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“La fuga selvaggia” di Renzo Brollo, la storia tragicomica di due fughe

“La fuga selvaggia” di Renzo Brollo, la storia tragicomica di due fugheUna bolla di sapone leggera e frivola, una sfera iridescente che urtata dal vento si curva in modo innaturale, ma che, nonostante ciò, resta integra e salda. È questa l’immagine che descrive, in estrema sintesi, il romanzo La fuga selvaggia di Renzo Brollo.

La trama si snoda attorno a due storie parallele, due fughe: quella di tre anziani che scappano dalla casa di riposo Sant’Ennio – un paesino immaginario della pedemontana friulana – e quella di tre cani randagi che si allontanano da un canile di Ferrara. I primi hanno l’obiettivo di arrivare a Rosticino Polesine, a casa del più anziano dei tre, Lido, e si ritrovano immersi in una rocambolesca avventura che li vede protagonisti di spostamenti fatti con mezzi di fortuna e incontri con persone dalle caratteristiche più disparate. I secondi, invece, scappano dalla cattiveria della proprietaria del canile, approfittando della sbadataggine di due custodi. Vengono inseguiti, malmenati, quasi braccati, ma finiscono per saltare su un treno merci in transito e incrociare la fuga degli anziani...

Il racconto è una rappresentazione di quello che, molto probabilmente, secondo i piani dell’autore, è un parallelismo indicativo dell’estrema rivolta. Due ultime chance. Due storie affiancate, che s’incrociano solo in fondo alla vicenda, e che sono sinonimo di un estremo tentativo di autoaffermazione: gli anziani da un lato, deboli ma coraggiosi, e i randagi dall’altro, che non hanno nulla da perdere; entrambi mossi da un disperato tentativo di rimpadronirsi della propria vita, spinti da un’energia vecchia che ignoravano di aver conservato.

“La fuga selvaggia” di Renzo Brollo, la storia tragicomica di due fughe

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La fuga selvaggia è un libro particolare, quasi tragicomico, una storia intrisa di idee originali e vicissitudini bizzarre. Strappa più di un sorriso al lettore ma, allo stesso tempo, lo porta a compiere veritiere e amare riflessioni. Come quella che si fa verso gli anziani e i più deboli in generale: vittime di una società frenetica, fatta d’individui spesso irresponsabili, incuranti del fatto che, un giorno, i più deboli saranno loro.

Il linguaggio adoperato da Renzo Brollo è semplice e privo di virtuosismi lessicali. Ma si rivela comunque ricercato, più che sufficiente a descrivere adeguatamente i luoghi e a raccontare gli sfondi che compongono il romanzo.

 

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La trama è pressoché lineare: non presenta complicati intrecci narrativi o voli pindarici articolati e – come già scritto in precedenza – ha un forte significato simbolico.

La narrazione degli avvenimenti è suddivisa in capitoli brevi, dedicati, di volta in volta, alla fuga dei tre anziani e a quella dei tre randagi. Una frammentazione che agevola molto la lettura.

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Le atmosfere descritte sono tipiche della provincia, mentre le scene – a volte cariche di violenza altre volte d’ilarità – sono esposte con molta cura e dovizia di particolari.

La storia raccontata si presenta alquanto “leggera”: nonostante il racconto sia gradevole da leggere, infatti, il tutto stenta a decollare. L’esigua suspense e la poca caratterizzazione dei personaggi, almeno nella prima parte del libro, non invogliano di certo alla lettura e creano, anzi, poca affezione verso i protagonisti, contraddistinti forse da un background insufficientemente sviluppato. Un aspetto, quest’ultimo, che rappresenta uno dei pochi se non l’unico punto debole dell’intero testo.

“La fuga selvaggia” di Renzo Brollo, la storia tragicomica di due fughe

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La fuga selvaggia diRenzo Brollo è, riassumendo, una storia tragicomica, ben scritta e costruita con accuratezza stilistica. Caratterizzata da un forte significato e carica di spunti riflessivi interessanti. Viziata da piccole “sbavature”, ma ricca di accorgimenti stilistici e di una trama lineare e godibile.

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