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La ‘ndrangheta e le donne nel romanzo d’esordio di Pasquale Ruju

La ‘ndrangheta e le donne nel romanzo d’esordio di Pasquale RujuIl 28 di giugno, grazie a Libreria Mucho Mojo, ho incontrato a Firenze Pasquale Ruju per la presentazione del suo libro d’esordio, Un caso come gli altri (Edizioni e/o). Già autore per la Sergio Bonelli, Ruju ha alle spalle un curriculum davvero invidiabile, avendo scritto soggetti e sceneggiature per fumetti come Dylan Dog, Martin Mistère, Nathan Never e Tex, oltre ad aver creato le mini-serie Demian, Cassidy e Hellnoir. Solo qualche giorno prima, mi trovavo a un mercatino dell'usato e avevo fatto caso a come almeno due terzi dei Dylan Dog che mi passavano tra le mani avessero i suoi testi.

Nuorese di nascita (come il padre Antonio, pittore e poeta) ma trapiantato a Torino fin dai tempi della laurea in architettura, Ruju, classe 1962, è anche attore, regista e doppiatore. Dunque una personalità eclettica alla quale mancava soltanto di sbarcare nella narrativa.

Lo fa con il noir Un caso come gli altri, storia dei nostri tempi, ambientata tra la metà degli anni Novanta e oggi nel contesto della ‘ndrangheta calabrese. Ma tutto questo avviene attraverso il confronto tra due donne sedute nell’asettica stanza degli interrogatori di un commissariato: Annamaria, vedova di un boss, e Silvia, sostituto procuratore. I loro dialoghi ci trascineranno nel vortice degli anni, procedendo all’indietro mediante alcuni flashback che ci avvicinano a capire il grado di coinvolgimento di Annamaria nella morte del marito. Questo il nucleo centrale, che passa dalle mani delle due donne a quelle di altri personaggi implicati nelle vicende: le madri di Annamaria e del marito Marcello, Daniele e Paolo (rispettivamente cugino e fratello di quest’ultimo), il boss dei boss detto Battista e poi il Catanese, soldato fedelissimo di Marcello Nicotra.

 

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La ‘ndrangheta e le donne nel romanzo d’esordio di Pasquale Ruju

Proprio a proposito dei personaggi (dopo aver espresso la mia preferenza per il Catanese, affascinante “cattivo” ma con un preciso codice di comportamento), chiedo a Ruju se ce ne sia uno al quale si sente in particolar modo affezionato o che crede riuscito più degli altri. La sua risposta affonda le radici nella terra natia, quella Sardegna nella quale le famiglie matriarcali non costituiscono affatto un’eccezione.

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Dunque doveva essere un romanzo di donne, ma non solo per ciò che riguarda le protagoniste; nella storia si impongono per la loro forza anche Domenica Ferraro, madre di Annamaria, e la signora Adele, madre di Marcello Nicotra. Ognuna di loro ha infatti un’influenza determinante sulle vite dei figli. Originale poi la scelta di inserire Paolo, un personaggio che si rivelerà significativo, solo a metà del libro. Ruju ne sottolinea la funzionalità nell’evoluzione della storia, considerando che la comparsa di Paolo costituisca una vera e propria svolta nel romanzo.

Rispetto alla genesi del libro, l’autore rivela come sia stata la stessa casa editrice a incoraggiarlo a scrivere un romanzo. Ripresa l’idea da un proprio cortometraggio e sottoposti poi la sinossi e i primi due capitoli, dopo due anni e mezzo («Pensavo di metterci soltanto qualche mese», ci scherza su Ruju) ecco qua la versione definitiva di Un caso come gli altri.

Non nascondo la mia curiosità rispetto ai diversi tipi di impostazione del lavoro che distinguono un fumetto da un romanzo, così l’autore mi chiarisce quanto in effetti si possa parlare di prodotti differenti e di come ogni storia si possa raccontare attraverso il suo linguaggio: in questo caso nessun ausilio delle immagini e la possibilità di giocare con le parole. La conversazione vira sull’importanza dei dialoghi, sul pericolo di renderli didascalici e sul loro peso nella caratterizzazione dei personaggi.

La ‘ndrangheta e le donne nel romanzo d’esordio di Pasquale Ruju

Faccio poi una riflessione sul terreno pericoloso sopra al quale si muovono i protagonisti: traffici di droga, appalti truccati, smaltimento abusivo di rifiuti tossici, riciclaggio di soldi sporchi, società offshore che muovono enormi capitali… Quindi la mia domanda relativa a quanta documentazione ci sia dietro al racconto delle dinamiche interne delle famiglie malavitose. Ruju rende conto di come siano stati fondamentali la ricerca personale e l’analisi di alcuni processi, ma da non sottovalutare anche gli apporti di conoscenti e amici che potessero aggiungere informazioni utili allo sviluppo del progetto.

 

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Prima delle piacevolissime divagazioni finali sul cinema, sulla fiction e sul doppiaggio (tra l’altro di alcune voci di cartoni animati che hanno addolcito i miei pomeriggi da ragazzino, gli confesso), domando a Ruju se ci siano autori contemporanei di genere noir che ritiene particolarmente validi. I primi nomi sono quelli di Massimo Carlotto (anche direttore della collana Sabot/age) e di altri scrittori della scuderia e/o come Piergiorgio Pulixi, mentre tra gli autori stranieri cita l’americano Don Winslow.

Dopo le foto di rito e i saluti, me ne vado con quintali di materiale da rielaborare nella mia testa e con una copia firmata dall’autore.

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