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“La Magnifica” di Arnaldo Colasanti uno sguardo impietoso sul mondo letterario

“La Magnifica” di Arnaldo Colasanti uno sguardo impietoso sul mondo letterarioCon La Magnifica (Fazi, 2017) torna in libreria Arnaldo Colasanti, saggista, critico letterario e a tratti anche conduttore televisivo, che già con Novanta (Fazi, 1996) aveva scritto pagine pesanti sul “conformismo della cultura italiana”, come recitava il sottotitolo del saggio, in cui non risparmiava strali contro alcuni protagonisti del mondo letterario di casa nostra.

Qui bisogna dire subito che l’autore si spinge ben oltre, dipingendo un quadro di questo mondo a dir poco disperante.

Protagonista, e sicuramente alter ego di Colasanti, è Piero Aprile, scrittore e critico di media rilevanza, che è stato convocato dalla Vecchia, nota organizzatrice di eventi culturali, per un viaggio a New York, dove si intende presentare quello che dovrebbe essere il meglio della letteratura italiana contemporanea (secondo la Vecchia, naturalmente). Il gruppetto si ritrova quindi all’aeroporto di Fiumicino, per volare verso New York con la Business Class Alitalia ribattezzata, appunto, “la Magnifica”.

Il romanzo descrive il tempo dell’attesa, ampliato da contrattempi vari, durante il quale Piero esamina con occhio disincantato e a tratti molto cattivo i suoi compagni di viaggio, che sembrano incarnare tutti gli stereotipi del mondo letterario. C’è la Vecchia, temuta e riverita dal Servo, il suo accompagnatore ufficiale, e dalla Spilungona, che forse mira a prenderne il posto. C’è il Professorino, critico che guarda tutti dall’alto in basso pur non possedendo la necessaria statura per farlo, c’è il giovane Esordiente di successo, allievo diligente di una famosa scuola di scrittura, che ha sfondato con il primo romanzo, ci sono la Puerpera, una scrittrice incinta, e il Maritino accompagnatore che parla sempre a sproposito, infine il Narratore Padano e lo Scrittore Impegnato.

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Nessuno esce bene dal quadro desolante che ci viene raccontato, fra manie, meschinità, rivalità e soprattutto un’eterna lotta per restare a galla, per conquistare e mantenere la propria quota di lettori, oltre naturalmente alla visibilità mediatica.

La cosa più importante, però, è che lo stesso Piero, oltre a consegnarci questi ritratti feroci, fa di tale lunga attesa nel caos dell’aeroporto un momento in cui mette a nudo se stesso. Tra i ricordi implacabili che arrivano a rammentargli i momenti peggiori della sua esistenza e la vicinanza dei colleghi che lo obbligano a un confronto continuo, Piero si rende conto di non essere diverso o migliore di loro: anche lui si è piegato a mille compromessi, ha fatto scelte discutibili e si è adeguato al conformismo corrente, rinunciando a scrivere un romanzo come avrebbe voluto per sottostare ai diktat del suo editor, interessato solo ad avere un testo il più conformista e commerciale possibile.

“La Magnifica” di Arnaldo Colasanti uno sguardo impietoso sul mondo letterario

In questo romanzo, dunque, Colasanti non risparmia niente e nessuno. Il ritratto che ci presenta del mondo letterario è a dir poco crudele, fatto solo di bassezze, di rapporti alterati dall’interesse e dalla smania di emergere, e si rivela come un grande festival di clichés e luoghi comuni. L’Esordiente piace perché ha scritto proprio quello che tutti vorrebbero leggere, il romanzo confezionato ad arte secondo le regole delle scuole di scrittura (verso cui Colasanti si mostra molto feroce), ma in definitiva privo di sostanza e contenuti profondi. Il Professorino incarna il critico letterario che esercita con sadismo un presunto potere nei confronti degli scrittori, anche se non si capisce da cosa possa venirgli il suo senso di superiorità. Le case editrici non cercano l’autore originale e innovativo, ma quello che si adegui alle mode correnti.

Tutti i personaggi, senza alcuna distinzione, ambiscono a partecipare a questo viaggio come consacrazione suprema, eppure dentro di loro appaiono nel complesso insicuri del fatto di poter essere davvero i migliori rappresentanti della letteratura italiana.

 

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Romanzo feroce e curioso, La Magnifica a tratti risulta anche divertente, soprattutto per chi abbia un minimo di confidenza con l’ambiente letterario ed editoriale, ma alla fine lascia di sicuro il lettore con molto amaro in bocca.

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Commenti

Se non ha ancora vinto un premio (letterario s'intende) e
Se potessi conferirglielo io. glielo conferirei pur non avendo ancora letto il libro (ma mi auguro la Biblioteca Civica lo acquisti).
Anche se mi assale il dubbio che sia uno stesso Editore ad aver "disinteressatamente consigliato" l'Autore di scrivere questo libro. Il Demonio può ogni istante assumere le primigenie fattezze angeliche.

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