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La letteratura di oggi fra pop e cattivo gusto, nella “Casa di carte” di Matteo Marchesini

La letteratura di oggi fra pop e cattivo gusto, nella “Casa di carte” di Matteo MarchesiniCasa di carte è una raccolta di articoli e saggi sulla letteratura e la critica in Italia negli ultimi anni, scritta da Matteo Marchesini, critico, poeta e romanziere emiliano, e pubblicata da Il Saggiatore nella collana La cultura.

È bene dirlo sin dall’inizio, quello proposto dall’autore è l’affresco di una situazione disperata, messa a nudo con sguardo disincantato e ironico da cui esce fuori un’immagine desolante della situazione della scrittura in Italia negli ultimi anni (dal boom in poi, questo il periodo analizzato dall’autore) caratterizzata da una mercificazione del libro («Pubblicate, pubblicate, qualcosa resterà») che porta con sé una saturazione del mercato, privando anche il lettore più volenteroso o lo studioso del tempo e della pazienza necessari per farsi un’idea su un libro («Novecento: leggi e rileggi un testo finché scatta il clic della comprensione e lo commenti. Duemila: clicchi e commenti un testo finché scatta la lettura e lo comprendi»).

 

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Non avendo quindi il tempo necessario da dedicare a un’opera o al corpus di un autore, il giudizio è fallace o, se va bene, incompleto, e da qui ne deriva la perdita del buongusto («Trovando già pronta una bibliografia autorevole, quando guarda al passato il professore studia, chiosa, esalta Federigo Tozzi; ma appena torna a volgersi verso il presente, il suo gusto lasciato solo lo porta subito ad apprezzare gli eredi di Virgilio Brocchi.»). Allora, quando la sostanza è perduta, non restano che saggi privi di idee, colmi di superlativi e lodi iperboliche, vuote, e perciò ancora più dannose. Così la crisi letteraria e quella culturale vanno a braccetto, alimentandosi in un sistema di feedback positivi di cui non può vedersi la fine.

Queste le idee proposte da Marchesini. Niente di inedito, concetti che si rimbalzano da oltre un secolo nel dibattito intellettuale italiano, innescate da Giacomo Leopardi nelle Operette morali, ma espresse con un’incisività particolare, attraverso l’uso di piccoli apologhi o brevi sentenze a sé stanti, che, con la loro schietta immediatezza, nella discesa all’Inferno che è il mercato librario e intellettuale moderno, sembrano dire, come Virgilio a Dante «non ragioniam di loro, ma guarda e passa.»

La letteratura di oggi fra pop e cattivo gusto, nella “Casa di carte” di Matteo Marchesini

Quanto detto sinora non riassume che l’introduzione al libro, cui fanno seguito cinque sezioni, che raccolgono invece saggi più organici, in cui la verve polemica del castigatore di costumi lascia spazio alla pacata ricostruzione (non priva di una sua forza) dello studioso, e il fulmen in clausula cede a una più ragionata trattazione. Così è la parte intitolata Moderno, Postmoderno, Palude (sottotitolo Parabole ideologiche, narrative e poetiche tra il secondo Novecento e il Duemila), in cui l’autore analizza l’opera di diversi autori, (come Fortini, La Capria, Domenico Rea, Siti o Fiori) più o meno conosciuti, e quindi più o meno stabilmente presenti nel canone, nemico ultimo di Marchesini, perché luogo in cui il cattivo gusto e la superficialità si cristallizzano e finiscono per dettare legge.

Perciò la sezione seguente non può non essere che Tre ingiustizie del canone dove l’autore analizza la sorte che ebbero gli scritti di Foscolo, Saba e Cassola, mettendo in luce come fortune e sfortune di un autore dipendano molto più da chi e come lo ha letto che non dal valore intrinseco dei suoi scritti.

Terza sezione è Critici e saggisti. Quattro modelli, in cui Marchesini ritrae quattro grandi critici letterari dello scorso secolo, quali furono Cases, Garboli, Baldacci (col quale l’autore denuncia una grande affinità) e Berardinelli, ricordato e immortalato con un’istantanea di rara potenza e concisione:

«Un pomeriggio dell’aprile 2006, mentre vagavamo battibeccando per Tuscania, aprì le braccia in un gesto spazientito e umoristico. «Io voglio solo che ognuno mostri quello che è» mi disse. «Io voglio solo che ognuno mostri quello che è»: ecco, qui stava la poetica del mio autore!»

La letteratura di oggi fra pop e cattivo gusto, nella “Casa di carte” di Matteo Marchesini

La quarta sezione Diagnosi, satire e polemiche riprende l’introduzione e la critica salace all’editoria e al mondo intellettuale contemporaneo, con saggi come Sulla retorica della dismisura, Intellettuali tipici del XX secolo, Il poeta Bovary e tanti altri, in cui le tinte fosche sulla situazione culturale italiana, se possibile, si inscuriscono rispetto all’introduzione.

Il lettore è gettato a questo punto in uno scoramento totale, nato dall’analitica critica dello studioso, che è tanto più sferzante quanto più si dimostra esatta e puntuale. La conclusione è che a dominare, ai nostri giorni, è la visione di una letteratura in cui lo scrivere non assume più senso oltre a quello dettatogli dal mercato, di atto fine a sé stesso che come tale deve seguire un’estetica e un’etica che lo rendono subito identificabile al pubblico, che lo riconosce come letteratura e subito come tale lo cataloga, impedendogli quindi di influire concretamente sulla realtà (quello il senso ultimo del saggio Parti presi).

 

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Matteo Marchesini è quasi suo malgrado obbligato a vestire i panni del laudator temporis acti, per cui il rimpianto di un mondo passato in cui la cultura letteraria aveva significato in sé si scontra con la realtà contemporanea, dove la letteratura è relegata a orpello autoreferenziale. Dallo scacco, il furor patetico con cui l’autore si scaglia contro la modernità, in un disperato, ulteriore tentativo di risvegliare le coscienze e convincerle a cambiare direzione.

In conclusione, una nota dolce in quello che è finito per diventare un greve affresco: l’ultima sezione, intitolata Un esempio di critica tematica è una gemma che da sola ripaga il prezzo del libro. Altro non c’è da dire, godetevela.


Per la prima foto, copyright: Susan Yin su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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