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"La guerre des arbres commence le 13" di Didier Van Cauwelaert

La guerre des arbres commence le 13, Didier Van CauwelaertQuesto mese ho deciso di lasciare la parola ad un autore traducendo un brano del suo ultimo libro La guerre des arbres commence le 13, secondo di una serie che ha come personaggio principale un adolescente, Thomas Drimm. Didier Van Cauwelaert, apprezzato autore francese e fornitore di bestseller alla sua casa editrice, ama sperimentare, ed è così che si è lanciato in questa saga per ragazzi tra il filosofico e il fantascientifico. Considerata dai critici la risposta a Harry Potter, “con l’umorismo e il senso critico in più” la lettura di questa saga è interessante perché, seppur celati in un’epoca avveniristica, sottolinea alcuni aspetti della nostra società, che potrebbero far riflettere. Certo, non stiamo parlando di 1984 di George Orwell, ed è pur sempre indirizzato ai ragazzi, ma vi si cela comunque un monito. In particolare, vi propongo questo stralcio tratto dall’ultima parte del volume:

 

“Come si è arrivati al mondo in cui sei nato ? Perché ho preso il potere, e a che scopo? L’umanità correva verso la sua perdita. Le religioni si erano allontanate dalle proprie radici e andavano alla deriva come tronchi morti, facendo naufragare tutte le imbarcazioni umane. Alla fine stava diventando noioso. La nozione di divinità stava uccidendo l’uomo. Dio non era più che una fonte di conflitti: toccava a me reagire. Ma non potevo salvare tutti. L’Arca di Noè, conosci. È sempre l’unica soluzione in caso di crisi maggiore. Si riuniscono alcuni esemplari prima di distruggere il resto, e li si lascia rifare ceppo per rigenerare il Creato.

È quanto ho intrapreso con gli Stati-Unici. Una riserva umana. Dotata grazie a me dei più bassi istinti e delle peggiori intenzioni, per provare ancora una volta che il letame è il miglior concime affinché nascano e prosperino dei fiori puri – come te. I più interessanti da pervertire.

Comincio dunque col creare il caos universale spingendo le religioni alle loro ultime estremità. Le aizzo le une contro le altre, favorendo nel contempo i conflitti interni, le lotte fratricide; inspiro attentati suicidi, guerre sante e giuste rappresaglie – adoro questo tipo di vocabolario. Insomma, metto su un casino. E spargo paura, soprattutto: la mia arma migliore. Molto più affidabile dell’odio, che riposa sul sentimento di superiorità. Ho avuto il tempo di meditare sui miei fallimenti precedenti, con le ideologie che sostenevano l’avvento del superuomo. Tutti coloro che si credono i più forti finiscono vinti da coloro che fanno della propria debolezza una ragione di sopravvivere. È una legge contro la quale nulla posso, allora la aggiro. E poi l’autodistruzione è talmente più divertente da mettere in scena dei rapporti di forza…

Mi sarò molto divertito, col genere umano, Thomas. Non sono sempre stato l’onnipotente mercante di pulci cerebrali della vostra società robotizzata. Mi adatto alle varie culture. È raccomandato, quando si è immortali. Sono stato stregone tra i primi popoli, maestro di pensiero per gli intellettuali, guida rivoluzionaria nei momenti di cambio di regime, re dei mercati azionari in epoca capitalista, imperatore del tessile quando il velo islamico ha invaso il mondo…

Ma era arrivato il momento di fare qualcosa di nuovo. Con cosa potevo sostituire le religioni, per radicare una nuova civilizzazione? Il gioco d’azzardo. Il culto dell’azzardo. La mitologia della vittoria al gioco, concepita come il prodotto della forza mentale. Un valore spirituale, valutato da un quoziente di potenza ludica che selezionerebbe i dirigenti. In parole povere: la ludocrazia. Un mondo governato dalla dittatura della fortuna, dalla pace protetta, dell’incultura generale, della formattazione della sorveglianza al servizio del benessere. Il vostro mondo. Gli Stati-Unici.

Ma non esiste arca di Noè senza diluvio. Sono riuscito a convincere il primo presidente Narkos che le potenze straniere volevano invaderci, che le nazioni religiose confinanti avevano lanciato una guerra santa contro il gioco e che era necessaria una risposta preventiva. Non volevo di un conflitto nucleare o chimico che avrebbe colpito l’ambiente. Ho preferito una morte bio. Una morte verde. l’umano sarebbe stato distrutto dal vegetale.

[…]

Ho così diviso il pianeta in due: i nove decimi riservati alla natura ridiventata selvaggia, e il resto dedicato alla mia riserva umana. Un mini mondo sotto una campana per concentrare i miei esperimenti.

Con gli Stati-Unici, ho ricreato il Paradiso perduto – ossia, per me, l’Inferno ritrovato. Ho giocato al gioco delle Tentazioni. Avendo esaurito le vostre risorse energetiche tradizionali, avreste, se ve ne avessi dato le possibilità tecniche, imprigionato e riciclato l’anima dei vostri defunti per estrarne un’energia pulita?

[…]

Era solo un esperimento Thomas. Una verifica. È andata oltre le mie aspettative. O dovrei dire i miei timori? Perché, vedi, tutto ciò mi annoia. E mi fa deperire. Sì sì. In un mondo nel quale ognuno fa il gioco del Male, la mia potenza si anchilosa per mancanza di resistenza. Da qui la necessità di risvegliare le forze del Bene addormentate dalla paura e dal confort, creandomi il nemico ideale. Tu. […]

Ad ogni modo, non dimenticare mai che sei libero. Ti ho messo in situazione, ma non ti ho programmato. Se no, dove sarebbe il piacere, la sorpresa, la posta?”

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