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La lingua dell’amore. “Il terzo matrimonio” di Tom Lanoye

La lingua dell’amore. “Il terzo matrimonio” di Tom LanoyeUn omosessuale viene ingaggiato da un uomo per sposare e quindi “naturalizzare” Tamara, una ragazza africana, diciannove anni e il fisico che potrebbe anche assomigliare a quello di un ragazzo. Deve solo sposarla, ma non toccarla, «altrimenti ti ammazzo», dice Vandessel, «la parlantina di un predicatore ma l’aspetto di un gangster», a Maarten Seebregs, un maturo gay della comunità belga di Anversa che ha i suoi acciacchi fisici e vede nell’offerta dell’altro un’insperata, anche se folle, prospettiva di entrata economica. Vandessel afferma che bastano cinque, sei mesi di convivenza matrimoniale. Maarten fa presente che è una checca inservibile ai suoi scopi, ma l’uomo ha le sue motivazioni da opporre:

«Un omosessuale forma per trent’anni una coppia con il suo amico di gioventù, l’amichetto muore tragicamente e che cosa fa il sopravvissuto? Passa all’altra sponda. Ci sono delle ricerche sull’argomento. Non desidera più gli uomini per rispetto verso l’amico morto. Sopporta soltanto la compagnia delle donne, e più sono giovani meglio è. Una simile conversione è comprensibile e persino normale quando muore il tuo grande amore. Può succedere di tutto allora. Sull’amore ho poco da imparare.»

 

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La realtà si procurerà di smentire amaramente Vandessel su quest’ultima frase. Questo è comunque l’inizio de Il terzo matrimonio, il divertente romanzo del belga Tom Lanoye, pubblicato da Nutrimenti e tradotto da Franco Paris. Lo scrittore è un autore molto noto in patria, anche se fino ad ora non era mai stato tradotto in Italia.

Maarten ha lavorato per tutta la vita nel mondo del cinema («vent’anni come location scout… scegliete un film nostrano. I luoghi più belli, gli scenari più strabilianti li ho scoperti io») insieme al suo compagno Gaëtan Tavernier che è poi venuto a mancare improvvisamente. Gaëtan l’aveva obbligato a tenere quella specie di casa-monumento nel quartiere più hip di Anversa, una casa che ha dei delfini dipinti nella doccia in bagno, testimonianza purissima di Art Déco, una delle attrattive più di successo tra i turisti della città. Una doccia dove i due uomini avevano “recitato” in modo impeccabile i loro amplessi più torridi con quei delfini a sovraintendere le operazioni.

La lingua dell’amore. “Il terzo matrimonio” di Tom Lanoye

Il romanzo nel frattempo racconta le vicissitudini della convivenza di questa coppia inverosimile (Tamara ha confinato il vecchio nella stanza per gli ospiti), a partire dai controlli degli ispettori sociali che rispondono al nome di Karel e Jenny. Una coppia che sembra uscita da un film di Kaurismaki mescolato a una spruzzata del teatro di Beckette Ionesco (non certo misconosciuti allo stesso regista finnico): la discussione sulle squadre di calcio del quartiere di Beveren è quasi una dichiarazione d’intenti al riguardo. È soprattutto Karel che cerca di far cadere in contraddizione il vecchio gay, parlando di come i vicini lo vedano di notte affacciato alla finestra. Forse perché escluso dalla stanza della fidanzata? Non sarebbe meglio passare la notte coricato a letto insieme con lei? In che lingua poi si intendono loro due, perché, come dice Karel, un matrimonio non è possibile senza lingua? A quel punto il silenzio di Tamara è rotto dalla sua dichiarazione: «La lingua dell’amore… Dal mattino presto alla sera tardi».

La lingua dell’amore. “Il terzo matrimonio” di Tom Lanoye

Maarten comunque per evitare ulteriori complicazioni a causa degli ispettori deve comunicare la notizia del proprio matrimonio al suo vecchio padre che si trova in una casa di riposo ai confini della brughiera della regione della Campine. Karel e Jenny gli avevano già fatto visita preannunciandogli “il lieto evento”. Il padre, dopo la morte della madre di Maarten al momento del parto, si era sempre accompagnato con quelle che il protagonista chiama «le cagne dell’Europa dell’Est». Tamara proviene dall’Africa e sarà lei che durante la loro visita in ospizio farà alzare l’uomo anziano dalla sedia a rotelle e lo porterà in bagno per pisciare in piedi, uno degli ultimi desideri del vecchio («tocca il mio genitore come se lo conoscesse da anni»). E il vecchio con le poche forze a disposizione, con la vita che gli sta uscendo da quel corpo avvizzito si mette a tastare il culo della sua futura nuora. Alla fine del colloquio il padre, che non aveva mai sopportato la scelta omosessuale del figlio (una volta aveva pure picchiato Gaëtan), darà dei soldi a Maarten, apprezzando la scelta eterosessuale del figlio («mi dà l’aria di essere una bella focosa, questa tua Tamara. Si scopa che è un piacere una negra così»).

 

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Il terzo matrimonio continua come una scatenata e spudorata vaudeville, caustica e divertente. Alla fine si scoprirà che Vandessel era stato troppo superficiale nella comprensione della lingua dell’amore. Infatti, entrerà in scena Phillip, quello che Tamara chiama fratello e che introdotto in casa di Maarten accenderà la miccia finale della storia («non ho mai incontrato nessuno che desta tanto desiderio e tanta repulsione nello stesso tempo», dice a un certo punto il vecchio gay). I tre saranno protagonisti di una delle più divertenti scene del romanzo, nella quale lo scrittore riesce nel non facile compito di rendere credibile e sensuale il loro triangolo amoroso/sessuale.

Il futuro a quel punto appartiene a chi è venuto dall’Africa e sa baciare con passione e trasporto, sa far vedere che il linguaggio del corpo è ancora fondamentale per progettare il futuro. Perché, alla fine, il corpo non mente mai.


Per la prima foto, copyright: Jamie Street su Unsplash.

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