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La nuova fabbrica dei sogni: miti e riti delle serie tv americane

La nuova fabbrica dei sogni: miti e riti delle serie tv americaneLa nuova fabbrica dei sogni: miti e riti delle serie tv americane (Il Saggiatore, 2016) è un interessante ed esaustivo saggio scritto a quattro mani da Aldo Grasso, considerato il più importante critico televisivo italiano, e Cecilia Penati, che insegna “Linguaggi della radio e della televisione” all’Università Cattolica di Milano e “Teorie e tecniche della divulgazione artistica” allo IULM.

In centoventi dense pagine, gli autori analizzano uno dei fenomeni culturali più interessanti degli ultimi decenni: la nascita, crescita e affermazione delle serie televisive, che hanno acquisito uno spazio sempre più vasto non solo nei palinsesti delle varie emittenti, ma che vengono viste da un numero sempre maggiore di utenti attraverso quei canali che non sono nemmeno più televisivi, vale a dire computer, tablet, addirittura smartphone.

Questo, tra l’altro, ha sconvolto tempi e ritmi della fruizione, perché se dalla nascita dei primi “telefilm” negli anni Cinquanta del ventesimo secolo fino agli albori del ventunesimo il pubblico era abituato alla cadenza settimanale delle trasmissioni, l’avvento delle nuove tecnologie permette ora di vedere, volendo, tutte le puntate di una stagione televisiva nell’arco di poche ore o di pochi giorni, il che si è riflesso inevitabilmente sul confezionamento del prodotto. Chi è abbastanza vecchio da ricordare le serie divenute famose in passato sa che i singoli episodi erano in genere strutturati come storie autonome, autoconclusive, il cui ordine di visione era spesso intercambiabile perché non erano legate da fili conduttori narrativi, al di là della presenza di personaggi fissi che costituivano l’elemento caratterizzante della serie.

La nuova fabbrica dei sogni: miti e riti delle serie tv americane

I protagonisti, in pratica, non subivano grandi cambiamenti da una puntata all’altra, o addirittura da un anno all’altro.

 

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Nel ventunesimo secolo, questo prodotto è gradualmente scomparso, lasciando il posto a serie completamente differenti, come Grasso e Penati ci raccontano nei diversi capitoli in cui è diviso il saggio.

Si parla così di “nuovi autori dell’immaginario”, analizzando le biografie e le opere degli showrunner americani, termine di conio recente che definisce l’ideatore di una serie, che supervisiona tutto il lavoro necessario a produrla, coordinando registi, sceneggiatori, attori e tecnici.

Se le serie si sono differenziate moltissimo da quelle passate, che potevano essere facilmente classificate per “generi” come le opere letterarie e cinematografiche, dall’epopea western in voga negli anni Cinquanta e Sessanta a quelle di ambientazione ospedaliera, ai polizieschi, mutazioni profonde hanno interessato i personaggi, le cui evoluzioni (ma anche involuzioni) nel tempo costituiscono spesso l’asse portante di una serie.

Il libro si chiude con un capitolo che analizza i nuovi temi che caratterizzano le serie di successo degli ultimi anni, dalla politica ai mondi post apocalittici, e che ne fanno spesso prodotti destinati a un pubblico molto più esigente e acculturato rispetto a quello della “vecchia” tv generalista. Non a caso, pure in Italia sono soprattutto i giovani a trascurare i programmi televisivi tradizionali per appassionarsi alle vicende dei protagonisti di serie come Lost, House of Cards, Il trono di spade.

La nuova fabbrica dei sogni: miti e riti delle serie tv americane

Questo saggio, pur nella ricchezza e precisione dei dati che offre al lettore, è di lettura scorrevole e non rischia di annoiare, perché si rivela interessante sotto diversi aspetti, che possono attrarre e incuriosire varie categorie di lettori.

L’accurata analisi storica ci racconta il percorso seguito dai narratori di storie televisive per arrivare a offrirci i prodotti di successo degli ultimi anni, mentre quella dei personaggi e delle trame mette in evidenza i nuovi gusti del pubblico, che non è più soltanto in cerca di eroi positivi e di storie in qualche modo consolatorie, ma appare sempre più spesso affascinato da protagonisti decisamente negativi.

In conclusione, La nuova fabbrica dei sogni può diventare una vera Bibbia per i cultori del genere, ai quali fornisce preziose schede tecniche per ognuna delle serie più seguite dagli anni Novanta in poi.

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Commenti

E' interessante constatare, come in periodi difficili come questo - vista la mole preoccupante di fatti di cronaca a livello globale - il pubblico ricerchi protagonisti "negativi" piuttosto che le cosiddette storie "consolatorie", che dovrebbero avere l'effetto di controbilanciare il negativo che è nel quotidiano, e di mostrare il lato positivo dell'uomo in generale, con un messaggio di speranza.

Osservazione interessante. Forse il pubblico è ormai troppo disilluso per trovare conforto nelle storie "buoniste", e trova i personaggi negativi più aderenti alla realtà attuale.

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