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La Milanesiana verso l’EXPO

La Milanesiana verso l’EXPOTeatro Dal Verme gremito, mercoledì sera a Milano, per l’anteprima de La Milanesiana– letteratura musica cinema scienza arte filosofia e teatro, rassegna culturale ideata da Elisabetta Sgarbi, direttore editoriale di Bompiani, giunta ormai alla quattordicesima edizione, che si svolgerà tra il 19 giugno e il 9 luglio.

 

Il filo conduttore di questa edizione è il segreto, scelta controcorrente in un momento in cui una delle istanze più diffuse è quella della “trasparenza” in tutti i settori della vita, a cominciare dalla politica. Ma, come ha ricordato Elisabetta Sgarbi nella conferenza stampa di presentazione della rassegna, «la trasparenza assoluta non è di questo mondo, e chi la vuole in questo mondo compie forzature orribili […] l’arte custodisce i segreti più importanti dell’uomo, ma non rendendoli trasparenti, non violandoli, bensì custodendoli come tali, come segreti». Partendo da questa premessa, la rassegna, che come ogni anno ospita una schiera imponente di ospiti di fama internazionale, vuole esplorare la concezione del segreto così come si presenta in vari settori, dalla matematica alla legge, dalla scrittura alla politica.

Milano è in attesa dell’Expo 2015, e già da quest’anno molte manifestazioni diventano anche una sorta di preparazione al grande evento, che fra due anni la coinvolgerà per circa sei mesi. Considerando che il tema dell’Expo sarà Nutrire il pianeta, energia per la vita, l’anteprima della Milanesiana ha perciò avuto come momento centrale una lectio magistralis di Jeremy Rifkin intitolata Aprire la strada alla terza rivoluzione industriale.

 

Due scrittori hanno introdotto il tema da un punto di vista più letterario. Aldo Cazzullo, giornalista del Corriere della Sera, autore di romanzi e di libri d’inchiesta, di cui l’ultimo è intitolato L’Italia s’è ridesta. Viaggio nel Paese che resiste e rinasce, ha letto un’esortazione agli Italiani a non buttarsi troppo giù in questi tempi di crisi, rilevando i lati positivi del Paese e le possibilità di cui dispone ancora per avviarsi verso un futuro meno pessimista di quanto appaia oggi.

Dopo di lui, Edoardo Nesi, vincitore del Premio Strega 2011 con il libro Storia della mia gente, in cui racconta la realtà dell’industria tessile di Prato e in particolare della sua azienda di famiglia, che è stato costretto a vendere nel 2004 per la crisi del mercato, ha letto una pagina affettuosamente nostalgica sull’Italia ottimista degli anni Sessanta.

 

E veniamo all’ospite d’onore, Jeremy Rifkin, la cui conferenza in un veloce angloamericano ha chiaramente messo in difficoltà la maggioranza del pubblico, che aveva ignorato l’invito a munirsi delle cuffie per la traduzione simultanea messe a disposizione dall’organizzazione.

L’economista statunitense è ben noto a chi si occupa dei problemi ambientali: il suo saggio del 1991 Ecocidiocontro quella che definisce la cultura della bistecca, pubblicato in Italia dieci anni dopo, è diventato una specie di Bibbia presso animalisti, vegetariani e vegani.

Altra sua opera fondamentale è stata La  fine del lavoro del 1995, in cui prevedeva il trionfo delle macchine  e il conseguente crollo del mercato del lavoro umano, offrendo tuttavia anche alcune possibili misure per ridurre l’impatto sociale e trarne comunque dei vantaggi.

 

Mercoledì sera, Rifkin ha parlato del tema del suo ultimo libro La terza rivoluzione industriale, in cui supera almeno in parte il pessimismo espresso nell’opera precedente per preconizzare un nuovo modello di società, basato su cinque pilastri: le energie rinnovabili, la conversione degli edifici in microcentrali energetiche, l’utilizzo dell’idrogeno per immagazzinare l’energia prodotta, trasporti basati su veicoli ibridi e ricaricabili, la diffusione di reti intelligenti.

Secondo Rifkin, questa rivoluzione è già in atto nel mondo, ma mentre in Paesi come la Germania, la Danimarca e la grande regione industriale nella Francia del Nord i cambiamenti stanno già avvenendo, in altri, tra cui ovviamente l’Italia, la situazione è molto arretrata.

L’attuazione di tutto ciò, oltre a segnare il tramonto delle grandi compagnie che controllano oggi le fonti energetiche, creerebbe milioni di posti di lavoro, a rimpiazzare quelli persi negli ultimi decenni a causa della meccanizzazione e poi dell’informatizzazione della società.

Secondo Rifkin, questo processo è inevitabile, poiché è finito il tempo di fare affidamento sulle risorse della Terra, ormai in esaurimento: il futuro può essere solo delle energie rinnovabili.

Al termine di questo impegnativo intervento, un breve concerto del pianista Michele Campanella, che ha eseguito arie verdiane per ricordare il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, ha chiuso degnamente la serata.

 

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