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La forza di diventare se stessi. “Luce” di Bettina Bartalesi e Gianluca Di Matola

La forza di diventare se stessi. “Luce” di Bettina Bartalesi e Gianluca Di MatolaQuesto mese ho letto Luce di Bettina Bartalesi e Gianluca Di Matola, edito da Clown Bianco Edizioni.

Luce nel 1978 ha tredici anni e vive in una piccola cittadina di provincia, vicino Torino. Considerata da tutti una ragazzina poco socievole, Luce fatica a stringere legami finché un giorno conosce Rosetta, la commessa del market in paese, che le fa assaggiare la sua prima Coca Cola e qualcosa in lei cambia.

«Nella mia ingenua pubertà inseguivo una donna con il doppio dei miei anni che neanche si preoccupava se respiravo o meno. Per lei ero cento grammi di prosciutto cotto all’interno di un panino soffiato. Non si era neppure resa conto del moto rivoluzionario che aveva costretto una piccola borghese, cresciuta a regole e dottrine, a farsi da parte per trasformarsi in qualcuno che non avevo mai immaginato di poter diventare».

 

Come il market però, anche Rosetta è «roba» di Egidio e per questo nessuno osa avvicinarla.

Rosetta nasconde un passato faticoso da dimenticare che continuamente sembra minacciare il suo presente. Lei non è come le altre donne a cui Luce è abituata, lei non si “sbottona”; non preme per raccontarsi. E così, come quel sapore di Coca Cola, Luce finisce per non poterne più fare a meno e comincia a provare dei sentimenti per quella donna anche se è «femmina come lei».

 

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Insieme all’amore, Luce sente crescere in lei il desiderio di proteggerla. La sera in cui scopre che Egidio la usa per pagare i suoi debiti a carte e la vede rientrare faticosamente a casa, immagina di avvicinarla solo per dirle: «Ci sono io qui, non sei sola», sperando che lei le si affidi.

«Erano tutte più o meno formidabili, speciali, che si distinguevano per un qualcosa. Ma come l’effetto di una magia destinata a svanire, le donne che conoscevo erano altrettanto fragili. Indifese e delicate come bicchieri di cristallo. Le potevi osservare, ammirare e rigirartele tra le mani per sentirti catturata, rapita. Bastava un attimo, però, e il loro corpo finiva per scheggiarsi. O, peggio, si rompeva totalmente».

La forza di diventare se stessi. “Luce” di Bettina Bartalesi e Gianluca Di Matola

Impotente, giovane e ridotta al silenzio Luce si sente come un «guerriero inutile».

Le manca l’azione, come a tutti in famiglia. Come il padre che seduto al tavolo della cucina, in canottiera e slip, lustra con gesti ripetitivi e senz’anima la sua beretta, mentre a terra agita i piedi gonfi e violacei, e la madre, zitta, asservita al marito, costretta a cambiare un paio di scarpe solo quando le sanguinano i piedi, obbligata a sentire il marito gridare: «morte ai rossi», quando lei invece li ha pure votati. Questa non è la famiglia che Luce vorrebbe. Vorrebbe che fosse Ivan, uno dei “rossi” che il padre tanto odia e che lei invece ammira, ad adottarla.

Ivan ha la forza di non somigliare a nessuno, il coraggio di essere se stesso. È l’unico che la sembra capire, conoscere e si prende cura dei suoi tormenti. Le fa discorsi da grandi e la chiama «piccola guerriera».

«Tu che fai?» chiesi io con la mia sfacciata curiosità.

«Cerco di cambiare il mondo. O almeno una parte» spiegò sinteticamente.

«È difficile farlo?»

«Oh, sì, a volte penso sia impossibile. Poi mi ricordo che non bisogna mai arrendersi. Che se tutti noi ci tirassimo indietro non ci sarebbe più speranza. Allora mi rimbocco di nuovo le maniche e ci riprovo».

 

Ivan le spiega che affinché non ci siano più vittime anche l’uso di una pistola può tornare utile, nonostante lui sia un convinto pacifista. Ognuno deve fare la propria parte per il cambiamento, nessuno può sentirsi «assolto».

 

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Così Luce, che sente di dover scegliere tra dedicarsi al ruolo convenzionale che è richiesto a una ragazzina della sua età, e diventare quello che Rosetta le chiede, sceglie di fare un passo verso la donna che vuole essere, verso quella guerriera che Ivan sembra vedere tanto chiaramente.

È così che Luce trova il coraggio di affermarsi.

«Non ho più avuto bisogno di saltare una finestra per uscire in strada a cercare me stessa».

La forza di diventare se stessi. “Luce” di Bettina Bartalesi e Gianluca Di Matola

La storia di Luce è una storia di crescita, di maturazione e soprattutto di affermazione. Gli autori descrivono con precisione quel momento in cui i bisogni di un’altra persona diventano più importanti dei nostri e vorremmo solo dirgli: «Ci sono io con te, non sei solo».

Quel momento è la nostra scelta, è ciò che siamo.

È il momento in cui usciamo dal nostro nascondiglio e ci riveliamo. Quell’istante ha il sapore rivoluzionario di quella Coca Cola. Una novità innocente di cui però non si potrà più fare a meno.

Questa storia mi ha fatto molto riflettere sul significato di coraggio e di riscatto. Siamo talmente abituati agli slanci di estremo coraggio propinati dalla televisione e dalle storie commerciali da rimanere atterriti di fronte a una storia che corre tutta sottopelle ed è fatta di sottili condizionamenti che camminano silenziosi senza troppo scalpore. Questi condizionamenti però ci sono e dobbiamo imparare ad accorgercene. Il loro veleno è paralizzante e per reagire si ha bisogno di una dose, forse solo in apparenza meno evidente, di coraggio.

«Avevo sempre considerato l’universo femminile sotto forma di compromesso. Per questo, anno dopo anno, maturai la certezza che una donna dovesse essere inquadrata nell’eterna rappresentazione del sacrificio. C’era lei, che esisteva per la soddisfazione di un altro. Erano esattamente così tutte le mie donne: la Comăneci, la Dorio, Patti Smith, Rosetta e infine mia madre. Sì, pure mia madre. Nonostante il suo atavico egoismo, i bigodini e la cura per il corpo nell’infinito tentativo di apparire bella agli occhi degli altri, anche lei aveva abbandonato le ambizioni che si portava appresso per crescere tre figli e riparare i danni causati da un marito scriteriato».

 

A Luce in realtà serve solo il permesso, qualcuno che le dica che, anche se piccola, può fare la sua parte. Sta tutto qui il suo riscatto. È questo permesso, di cui Luce e tante come lei credono di aver bisogno, a consentirle di muoversi dalla posizione che la società sembra già averle attribuito (le bambine stanno a casa con la madre e non al bar a bere Coca Cola; le bambine socializzano con le coetanee e giocano con cose da femmine).

La forza di diventare se stessi. “Luce” di Bettina Bartalesi e Gianluca Di Matola

Da oggetto, Luce diventa soggetto e la nuova posizione assunta le dà la forza di agire. E credo proprio che sia questa la parola chiave, perché è l’azione, che Luce tanto ammira in Ivan e che manca alla sua famiglia, a fare la differenza.

Di questa storia mi ha colpito la presa di parola, timida ma effettiva, che si trasforma in azione e che riduce al silenzio tutti gli altri interlocutori.

 

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Nel testo, significativamente, gli autori scelgono di celare il nome della protagonista fino alla fine. Perché è allora che Luce afferma la propria identità come soggetto e i ruoli cambiano. Così, da essere per tutti la figlia del fesso, spersonalizzata, diventa Luce, sicura di essere diventata quella ribelle che Ivan ha sempre visto in lei.

«Oggi, che quella piccola guerriera si avvia ad essere donna, seguo un cammino di assoluta consapevolezza. I miei occhi non sono più rivolti verso il basso. Non guardano più le punte delle scarpe. Perché adesso grazie alle strofe di una canzone che ci fecero incontrare, so dove voglio arrivare. Puoi essere fiero di me, Ivan. Ho smesso di sentirmi smarrita e isolata».


Per la prima foto, copyright: christian ferrer.

Per le ultime due foto, si ringrazia l’editore.

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