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La nuova frontiera della Philosophy For Children. Intervista alla prof.ssa Maura Striano

Philosophy for children, Maura Striano[Articolo pubblicato nella Webzine Sul Romanzo n. 5/2013, La gioia dell’incontro]

Può la filosofia migliorare la qualità della vita? E se venisse applicata all’educazione di bambini e ragazzi, quali effetti potrebbe sortire? Ne abbiamo parlato con Maura Striano, ordinario di Pedagogia generale e sociale alla Federico II di Napoli, e di Pedagogia della marginalità e della devianza, una delle più importanti studiose italiane di Dewey (tra le altre cose la Striano è membro della John Dewey Society) e di Lipman, il padre della Philosophy For Children e del relativo curricolo educativo. Detto semplicemente, si tratta di un curricolo rivolto a bambini-ragazzi, dalle scuole materne alle scuole medie, finalizzato a sviluppare e a rafforzare competenze e abilità di pensiero riflessivo e critico attraverso un percorso di educazione al pensiero filosofico.

Negli ultimi anni, sta trovando una certa diffusione il curricolo della Philosophy For Children. Potrebbe offrirci una definizione?
Il mio percorso di ricerca è orientato essenzialmente nella direzione della pedagogia sociale e della devianza per sostenere gli studenti che sono in condizioni di difficoltà, di disagio e di marginalità, rispetto alla loro crescita. Porto avanti lo studio della Philosophy For Children dal 1996 e ho scelto come territorio privilegiato dove realizzare questo percorso educativo il quartiere di Scampia, un territorio particolarmente difficile e che richiede interventi specifici che stiamo portando avanti da anni con i bambini, con le insegnanti e, da qualche tempo, anche con i genitori.

Qual è l’età migliore dalla quale iniziare questo particolare percorso educativo per avere risultati concreti ed efficaci?
Si parte dai cinque anni in su. Abbiamo materiali didattici proprio per quella fascia di età, perché è da quel momento che il bambino inizia a sviluppare competenze linguistiche e cognitive che gli consentono di entrare in maniera più efficace nel percorso educativo.

Quali sono gli errori che principalmente commettono gli adulti quando si interfacciano con bambini di quell’età?
Si passa da un eccessivo spontaneismo a una altrettanto eccessiva imposizione di regole: ciò che ci muove, invece, cui si ispira tutta la pedagogia che studio e approfondisco, è un focus sui centri di interesse dei bambini e sulle loro esperienze. Ai bambini bisogna dare un ruolo attivo e partecipativo all’interno del contesto nel quale si muovono. Se noi focalizziamo i loro interessi, ci inseriamo in una prospettiva di continuità: ad esempio, proviamo a portare nella scuola le esperienze che hanno acquisito al di fuori della scuola, riorganizzandole e ristrutturandole, tenendo i bambini sempre attivi e partecipi in questo processo. Tutto ciò porta risultati e rende efficace la nostra azione. L’intenzionalità educativa, impostata sullo spontaneismo o su un modello esclusivamente normativo, non è certamente efficace. Il focus deve essere sul bambino e sulla sua capacità di crescere.

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