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La musica per sé: una nuova edizione della “Filosofia della musica” di Giovanni Piana

Filosofia della musicaImmaginazione: cominciamo da questa capacità dell’uomo e proviamo a espanderla. Vi servirà molto spazio, spazio libero da abitudini e condizionamenti culturali e sociali, spazio in cui il vostro pensiero si potrà muovere leggero verso il molteplice. Per entrare nella sconfinata distesa d’idee che Giovanni Piana gonfia nella grande coppa della musica nella nuova edizione della sua opera Filosofia della musica (edita da Guerini e associati – seconda edizione giugno 2013) dovrete combattere con il vostro cervello, che tenterà di depistarvi verso possibilità più ovvie e semplici di quelle che vi proporrà Piana.

Pagina dopo pagina, inciso dopo inciso, l’autore, come un venditore di zucchero filato, pescherà (con i suoi stecchetti di deduzioni e controdeduzioni) teorie, idee e preconcetti per l’apparente gusto di farveli assaggiare, come se fossero frutti di verità assoluta. E voi avvicinerete le labbra, preparati dal vostro sistema di regole e abitudini a sentire dolce, dove invece potrebbe essere salato, sentire suono, dove invece potrebbe essere rumore, sentire significato, dove invece potrebbe essere solo espressione. E appena solleverete gli occhi dalla pagina e vi chiederete dove intende portarvi questo filosofo, che ha lavorato per anni sulla musica, sulla sua percezione e conoscenza e sull’immaginazione che ad essa normalmente si collega, la vostra mente assaggerà un altro strato del cirro di zucchero filato che Piana vi avrà appena offerto. Per un attimo, rischioso e fugace, noterete una punta di diversità cui non eravate abituati. Capirete che l’autore non è concentrato sul proprio punto di vista, ma sta cercando di depistare il sistema di condizionamenti che vi portate dietro quando ascoltate un brano musicale. Sarete costretti a creare una vostra personalissima idea su alcune domande chiave per l’interpretazione, no, non è la parola giusta, per l’ascolto incondizionato delle sonorità in cui la musica si sostanzia. E le domande saranno: La musica basta a se stessa? O esiste perché espressione di un sentimento preciso del suo creatore? C’è differenza fra suono e rumore? E se sì, chi la stabilisce? Quando chiudete gli occhi (se siete fra quelli che li chiudono mentre ascoltano o cantano) e la musica vi avvolge, attivando nella vostra mente un sistema immaginativo che decodifica i suoni e gli dà un significato ben preciso, è perché tale senso è effettivamente in quelle sonorità o siete voi che gliene state offrendo uno?

Giovanni Piana, muovendo i suoi stecchetti, vi offrirà un assaggio delle varie posizioni esistenti in materia, evidenziando per ognuna le sue debolezze, più che le sue potenzialità, per non garantirvi la facile scappatoia dell’adeguarsi al sentire comune o semplicemente alla moda del momento. Con questo testo sarete costretti a creare una vostra personale teoria e a tentare di metterla in discussione, in un gioco di scatole cinesi virtualmente infinito.

Se non vi piace contestare gli altri, ma soprattutto voi stessi o se ritenete che la realtà sia una e indissolubile: lasciate perdere questo libro. Se però vi ritrovate nell’idea di Antonio Tabucchi delle verità parallele: «Diffido di una certa letteratura che vorrebbe portare la verità, fra l’altro i risultati sono stati quasi sempre mediocri. La funzione della letteratura è insinuare dei dubbi […]1», allora insistete, perché questo libro richiederà tutta la vostra mente e non solo un pezzetto. Dovremo diventare «percettivamente partecipi2», come suggerisce proprio Giovanni Piana mentre esamina la relazione fra tempo e struttura, comprendendo da un lato che una composizione musicale ha in sé un proprio progetto sganciato dal nostro ascolto, ma che dall’altro, con le nostre orecchie e i nostri sensi aperti al molteplice, potremo partecipare alla vitalità che la musica ha in se stessa e che in noi vibrerà, portandoci ad attivare l’immaginazione. Un esercizio d’immaginazione per le nostre orecchie e la nostra mente. È questa sfida che propone l’autore ed è la sfida che dovremo accettare percorrendo le pagine del suo libro, ricordando sempre l’insegnamento di Stravinsky: «la musica esprime se stessa. Il lavoro del compositore sta nell’incarnazione dei suoi sentimenti e naturalmente si può pensare che li esprima con la sua opera. Più importante è che la composizione è qualcosa di completamente nuovo al di là di quelli che si possono chiamare i sentimenti del compositore…Una nuova composizione musicale è una nuova realtà3

 

1 da Una realtà parallela. Dialogo con Antonio Tabucchi di Marco Alloni – edizioni ADV – 2008.

2 da Filosofia della musica di Giovanni Piana – Guerini e associati – 2013 - paragrafo Tempo, senso e struttura. Il passo indietro da cui la filosofia della musica può avere inizio. Pag. 56.

3 da Filosofia della Musica di Giovanni Piana – Guerini e associati - 2013. Nota 4 a pag. 257. La nota si riferisce all’opera Colloqui con Stravinsky di Stravinsky e Craft – Einaudi – 1977.

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Commenti

Desidero ringraziare Pierfrancesco Matarazzo per questa sua recensione, acuta, intelligente e gustosa. Desiderei avere il suo indirizzo e-mail. Il mio è gio.piana@alice.it.

Ancora: mille grazie.
Giovanni Piana

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