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La forza di una donna nella Seconda guerra mondiale. Intervista a Cinzia Giorgio

La forza di una donna nella Seconda guerra mondiale. Intervista a Cinzia GiorgioCosa significa vivere i propri migliori anni nel bel mezzo di un conflitto bellico come la Seconda guerra mondiale? A raccontare questo, dal punto di vista di Matilde, donna forte e caparbia, è Cinzia Giorgio nel suo ultimo romanzo, I migliori anni, da poco uscito per Newton Compton.

Con Cinzia Giorgio siamo andati alla scoperta proprio dei migliori anni di questa donna, della forza e del potere della memoria e dell’importanza della famiglia e delle sue storie e ricordi.

 

Cominciamo con una domanda diretta e che potrebbe apparire scontata, ma vista la natura del libro mi sembra quasi d’obbligo: perché i migliori anni? Cosa li distingue dagli altri?

I migliori anni sono gli anni di solito della giovinezza, delle speranze e dei sogni. Sono gli anni in cui ci si innamora per la prima volta e si fanno scelte che poi segnano il percorso di tutta la nostra vita. La protagonista del mio romanzo li vive durante la Seconda guerra mondiale i suoi “migliori anni”, un’epoca difficile, terribile e precaria durante la quale sognare era forse l’unica soluzione possibile per sopravvivere.

 

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La citazione in esergo spiega forse il senso ultimo (o uno dei sensi) del libro: «In the garden of memories we meet every day». Che cos’è per lei la memoria? E che ruolo occupano i ricordi nella sua vita?

La citazione è stata aggiunta dopo la stesura definitiva del romanzo, quando sono andata a visitare il cimitero militare del Commonwealth di Roma e ho cominciato a passeggiare tra le lapidi dei soldati caduti durante il secondo conflitto mondiale. La lapide che commemora la scomparsa del fuciliere Evans mi ha colpito subito. Non solo racchiudeva in sé il senso dell’intero libro, finale compreso, ma rappresentava in pieno un mio stesso pensiero: i ricordi sono l’essenza della nostra vita, tramite i ricordi possiamo riascoltare le voci di chi non c’è più ed emozionarci ancora. La memoria è custode del nostro cuore.

 

Chi è sua nonna Maria? Cosa l’ha spinta a dedicarle il libro? Quanto di lei sopravvive in Matilde Carbiana, la protagonista di I migliori anni?

Mia nonna era una donna caparbia e risoluta che ha vissuto sempre come voleva. Un esempio per me di forza e di eleganza al tempo stesso. Una donna a suo modo rivoluzionaria in un periodo in cui non era affatto scontato esserlo. Matilde è lei: le sue scelte, la sua storia, il suo carattere. Il romanzo le appartiene di diritto.

La forza di una donna nella Seconda guerra mondiale. Intervista a Cinzia Giorgio

Il libro copre un arco temporale che va dal 1933 al 1975 con un’apertura fino al 2005. Com’è cambiata Matilde nel corso di questo tempo (al di là degli aspetti anagrafici ovviamente)? E quanto i cambiamenti sociali hanno inciso in lei?

Matilde cambia poco per alcuni aspetti del suo carattere e moltissimo per certi altri. Si accorge che non sempre è possibile vivere la vita che avremmo voluto e di questo si rende conto subito, da ragazza, durante la guerra. Diventa adulta troppo presto, ma non le dispiace, in fondo l’ha sempre voluto. Le scelte che fa le pesano e la rendono più schiva e a tratti cinica ma la sua smania di vita e la sua indipendenza restano il nodo cruciale, la chiave di volta su cui si regge la sua esistenza.

 

Perché una saga famigliare raccontata attraverso gli occhi di una donna? Cosa l’affascina di questo particolare punto di vista?

Le storie di famiglia sono affascinanti, sono scorci di vita vissuta che ci permettono di leggere la Storia attraverso canali inusuali, soggettivi. Microcosmi sui quali è bellissimo soffermarsi. Quando ho cominciato a scrivere I migliori anni, avevo un quadro completo di ciò che era accaduto al Sud durante la Seconda guerra mondiale, ma lo avevo soprattutto di quella parte poco nota: il punto di vista delle ragazze che durante il conflitto stavano vivendo la loro adolescenza, i primi amori, le prime delusioni. La guerra non aveva impedito loro di sognare. Anzi, la dimensione del sogno le aiutava appunto a sopravvivere.

La forza di una donna nella Seconda guerra mondiale. Intervista a Cinzia Giorgio

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Una donna come Matilde cos’ha da dire agli uomini di oggi? E alle donne?

Studiate: solo attraverso lo studio si può essere liberi. Nel romanzo a un certo punto Matilde dice: «le donne si salvano da sole» ma, aggiungo, anche gli uomini. Il mezzo è sempre la cultura. Una testa che pensa liberamente, e sa come farlo perché ha studiato, è sempre indipendente e libera.

 

Questo non è il suo primo romanzo. Cosa troveranno i suoi lettori di nuovo rispetto ai libri precedenti?

La guerra, non ho mai affrontato un tema simile. E forse anche la complessità dei rapporti familiari. Per il resto i miei argomenti ci sono tutti: i libri, le donne forti, le passioni.


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Per la prima foto, copyright: Eric Ward su Unsplash.

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