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La libertà di amare. “Il mio tutto” di Chiara Zaccardi

La libertà di amare. “Il mio tutto” di Chiara ZaccardiIl mio tutto di Chiara Zaccardi per Bibliotheka Edizioni è una sorpresa inaspettata. Mi accorgo subito di avere tra le mani un piccolo gioiello – non così piccolo poiché sono più di cinquecento pagine che però volano via d’un soffio – che capitolo dopo capitolo mi emoziona e mi stringe il cuore.

«Come si fa quando non riesci a stare insieme a una persona ma non riesci nemmeno a stare senza?». È Davide – la sua voce, i suoi pensieri, i suoi sentimenti – a introdurmi nel mondo delineato dall’autrice. Siamo a Parma. Il romanzo inizia nei bagni della scuola frequentata dal protagonista. Qui si consuma l’ennesimo sopruso che i compagni compiono nei confronti dell’adolescente. Davide è gay; è altro rispetto a quei bulletti ricchi e viziati che lo additano come “diverso”; è un artista dalle cui dita, con il tratto leggero della matita, viene fuori la bellezza, l’incanto. Egli è altro anche rispetto a suo padre che non capisce la sua arte, né tanto meno la sua natura e non gli permette di essere semplicemente se stesso.

 

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E poi c’è Cristian. L’altra voce narrante del romanzo, l’altro punto di vista che mi accompagna nella lettura. Cristian è bello, atletico, bravo a scuola, un vero leader. Ed è il primo fra i carnefici, il bullo dei bulli. La sua rabbia però non è altro che il risultato del disgusto che prova verso se stesso a causa dei sentimenti e dell’attrazione che lo spingono verso Davide.

Tra passato e presente, Il mio tutto racconta una storia d’amore clandestino e lo fa da entrambe le prospettive. C’è l’inquietudine di Cristian di vivere un sentimento che reputa sbagliato e l’infelicità di Davide nel sentirsi come sporcizia da nascondere sotto il tappeto. Il romanzo procedendo su due piani narrativi indaga così il delicato momento dell’adolescenza in cui tutto è bianco o nero o meglio:

«Blu come la nostra canzone. “Trova ciò che ami e lascia che ti uccida”. Ogni lettera è un’esplosione di luce, in uno stile che con quello dei normali graffiti non c’entra niente. È un grido sfacciato. È vita pura. Una vita che non teme di mostrare tutta la sua infinita bellezza.»

 

Non solo il tormento e la gioia, a volte dolorosa, che accompagnano il primo vero amore ma anche il difficile percorso fatto di repulsione, desiderio, disgusto che porta all’accettazione di sé, alla presa di coscienza che diversità non è sinonimo di errore.

Il cammino nei sentimenti è un’altalena impazzita tra gioia estatica e sofferenza pura. Chiara Zaccardi non risparmia neanche una pena ai suoi protagonisti ma non è crudeltà gratuita, anzi è la capacità dell’autrice di rendere i personaggi totalmente trasparenti, alla mercé del lettore. È un pregio della sua scrittura che ho apprezzato tanto. Ho visto e sentito tutto ciò che Davide e Christian provano nell’evolvere dei loro sentimenti ma anche ciò che vogliono far vedere e sentire all’esterno – le famose maschere di Pirandello che indossiamo ogni giorno e in ogni contesto – ma anche ciò che, spesso erroneamente, l’uno pensa dell’altro e soprattutto ho visto concretizzarsi, attraverso la scrittura, la paura, il desiderio, la gioia, il malessere. Insomma ho sentito i battiti del cuore.

La libertà di amare. “Il mio tutto” di Chiara Zaccardi

Ho letto in un’intervista all’autrice che l’idea per questo romanzo è giunta dal coming out dell’attore Rupert Everett, il quale, oppresso da un ambiente in cui la maschera del sex symbol apre sì più opportunità ma ingabbia nella menzogna, ha preferito essere libero. È dunque la libertà di essere se stessi, quel piccolo grande tassello che con fatica Davide e Cristian tentano di conquistare, a ispirare questo romanzo:

«Mi chiedo quando smetterà di essere tutto così difficile.

Penso che non voglio tornare a scuola, che non voglio tornare a casa e che non sembra esistere un posto su questo dannato pianeta in cui potrei semplicemente essere quello che sono.»

 

L’ambientazione familiare – la Parma dell’autrice – ha sicuramente aiutato nel rendere le situazioni e i personaggi ancora più vivi. Leggendo il suo romanzo di esordio, I peggiori, comunque salta subito all’occhio che anche in un contesto meno conosciuto – un liceo californiano in cui i personaggi da un lato ricordano un po’ i giovani descritti da Bret Easton Ellis e dall’altro sono intrisi di riferimenti culturali, televisivi e musicali propri della generazione Y – già si intravede la sua sensibilità nel delineare i caratteri (e anche quella propensione un po’ sadica di fare dei suoi personaggi “carne da macello” spingendo le situazioni al limite) che ritroviamo, cresciuta, in questo nuovo libro.

 

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Ne Il mio tutto infine ho trovato molte analogie – in senso positivo – con una delle serie tv per adolescenti del momento, Skam Italia. Credo che sia il romanzo di Chiara Zaccardi sia la serie tv abbiano entrambi il pregio di aver trovato il modo di raccontare i giovani di oggi con la giusta voce, ragion per cui consiglio questa lettura sia agli adolescenti, i quali sicuramente qui potranno ritrovarsi e confrontarsi, sia agli adulti che faticano a trovare un punto di incontro con le nuove generazioni.


Per la prima foto, copyright: Honey Fangs su Unsplash.

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