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La letteratura si invera e lacera l’esistenza. “La scrittura o la vita” di Annalena Benini

La letteratura si invera e lacera l’esistenza. “La scrittura o la vita” di Annalena BeniniUna vocazione – la letteratura – cui aderire senza reticenze; da abbracciare anche a costo della vita. Un'ossessione – dannata e salvifica al contempo – che tutto trasfigura, travolgendo il cadenzato procedere dell'esistenza. Un incendio che brucia l'anima, per poi divampare spietato e financo contaminare (incenerendoli e scarnificandoli) i luoghi circostanti, le persone care.

Questo è il senso dello scrivere per la giornalista de «Il Foglio» Annalena Benini che ha dato alle stampe La scrittura o la vita, in libreria dal tredici marzo (Rizzoli); un accidentato viaggio (denso di imprevisti ed esiziali coup de théâtre) alla scoperta della letteratura, scandito da dieci fermate: tanti sono infatti gli scrittori italiani che l'autrice intervista, indagando sull'origine della loro ispirazione al fine di far emergere i reconditi meandri insiti nella vena creativa di ciascuno di loro.

 

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Il fil rouge che intreccia le loro singole esperienze (solo in apparenza monadi scevre di interazioni), colorandole talvolta con tonalità quantomai vivide talaltra con sfumature meno marcate, è la concezione intrinsecamente attribuita alla parola scritta; tutt'altro che vissuta alla stregua di un fatuo e innocuo divertissement, intesa quindi totalmente slegata da qualsivoglia accezione che anche lontanamente rimandi a una mai vagheggiata Arcadia: illusorio idillio gravido di speranze che scivolano nel buco nero dell'affabulatorio.

La parola vergata difatti incide la carne viva dell'esistenza,la lesiona, si nutre del suo stesso sangue, lusingandosi perfino della catartica sofferenza arrecata; e purtuttavia non si esime dall'assumere su di sé la missione redentrice, lenendo il dolore, di cicatrizzare e suturare anche le escoriazioni e gli squarci del vissuto più dilanianti e deleteri.

Per Annalena Benini

«uno scrittore si sente vicino alle persone più disgraziate perché avere il fuoco dentro significa vivere in una specie di terra di mezzo, vicina alla disperazione quanto all'esaltazione. È una terra di mezzo, che contiene anche ironia, divertimento, autodenigrazione, canzoni di Renato Zero, donne e uomini amati, partite di calcio, sesso, bagni in mare, amici».

La letteratura si invera e lacera l’esistenza. “La scrittura o la vita” di Annalena Benini

Ed è proprio questa terra di mezzo che l'autrice vuole a tutti i costi attraversare e perlustrare e – pur consapevole dei rischi – non teme (anzi, a tratti pare quasi compiaciuta all'idea che possa accadere) di inabissarsi nella più cupa afflizione o viceversa di scoprirsi preda della più alienante tra le eccitazioni.

Se Sandro Veronesi ci confida che nel tentativo di esorcizzare l'autodistruzione scrive «per movimentare il dolore che ho, perché scrivere è una cosa vitale», Michele Mari invece associa «alla letteratura tutta una serie di valori démodé, quasi pornografici. Vocazione, ispirazione, predestinazione». Una visione meno esistenzialista ha Valeria Parrella: «nelle cose che scrivo – dice – deve esserci una luce»; annichilito dal trascorrere degli anni appare Domenico Starnone: «è stato sempre una mia ansia, il tempo» dice.

E poi ancora Francesco Piccolo – vincitore del Premo Strega nel 2014 – folgorato sulla via della scrittura fin da adolescente: «a sedici anni scrissi un romanzo sulla mia compagna di banco, era un romanzo straziante sul mio amore per lei ed era molto brutto, io ne ero cosciente, ma allo stesso tempo sentivo questa grande felicità di scrivere nella stanza mia e di mio fratello, di nascosto da lui perché mi vergognavo, e lì ho pensato per la prima volta che avrei voluto scrivere per tutta la vita.»

La letteratura si invera e lacera l’esistenza. “La scrittura o la vita” di Annalena Benini

Quindi la poetessa Patrizia Cavalli (alla quale fu assegnato il Premio Dessì nel 2007) e la sua amicizia con Elsa Morante: «io avevo la certezza di assomigliarle perché aveva scritto Il mondo salvato dai ragazzini, ma lei già stava da un'altra parte mentre io ero una conformista ancora ferma al Sessantotto. In ogni caso, lì è cominciata la mia vita. Da quel momento è cambiato tutto, da così a così».

 

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E per concludere Edoardo Albinati (ancora segnato dal suo ponderoso La scuola cattolica), Melania Mazzucco le cui parole risuonano di echi primordiali (Eros e Thanatos), Alessandro Piperno e una scrittura che si nutre di un non negato disagio esistenziale e infine Walter Siti con il suo anelito di eternità.

Se è vero, come scrisse Jorge Luis Borges, che «la letteratura non è altro che un sogno guidato», non possiamo che essere grati ad Annalena Benini per essersi prestata a farci da Cicerone e per averci appalesato plasticamente – con la sua scrittura asciutta, ma pregnante – quanto non abbia nulla di onirico la potenza con cui la letteratura riesce a ridurre in brandelli la stessa vita.


Per la prima foto, copyright: Brooke Cagle.

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