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La malvagità umana: un segreto tra le pareti di una casa. “Nel muro” di Mauro Corona

La malvagità umana: un segreto tra le pareti di una casa. “Nel muro” di Mauro CoronaLe pareti di una casa sono custodi di gioie, dolori, a volte anche di segreti e di storie che raccontano la malvagità umana, quella a cui la mente fatica a dare una forma.

Ne sa qualcosa il protagonista del romanzo di Mauro Corona, Nel muro (Mondadori, 2018), un uomo che vive in un piccolo paese di montagna e che cerca, nella Natura, un rimedio alla sua anima maledetta, eredità di ciò che lui definisce «la stirpe del male».

Ma la vita può sorprendere perfino un individuo come lui, che si vanta apertamente di odiare le donne e che si diverte a scolpirle sul legno per il solo gusto di sfigurarle. Gesti che rimandano a un’infanzia segnata dalla violenza e da un contesto familiare che, sin dalle prime pagine, si rivela avido di amore e tenerezza.

«Parto dai miei genitori che purtroppo sono esistiti. Era meglio che non fossero nati perché nascendo han fatto nascere i figli che eravamo noi fratelli, precipitandoci nel dolore eterno. A me i miei genitori non mi hanno fatto una carezza che sia una, soltanto botte e umiliazioni.»

 

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La sua avversione verso il genere femminile affonda le radici quindi già nei primi anni di vita, nella presenza di una madre anaffettiva e di un padre alcolizzato e aggressivo, che non esita a esprimere la sua misoginia attraverso gesti crudeli perpetrati ai danni di animali di sesso femminile.

La vita del protagonista, di cui mai viene rivelato il nome e che è allo stesso tempo l’io narrante, si snoda attorno al filo conduttore di un rancore crescente e profondo verso tutte le donne, considerate colpevoli di usare gli uomini per i loro scopi, sfruttando il loro tallone d’Achille: il desiderio sessuale.

«Non mi sono mai fidato delle donne e mai mi fiderò e mai mi pentirò di questo non fidarmi. Basta guardarle in faccia per scoprire il male che hanno dentro. […] Ho sempre odiato le donne, anche quelle che ho avuto. Sono più forti degli uomini e se li girano come vogliono.»

La malvagità umana: un segreto tra le pareti di una casa. “Nel muro” di Mauro Corona

Un livore che, dagli ambienti familiari, si estende fino ai pochi legami di amicizia che, nel corso del tempo, l’uomo costruisce con altri individui altrettanto misogini.

«Si potrebbe pensare che coi miei amici si parlasse di sesso. Invece no. Si discuteva di umiliazioni e patimenti da infliggere alle donne. Eravamo allora già malati di qualcosa e non ce ne rendevamo conto. Ci pareva tutto normale. Inventavamo giochi e fantasie da applicare sul corpo delle donne per farle soffrire. Di conseguenza anche sulle loro anime. Ognuno di noi proponeva idee, a volte robe da mettere i brividi.»

 

La sua esistenza è un continuo tormento interiore, generato dalla consapevolezza della sua indole perversa e da azioni autodistruttive che lo portano a trascorre gran parte del suo tempo in balia degli effetti dell’alcol e completamente ai margini della società. La sua unica consolazionerisiede nella Natura che, con i suoi paesaggi selvaggi, i colori, i soi profumi e i suoni, è la sola in grado di placare quei pensieri malsani che lo accompagnano fin da bambino allorché, in lui, si fa strada una fantasia omicida: strangolare le sue coetanee.

Ed è proprio cercando rifugio in quella Natura incontaminata che avviene qualcosa di inaspettato: durante la ristrutturazione di una baita isolata e ormai in rovina, l’uomo fa una scoperta che cambierà il corso dei suoi successivi anni di vita.

Nell’intercapedine di un muro, un colpo di un piccone fa venire alla luce i corpi mummificati di tre donne su cui sono evidenti non solo dei segni di tortura, ma anche di una lingua che nemmeno dei rinomati professori universitari riescono a decifrare.

Da quel momento le giornate del protagonista ruotano attorno alle tre mummie e alla voglia incontrollabile di scoprire cosa si celi dietro quei geroglifici umani, un desiderio che lo conduce in un viaggio fatto di regressioni, sogni, allucinazioni e, seppur per brevi periodi, di soggiorni lontani dal silenzio dei suoi boschi.

Proprio le donne tanto odiate diventano ragione di vita e ossessione, come una sorta di beffa del destino che, alla fine, le trasforma nella chiave di lettura persino di tutta la sua intera esistenza.

Le pagine del libro presentano un ritmo altalenante, alternando passaggi in cui la lettura è fluida e risucchia il lettore nel prosieguo della storia, ad altri in cui si ha la sensazione di trovarsi di fronte a dilungamenti che deviano l’attenzione e rallentano il procedere della narrazione.

La descrizione minuziosa dei passaggi conferisce sicuramente un carattere lirico al romanzo che, pur non ricorrendo mai a un linguaggio aulico, è in grado di offrire delle vere e proprie istantanee degli ambienti che fanno da sfondo all’intera storia. Un’abilità evidente nella “riproduzione”, quasi cinematografica, dei rumori generati dalla Natura, delle sue atmosfere dettate dall’avvicendarsi delle stagioni e dai fenomeni atmosferici, degli elementi che la costellano, siano essi animali o piante.

La pace e la bellezza della Natura si oppongono quindi alla disarmonia dell’universo umano, la cui crudeltà si manifesta attraverso il compimento di gesti efferati che, tuttavia, in alcuni casi restano impuniti, sopravvivendo al trascorrere del tempo grazie proprio alla protezione delle mura di una casa.

La malvagità umana: un segreto tra le pareti di una casa. “Nel muro” di Mauro Corona

Sono tante le reazioni suscitate da questo romanzo, un misto di curiosità, orrore, rabbia e anche di riflessione su quanto i contesti familiari possano definire i percorsi di vita delle persone, nel bene e nel male. Di certo, alcune pagine appaiono esageratamente piene di dettagli crudi che, se fossero stati omessi, lasciandoli alle capacità intuitive del lettore, nulla avrebbero tolto all’intera trama.

Nonostante ciò, la struttura narrativa costruita attorno al mistero di queste tre donne mummificate ha il merito di solleticare la curiosità del lettore che, insieme all’io narrante, finisce per essere pervaso dalla stessa necessità impellente del narratore di decifrare il mistero che si cela dietro a quei corpi.

 

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Ciò avviene solo nelle ultime pagine del romanzo che segnano il destino del protagonista. Questa ricerca della verità si rivela infatti un’occasione per riflettere sulle sue azioni passate, sulla sua intera esistenza marcata dal risentimento verso l’universo femminile e per affrontare quell’abisso da cui spesso è fuggito, rifugiandosi nell’alcol.

Quel colpo di piccone che l’uomo sferra a una delle pareti della baita è il simbolo di un colpo sferrato a quel muro che lo separava non solo dagli altri individui, ma anche da se stesso, dai suoi sentimenti e dal suo passato. Un passato a cui non è riuscito a ribellarsi e che, alla fine, emerge con prepotenza proprio nel luogo in cui aveva cercato di riconciliarsi con il mondo, ricordandogli che, spesso, la malvagità dell’animo umano si nasconde proprio dentro le case che abitiamo.

«Nel muro che avrei sbrecciato con quel piccone c’era tutto. Tutto quello che non sapevo e che mai avrei voluto conoscere. E invece ho saputo e sono morto dentro come lo spirito che evapora da una bottiglia.»


Per la prima foto, copyright: Rowan Heuvel on Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è Wikipedia.

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