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La memoria femminile individuale e collettiva di Annie Ernaux

La memoria femminile individuale e collettiva di Annie ErnauxMemoria di ragazza (traduzione di Lorenzo Flabbi, L’Orma editore, 2017) è l’ultimo libro di Annie Ernaux (Premio Strega Europeo 2016 con Gli anni).

Il memoir di Annie Ernaux è, ancora una volta, a cavallo tra memoria individuale e collettiva. La sua prosa è una scrittura-anniversario, è romanzo e insieme memoria storica, sociale. Il suo stile è asciutto, quasi una cronaca impietosa che l’autrice dedica al proprio Io passato. «Il paradosso è che non vorrei mai tornare a essere colei che ero in quella stanza […] tra l'estate '59 e l'autunno '60, nel pieno compiersi del disastro.»

La stessa scrittrice parla della sua maieutica disordinata, soggetta a un flusso di coscienza e di memoria casuale, necessario per riesumare la ragazza che è stata dalla rimozione, termine proprio di un trauma. La stesura iniziale è un "inventario":«rifiutavo il dolore della forma [stilistica, scrittoria]». Se negli altri libri la sua memoria si fa ritratto di una generazione, in questo dà voce alla storia di una ragazza che potrebbe essere qualsiasi adolescente.

Come nelle sue opere precedenti la protagonista dell’indagine retrospettiva è l'autrice stessa, la figlia di contadini, poi droghieri. La sua posizione di donna proveniente da un’estrazione sociale, culturale, economica bassa è ancora perno necessario e punto di partenza della sua scrittura.

 

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Dall'analisi di una fotografia (da cui l'autrice si sente ormai estranea) inizia il ricordo di chi era Annie Duchesne, la ragazza del 1958: una personalità imbarazzante, inindagabile, una vergogna da rimuovere nella formazione personale dell’autrice, il vuoto di partenza di tutti i suoi libri non scritti. È un memoir che è un'esigenza di espiazione vitale: «La grande memoria della vergogna, più minuziosa, più irremovibile di tutte le altre. Quella memoria che, insomma, della vergogna è lo specifico dono.»

Con la terza persona uccide la ragazza che è stata: «[…] Devo dissociare la prima dalla seconda utilizzando un "lei" e un "io", così da spingermi il più lontano possibile nell'esposizione dei fatti e delle azioni? E il più crudelmente possibile, come coloro che ascoltiamo da dietro una porta mentre parlano di noi dicendo "lei" o "lui" e in quel momento ci sentiamo morire.»

Come La bella estate di Pavese (similitudine di Annie Ernaux stessa) racconta la rottura violenta dell'ingresso nella vita adulta.

È il 1958, l'indipendentismo algerino incalza, molti ragazzi francesi sono stati mandati soldati in Africa, Ernaux ricorda con distacco la sua probabile adesione al colonialismo francese. Il 1968 verrà dieci anni dopo, la consapevolezza femminile e femminista dell’autrice lavora a posteriori.

La memoria femminile individuale e collettiva di Annie Ernaux

È essenziale il rapporto dell'autrice con la Normandia, sua regione natale, con la madre e il padre, con il retaggio religioso (aspetti ampiamente indagati nel libro Il posto, in cui l'autrice analizza il suo legame con il padre, il proprio sudato cambiamento di status e le relative delicate conseguenze).

Quando si trasferisce a S., in una colonia per bambini dove farà l'educatrice, Annie, appena diciottenne, ha un’alta considerazione di sé, è la prima della sua classe, aspetta e desidera il distacco dalla sua infanzia.

L'introspezione tutta femminile di Ernaux si sofferma sulla percezione della sua condizione di verginità, indagata nel suo senso più intimo, delinea uno stato virginale psicologico prima che fisico. Annie ricorda le Ragazze di campagna di O'Brien: l'adozione degli atteggiamenti civettuoli e femminili, la studiata somiglianza con Juliette Gréco, i vestiari, identitari e contemporaneamente tramiti di una rottura con la vita dell'infanzia, le sue regole e la sua ruralità, la femminilità in formazione che con la sua immaturità è già un carattere autonomo del suo profilo personale. («Per far strabuzzare gli occhi alle suore mi faccio le trecce, mi metto lo smalto e porto la giacca slacciata.»)

 

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La riconoscibile condizione di studentessa fuorisede, che ha il ruolo di fase psicologica più che cronologica, rappresenta la cesura tra la bambina che era e la donna che è diventata poi.

Il contatto con il sesso maschile è feroce e viene vissuto con una sensazione di impreparata estraneità, condiscendenza, involontario consenso. Il rapporto sessuale è quasi un abuso. La ragazza si rimprovera di non essere stata in grado di rendere al compagno una complicità che l’avrebbe emancipata e di essersi ridotta a una provinciale ubbidienza.

Poi l'inammissibile abbandono, l'umiliazione, la sensazione di subalternità con i suoi pari, «la puttana della domenica» del collegio, lo scherno dei compagni. L'ignominia è su di lei e non sul cuoco che ha recuperato la bozza di una sua confidenza epistolare dalla spazzatura. («Ogni giorno e dappertutto nel mondo ci sono uomini che accerchiano una donna, pronti a scagliare la pietra.»)

La questione della sua dignità calpestata emerge solo nella fase adulta della vita dell’autrice. La vergogna è retroattiva.

L’approccio con la sessualità è un goffo e umiliante gioco di ruoli stereotipati, maschile e femminile: l'abnegazione di lei, l'incuranza di lui.

Un'amenorrea di due anni a consacrare lo stato di mancanza in cui la ragazza vive, la esclude dalle sue compagne e dalla regolare scansione temporale mensile. La sofferenza dell'abbandono si protrae senza tempo. Anche alla scuola di Rouen è esclusa dalle sue compagne, la fragile Annie è consapevole delle sue origini e dei suoi anacoluti. Diventa bulimica, innesca un ripetersi ciclico di rigore purificatore e bieco odio per se stessa, uno stato mentale che definisce «una sorta di volontà infelice».

La memoria femminile individuale e collettiva di Annie Ernaux

La lettura di Il secondo sesso di de Beauvoir le dà degli strumenti di redenzione con se stessa, ma non sono sufficienti: «[…] aver ricevuto le chiavi per capire la vergogna non dà il potere di cancellarla.»

Abbandona il magistero e si trasferisce a servizio di una famiglia in Inghilterra, il suo personaggio diventa quello della buona educatrice, mostra una «femminilità ostentata e intoccabile.»

L’autrice racconta poi del suo ritorno a un ciclo biologico e alimentare regolare (qualche anno dopo si sottoporrà a un aborto, raccontato nel libro L’évenement). Inizia gli studi di lettere, prende coscienza del suo desiderio di scrivere.

 

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L’intento del libro è risolutivo e conciliatore rispetto alle donne che l’autrice sente di essere stata. Annie Ernaux, mentre scrive, ha paura che Memoria di ragazza possa essere un testamento di lei donna, di lei scrittrice. La sua ricerca del tempo perduto risulta essere fondativa della sua scrittura.

Il desiderio è quello di «Esplorare il baratro tra la sconcertante realtà di ciò che accade nel momento in cui accade e la strana irrealtà che, anni dopo, ammanta ciò che è accaduto.»

Sta al lettore, o più probabilmente alla lettrice, riempire le pagine bianche lasciate per le note alla fine del libro, l’invito all’introspezione femminile è per tutte.


Per la prima foto, copyright: Brooke Cagle.

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