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La morte del padre. “La foresta d’acqua” di Kenzaburo Oe

La morte del padre. “La foresta d’acqua” di Kenzaburo OePuntata n. 98 della rubrica La bellezza nascosta

 

«Mi si annebbiò la vista, sentii le forze venir meno e mi resi conto che stavo per svenire. Poi, all’ultimo momento,percepii l’abbraccio solido eppure soffice e flessuoso di qualcuno che mi sorresse da dietro. Due braccia forti mi si avvilupparono intorno e mi tennero stretto, e mi ritrovai semidisteso e con il sedere poggiato su quella che di primo acchito mi parve una sorta di pedana fusiforme. Ma in breve mi accorsi che la pedana, o qualunque cosa fosse, era calda e viva, e allora dedussi che doveva trattarsi di una gamba umana. Al contempo mi resi conto che la mia schiena era adagiata contro i morbidi seni di una donna. Non so nemmeno io come riuscii a rimettermi in piedi e ad appoggiarmi col braccio al lampione contro cui avevo sbattuto poco prima. Mi sforzai di riprendere a respirare con regolarità, cercando di restare calmo, e intanto emettevo dalla bocca una specie di rantolo cavernoso».

 

Alcuni eventi ci segnano irrimediabilmente, in alcuni casi arrivano persino a sfigurarci; cambia così il nostro modo di guardare fuori dalla finestra, cambiano i colori, cambiano i sapori e cambia la maniera nella quale eravamo abituati a camminare nella vita. Quella vita che somiglia a una grande giostra dalla quale non sei tu a decidere quando scendere, una giostra di cui non comandi i movimenti, una giostra che se ne frega se tu soffri di vertigini o se sta andando così tanto veloce da farti venire la nausea. Delle volte la terra che manca sotto i piedi assume le sembianze del lutto, di una scomparsa, di qualcuno che potevi tener stretto, di quel qualcuno che è diventato il vuoto.

La morte del padre. “La foresta d’acqua” di Kenzaburo Oe

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Kenzaburo Oe è nato a Ose, La foresta d’acqua è stato pubblicato in Italia da Garzanti, con la traduzione a cura di Gianluca Coci.

Choko Kogito ha provato a espiare il dolore per la morte del padre attraverso le pagine di un romanzo che non è mai riuscito a terminare. C’è qualcosa che lo tiene bloccato, qualcosa che lo mantiene fermo in un terra di mezzo. Un giorno sua sorella Asa lo invita a fare ritorno al villaggio della loro infanzia, è convinta che questo viaggio lo possa aiutare a sbloccarsi e a fare pace con i fantasmi del passato. È così che Kogito lascia Tokio per raggiungere il villaggio, dove con l’aiuto di Unaiko, un’aspirante attrice, riuscirà a sciogliere i nodi di un passato ingombrante.

La morte del padre. “La foresta d’acqua” di Kenzaburo Oe

La foresta d’acqua è un romanzo che ci fa comprendere quanto lo scorrere del tempo sia inesorabile e schiacciante; attraverso queste pagine del premio Nobel per la letteratura Oe, pagine dense di immagini e suggestioni e reminiscenze, ci troviamo catapultati dentro il lutto solido e potente di un figlio che ha perduto il padre; una morte che ha portato la perdita materiale di un corpo e un nubifragio nella mente di Kogito.

«Mi abbandonai sul divano della zona living, che era statospostato in un angolo per lasciare maggiore spazio alle attività della compagnia teatrale, e continuai a dare un’occhiata ai libri che Asa mi aveva spedito. Ormai erano tre giorni che mi dedicavo a quel compito (inutile dire che lo facevo senza eccessiva costanza). Tiravo fuori dalle scatole una pila per volta e sfogliavo ciascun volume per alcuni minuti e, quando finivo, rimettevo la pila al suo posto e passavo a quella successiva. Di solito svolgevo quel tipo di lavoro come primo passo in vista della stesura di un nuovo romanzo – si trattava di una fase di studio e ricerca per me molto importante –, ma stavolta era diverso, non avevo nessun progetto da sviluppare. Quei libri non mi servivano a uno scopo preciso, li avevo accatastati su uno scaffale in alto della mia libreria con la vaga idea di rileggerli, se mai ne avessi avuto il tempo».

 

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La morte del padre. “La foresta d’acqua” di Kenzaburo Oe

Questa storia che ci racconta Kenzaburo Oe potrebbe essere la storia di tutti noi, potrebbe essere il racconto di uno spaccato di vita qualunque dove misticismo, dolore e rinascita si fondono fino a diventare un corpo unico. Un romanzo che a tratti assume i toni della favola e che al contempo riesce nel difficile compito di parlare di morte e vita e rapporti e infanzia senza mai essere scontato.

«Ora che la situazione generale era in via di miglioramento, mi accorsi che finalmente mi ero lasciato alle spalle leossessioni legate al mio «ultimo romanzo». Avevo concentrato troppo a lungo i miei sforzi sul «romanzo dell’annegamento» e non mi ero premurato di elaborare un piano alternativo. E ora che non stavo lavorando a niente in particolare, non avevo l’obbligo di restare fedele a una lista di letture specifiche, così come invece avveniva quando ero impegnato nel processo di scrittura di un romanzo. Per una volta mi sentivo libero di avventurarmi in qualunque territorio attirasse la mia attenzione.»

 

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In alcune circostanze per superare un ostacolo o un trauma c’è bisogno di un’altra presenza accanto a noi, qualcuno che respiri l’aria che respiriamo, qualcuno che posi le mani dove le abbiamo posate noi qualche secondo prima; qualcuno che sappia stare dentro i nostri silenzi, qualcuno che sappia restare.


Per la prima foto, copyright: Steve Shreve su Unsplash.

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