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La festa del lavoro è morta: 5 ragioni

La festa del lavoro è morta: 5 ragioniLa festa del lavoro è morta? È giusto dirlo? Ci son cinque ragioni che potrebbero portarci a dire di sì, e nello stesso tempo a dir di no. Ragioni ribaltabili come i sedili di una vecchia berlina.

La prima è che viviamo in una società dove il lavoro, quello continuo, è residuale, s’è precarizzato, frantumato e allineato alla liquidità di tutto il resto. C’è poco da festeggiare, allora. Ma è anche vero che se in Occidente la situazione è questa, in Oriente non è proprio così: dunque ci son posti dove il lavoro è ancora al centro della fatica di vivere.

La seconda ragione è che il lavoro è un retaggio di una società divisa in classi, in strati, in fette disomogenee di popolazione. Effettivamente, essendo ormai la società divisa tra chi ha (pochissimi) e chi non avrà mai (tutti gli altri), il lavoro perde di senso, si riduce a un’occupazione oziosa (per i primi) o schiavistica (per tutti gli altri), dunque non ha senso festeggiarlo. Ma è anche vero che vi sono società nelle quali le classi resistono – come in Iran – e provano perfino a darsi una vocazione politica e un nazionalismo, come in Turchia.

La festa del lavoro è morta: 5 ragioni_Gianni Dominici

La terza ragione è che il lavoro è sempre meno retribuito, quindi conviene fare impresa se si ha l’obiettivo della rendita, e non del reddito. Quindi tutti imprenditori, nessun lavoratore. Messa in questi termini, la festa non ha senso: anche perché non si festeggia col padrone, e un imprenditore è un padrone per definizione. Ma se l’impresa è individuale, se è una partita Iva, se è un singolo che produce servizi, contenuti, simboli? Le cose si rivoltano, perché lì c’è lavoro, eccome, ma non lo paga nessuno!

La festa del lavoro è morta: 5 ragioni_Shane Adams

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La quarta ragione è che s’è scoperto che il lavoro arricchisce chi non lavora, quindi ha più senso mettere una bella pietra tombale sulla festa del lavoro e farla finita con la fatica. Solo così, magari, si riequilibrano i rapporti di forza e si cambia il mondo. È vero, ma se poi chi s’è arricchito decide di mettersi a lavorare, che si fa? Bella domanda, perché la storia non fa menzione di un caso simile, ma nemmeno di una società senza lavoro.

La festa del lavoro è morta: 5 ragioni_Benedetta Anghileri

La quinta, più metafisica e credibile, è che in una società che smaterializza tutto, perfino la Storia, il lavoro non è più il requisito per dare sostanza alla vita, ma una specie di insopportabile orpello. A questa ragione non so cosa obiettare, perché a lungo andare sta sparendo un certo tipo di lavoro, ma non se ne vede un altro all’orizzonte.

La festa del lavoro è morta: 5 ragioni_@Saigon

Allora, spiritualizziamo il lavoro e rendiamo la sua festa una specie di rito o di giornata della memoria. Ops! Mio Dio, ma è già così… E la festa del lavoro è morta!

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Commenti

Intendiamoci, tutte e 5 le argomentazioni sono ridicole, ma voglio porre il focus su questa qui "La terza ragione è che il lavoro è sempre meno retribuito, quindi conviene fare impresa se si ha l’obiettivo della rendita, e non del reddito".

Ah si? Basta fare impresa per vivere addirittura di rendita? Beh, e allora perché non apriamo tutti una bella azienda e vediamo come va?
Scommetto che chi ha scritto 'sta panzana era da annoverarsi tra quelli che piagnucolavano alla notizia delle centinaia di migliaia di PMI italiane che chiudevano ogni anno.

Evidentemente la mia ironia non è stata ben compresa. Io sono dalla parte di chi lavora e vuole lavorare, per darsi un reddito, non una rendita.

anche se la festa del lavoro fosse morta andrebbe comunque festeggiata in ricordo delle battaglie per ottenere dei diritti per i lavoratori.

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