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“La fortezza” di Meša Selimović racconta la Sarajevo del XVIII secolo

“La fortezza” di Meša Selimović racconta la Sarajevo del XVIII secoloLa fortezza di Meša Selimović viene ripubblicato da Besa editore, ma la sua prima uscita in ambito letterario fu nel 1970. Leggerlo oggi significa compiere ancora una volta un viaggio nella Sarajevo del passato e mantenere viva la memoria di uno degli scrittori più importanti e della letteratura serbo-croata.

Il protagonista della storia nata dalla mente di Selimovic è il giovane Ahmet Šabo, reduce dopo otto lunghi anni di guerra trascorsi nelle paludi del Dnestr. Il giovane uomo cerca di ricostruirsi una vita, ma il suo animo è profondamente minato dai ricordi delle tragiche esperienze vissute sul campo di guerra. Da fuori non si vedono segni, ma l’animo di Ahmet è segnato da cicatrici profonde composte dai volti, dalle voci e dalla storia di vita dei tanti suoi compagni morti al fronte. Ahmet in realtà è tormentato anche dal pensiero costante della palude di Hocin, le cui acque melmose sono diventate il luogo che custodisce il ricordo di coloro che si accalcano nella mente e nel cuore del protagonista.

 

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Il ritorno a casa per Ahmet non è quindi facile, nel senso che si trova a vivere in una società nella quale il suo carattere sincero, spontaneo, che mira all’onestà e alla rettitudine, viene costantemente messo sotto pressione da un mondo cruento. Sono diversi i fatti a cui Ahmet assiste e dei quali è testimone che gli fanno capire che qualcosa non va. In primo luogo, ricordando il suo vissuto, scopriamo che la famiglia del protagonista è stata interamente sterminata non dalla guerra, ma dalla peste. Accanto a questo dolore personale, mentre il giovane si aggira nella Sarajevo preda della distruzione, assiste ad atti di vendetta compiuti dalla gente del posto, la quale non esita a sterminare i propri simili. Ahmet cerca di restare puro, trovando un primo lavoro come scrivano di lettere per coloro che non sanno scrivere e che vogliono comunicare con i loro parenti o amati. L’impiego gli piace, ma non riuscirà a tenerlo a lungo, perché il mondo che circonda Ahmet è composto da briganti, da commercianti avidi e da uomini corrotti che non hanno esitato, e che non esitano, a giocare con le vite altrui per arricchirsi. Ahmet pur di lavorare busserà a più porte, ma sarà a causa del suo modo di comportarsi e di approcciarsi alla vita che il giovane uomo non troverà il sostegno desiderato.

“La fortezza” di Meša Selimović racconta la Sarajevo del XVIII secolo

Il libro, tradotto dal serbo-croato-bosniaco da Vesna Stanić, presenta un’introduzione di Predrag Matvejević che permette al lettore di comprendere non solo l’attività letteraria di Selimović, ma anche dettagli sul panorama letterario nel quale l’autore creò i suoi testi e come il contesto e il vissuto personale e il passato storico possano influenzare la produzione letteraria.

Su questa umanità imbarbarita dalla fame, dalla guerra, dalla sete di vendetta e dalla povertà veglia la Fortezza, che non è una persona. La Fortezza è un luogo, un lugubre e terrificante edificio nel quale gli oppositori al potere vengono gettati e lasciati marcire. Il maestoso edifico è il simbolo di chi governa e di chi, grazie a esso e a quello che dentro accade, impone il suo agire e volere, annientando coloro che cercano di opporsi. Ahmet, musulmano, in questo mondo si sente un pesce fuor d’acqua e lo stato di inadeguatezza del protagonista ha dei risvolti negativi anche sulla relazione con Tijana, cristiana. I due si incontrano, si innamorano e si sposano, la loro felicità coniugale sta per essere coronata dall’arrivo di un figlio, poi tutto precipiterà nel dolore. La coppia comincerà a vivere sempre più una relazione conflittuale fatta di incomprensioni, di cose non dette, di dolori che consumano e che sembrano allontanare sempre più marito e moglie. In realtà, Tijana, e qui sta il valore del suo amore che va oltre la fede e i conflitti sociologici e politici, sosterrà sempre il marito, anche quando lui comincerà davvero a osare nel proprio agire, dimostrando una volontà d’azione mai evidenziata prima.

“La fortezza” di Meša Selimović racconta la Sarajevo del XVIII secolo

La disperazione di Ahmet, quell’apatia e insoddisfazione dovuta al quel suo sentirsi inadatto alle richieste del mondo contorto e anche, concedetemelo, violento e corrotto, si indebolisce quando il protagonista incontra Ramiz. Il giovane con le sue idee che puntano a una vera e propria rivoluzione è davvero una luce nella tenebrosa vita di Ahmet. Sarà proprio grazie all’amicizia con il ragazzo che il protagonista comincerà a guardare il mondo che lo circonda in modo del tutto nuovo, come se lo vedesse davvero per la prima volta in tutte le sue molteplici sfaccettature. Ramiz è un punto di riferimento importante per Ahmet, è per lui l’appiglio alla speranza di un domani da costruire. Nel momento in cui Ramiz finisce imprigionato nella Fortezza, con il senso di morte che incombe su di lui, come su molti altri detenuti, il protagonista troverà un’energia interiore che lo spingerà a compiere azioni per lui impensabili fino a quel momento, compreso l’architettare un piano per liberare Ramiz prima che sia troppo tardi.

La storia narrata dallo scrittore slavo è una vicenda nella quale la vita di singoli individui si intreccia con i grandi fatti della Storia che fanno da sfondo e che si riverberano nei comportamenti e nei ricordi del protagonista e di chi si muove con lui nell’intreccio narrativo.

 

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Pagina dopo pagina scopriamo che il romanzo racconta le persone, le relazioni umane e indaga il potere dando forma a una trama che fa de La fortezza di Meša Selimović non solo un romanzo storico-sociale, ma anche un libro testimonianza sulla Sarajevo del XVIII secolo, quando la città era il crocevia di poteri, persone e delle guerre tra Turchi e Russi.


Per la prima foto, copyright: Inera Isovic su Unsplash.

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