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La forza dei ricordi dell’infanzia. “Trattato di economia affettiva” di Paolo Nelli

La forza dei ricordi dell’infanzia. “Trattato di economia affettiva” di Paolo NelliPuntata n. 25 della rubrica La bellezza nascosta

 

«Nella foto che fanno il pomeriggio, mentre attendono che le tre ore siano adempiute prima di entrare in mare, lui, in spiaggia, sul moscone, mette la mano sulla spalla di suo padre. Suo padre ha tutti i capelli in testa, non ha pancia e ha una sigaretta tra indice e medio. Sono seduti sul moscone del bagnino, sulla spiaggia di Cesenatico. La sigaretta è l’unica cosa che di tutta la foto non lo sorprende. Suo padre, i suoi zii, hanno sempre una sigaretta in mano, in tutte le foto.»

 

La memoria è un oggetto, è come un movimento perpetuo; quando ricordiamo qualcosa, il nostro cervello ci fa rivivere chimicamente le stesse sensazioni che abbiamo vissuto in quel momento in cui ci siamo andati a fiondare; sotto pelle, tra i muscoli e le ossa, il nostro corpo percepisce in maniera sfumata la felicità di quella corsa in spiaggia, la tristezza di quel regalo che non è arrivato, la rabbia di quella ramanzina che no, non meritavamo. La memoria è un luogo, è un accadimento continuo, ma è una terra imperfetta, dove tutto quello che ricordiamo perde dei pezzi importanti; tutto ci appare più accettabile, più dolce, anche i momenti di buio, rivissuti nella mente, ci tornano facendo a meno del loro grado di drammaticità.

La forza dei ricordi dell’infanzia. “Trattato di economia affettiva” di Paolo Nelli

Il filtro che ci permette di vedere il passato in maniera meno dura è la distanza. Poi c’è la scatola nera delle emozioni, l’amigdala, una piccola parte del cervello a forma di mandorla, posizionata sotto l’ipotalamo; quello è il posto in cui ogni emozione che abbiamo provato, fin dai nostri primi battiti di cuore, viene immagazzinata e tirata fuori, poi, nel momento opportuno. L’infanzia è un campo di battaglia, dove le ore felici di quando bambini camminavamo con la mano stretta al braccio di un genitore, acquistano valenza e significato fondamentali; basti pensare che i nostri primi cinque anni di vita sono quelli in cui viene formata la persona che saremo da adulti. Infanzia, quindi, felice e infelice, infanzia di schiaffi e carezze, di visioni da non accettare, e scene magnifiche, di memorie come rotoli di una pellicola, frame, legami sfaldati o rimpolpati.

 

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Paolo Nelli è nato in Brianza e vive a Londra dove insegna al King’s College. Il suo romanzo Trattato di economia affettiva è stato pubblicato in Italia da La nave di Teseo.

La forza dei ricordi dell’infanzia. “Trattato di economia affettiva” di Paolo Nelli

Siamo negli anni Settata, gli anni dell’economia che spiccava il volo, gli anni delle trasmissioni televisive in bianco e nero, la Rai e il Carosello; seguiamo la vita da infante di Nello, un ragazzino con il suo papà operaio e la sua mamma casalinga; vita di stenti, con pochi soldi e molti affanni, distanze affettive e problematiche emozionali, ma nonostante tutto, gli anni di Nello sono felici. Assistiamo al susseguirsi dei giorni nella vita di questo ragazzino con la testa piena di sogni e desideri, ma con pochissime possibilità di realizzarli. In questa narrazione si intrufola il Nello adulto, che rivede ciò che è stato con la distanza giusta per poter analizzare a fondo e per bene la sua vita. I baci, voluti, e rubati, le maestre e i lavori, le emozioni da maneggiare con cura, a volte con non curanza.

 

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«Nonno Antonio tutte le mattine si rade e si lava i capelli e poi va in campagna. La distanza da casa alla campagna è notevole. Non è terra facile quella del nonno. Le radici degli ulivi come dita di una mano si aggrappano al declivio per potersi reggere. Coltiva anche l’orto nel cortile interno, sotto casa. Oggi, che è domenica, resta sul balconcino quadrato, proprio dirimpetto alla facciata della chiesa, a seguire la messa dalle porte aperte. Quando escono i compaesani lo salutano dalle scale e lui risponde al saluto restando seduto, alzando un poco il cappello.»

La scrittura di Nelli evoca i ricordi e gli accadimenti in maniera docile, maneggia gli eventi con maestria e ce li mostra a spezzoni, introducendoci, di volta in volta, nelle fasi bambine di Nello, nei sentimenti che si susseguono, nelle sue repressioni e nelle strette al cuore per i piccoli momenti di felicità ordinaria (straordinaria). Un romanzo scritto con il calore che appartiene ai ricordi belli, quelli dove esiste un grado di perfezione che è insito nei giorni passati, nelle foto, nei momenti che restano impressi in una parte della memoria, e dove tutto appare pulito, immacolato.

La forza dei ricordi dell’infanzia. “Trattato di economia affettiva” di Paolo Nelli

«Ad agosto anche alla tele non c’è niente. Soprattutto il pomeriggio. Solo repliche di cazzate che hanno già fatto trenta volte. Oggi però ci sono solo le sirene, ci sono i muri per terra, ci sono le autoambulanze, ci sono le persone vive che portano via nelle coperte le persone morte. Ci sono le persone per terra che sembrano stracci abbandonati sotto la polvere, tra le macerie. C’è gente che si dispera, che urla. C’è una voce di uno che forse è vecchio, che ha un accento diverso, che forse piange Delinquenti! Non si può vedere cose così! Criminali, dioboia.»

 

Ripercorrere ciò che siamo stati e cercare di capire da dove veniamo sentimentalmente, comprendere la materia dei nostri strati emozionali, scavare sotto la pelle e i muscoli e affondare le mani negli organi, ricordare il sudore della paura che si mischia a quello per il caldo, accarezzare il freddo amico e il freddo della tragedia, lasciarsi assuefare dalla felicità e dai livelli di contentezza che esplodono nella vita adolescenziale, e accomodarsi nella tensione muscolare della rabbia, strumento di forza e di determinazione.

 

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Siamo fatti di accadimenti, eventi, siamo fatti di vecchie foto impolverate e di carezze a volte mancate; siamo fatti di cassette degli attrezzi piene di strumenti e di istruzioni sbagliate. Siamo fatti di materiale organico e di sguardi filmici su volti densi e pieni che hanno riempito, assecondato, seguito, il nostro percorso. La dolcezza di un programma televisivo, la certezza di un canale su cui ogni sera puoi fare affidamento, la novità che elettrizza di uno schermo, un pranzo, una cena, ore come santuari, dove condividere molto più che un semplice pasto.

Siamo tutto quello che non siamo stati, e soprattutto, tutto quello che non accadrà mai.


Per la prima foto, copyright: MI PHAM.

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