennati, l’Oriente. Francesco, nei progetti di Achille, avrebbe dovuto continuare la dinastia dei Vicentini, prendere le redini dell’azienda di famiglia. È la sorella Gloria, invece, a cercare l’approvazione del padre. Al liceo prenderà una sbandata per il mondo alternativo del volontariato, dell’impegno sociale e politico, per il fascinoso Andrea Bastiani, un “figlio dei fiori” intelligente e motivato, con alle spalle un padre problematico, affiliato alla lotta armata nei difficili Anni di piombo – altra pagina oscura del Paese – ma in seguito Achille riuscirà in maniera più o meno lecita a direzionarla nell’alveo dell’azienda di famiglia. Francesco è il vero problema di suo padre: un figlio che assomiglia molto, come temperamento, alla madre, con la quale condivide delle affinità elettive. Un figlio che si rivela fragile e poco competitivo fin da piccolo, soffrendo di celiachia e interessandosi di cose che lo distolgono dal lavoro e dal profitto: il teatro, i viaggi e la scoperta di nuovi stili di vita e culture. Crescendo Francesco scoprirà anche la sua diversità di orientamento sessuale; il suo impatto con quel che il padre rappresenta e si aspetta da lui sarà brutale e lacerante e gli farà abbandonare la famiglia per diventare un professore di Storia e vagabondare per il mondo.

Sono decenni di grandi cambiamenti per la Forneria Vicentini e per il suo capitano: il corporativismo di Achille, la socializzazione dell’economia, i premi di produzione agli operai più fidati non reggeranno a lungo. L’amico di Achille, Gilberto, è molto più scafato in questo: il suo studio professionale si occupa solo di grandi aziende. Il figlio Giulio ha davanti a sé un futuro promettente dopo gli studi alla Bocconi e finirà per impalmare Gloria. Gilberto riesce a convincere Achille a investire in alcune speculazioni edilizie in Romania. Rimanere ancorati alla realpolitik è un errore di gioventù: molto più saggio divenire trasformisti, migrare con avvedutezza nel partito liberale e, in seguito, in Forza Italia, cavalcare il cambiamento. Anche se per Achille Vicentini e i suoi sogni può essere doloroso: bisogna operare dei tagli, lasciare a casa diversi operai, chiudere qualche capannone, delocalizzare, aprirsi a nuovi mercati di tendenza come il gluten free. E non da ultimo ammanicarsi con la politica, attivamente: divenire consigliere comunale e poi, chissà, senatore.

Il lettore ha a disposizione quasi 400 pagine per seguire queste storie, scandite dagli hit del momento, dalla fine del conflitto dei due grandi blocchi all’entrata in Europa e l’unione monetaria, da guerre ai quattro angoli del pianeta e elezioni, dall’avvento di internet e dei social network, al cangiare delle mode e al consolidarsi della crisi globale. Nel dramma personale di Achille Vicentini, che tenta di conservarsi integro in un mondo che non riconosce più, a un certo punto si fa strada una riflessione cruciale che potrebbe ergersi a pietra angolare del romanzo: «Che fine avevano fatto l’amore per la Patria, il senso di responsabilità e dello Stato, la legalità, la correttezza e la solidarietà della sua destra?». Ai posteri l’ardua sentenza; al lettore critico la consapevolezza di trovarsi di fronte a un romanzo che ha tutte le caratteristiche per diventare una fiction Tv. L’andamento è quello di un feuilleton di stampo ottocentesco, con continui colpi di scena e rivolgimenti che tengono desta la curiosità dei fruitori.

L’autrice appare concentrata esclusivamente sulla trama e sulle dinamiche di interazione dei personaggi. La confezione del testo è stata calibrata in maniera quasi chirurgica, attenta a evitare una visione troppo soggettiva, intrusioni d’autore e preziosismi stilistici. Questo rende il romanzo fluido e scorrevole, ma in alcuni momenti l’affresco epocale perde di tono e diviene, a tratti, un po’ didascalico. Il sistema dei personaggi è funzionale: non si perde nulla, chi esce apparentemente di scena rientra dopo duecento pagine, e tutto acquista un senso e una direzione. Il rischio è quello di una certa prevedibilità nei caratteri e nella evoluzione dei personaggi, ma il movimento e l’interesse nella lettura permangono proprio per la mobilità e i continui cambiamenti di situazione narrativa. Tra ricerche di sé e di Dio, smarrimenti e scheletri nell’armadio, tra speranze rinnovate e disillusioni, tra prese di coscienza e segreti inconfessabili si dipana questa grande saga famigliare al centro di La parabola delle stelle cadenti, volta a traghettarci, come in una catarsi collettiva, oltre la crisi, a generare nuova vita dal proprio declino e morte. 

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Appassionante, scorrevole, ricco di contenuti e di valori positivi.
Si legge volentieri. Lucide e precise le descrizioni di luoghi ed itinerari.
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