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La femminilità nella sua essenza. “Polene” di Claudio Magris

La femminilità nella sua essenza. “Polene” di Claudio MagrisPolene di Claudio Magris (La Nave di Teseo) è un’opera che va all’essenza, perché tratteggia i contorni ampi della femminilità attraverso un’attenta osservazione di queste statue lignee e della loro storia.

Le polene, soprattutto dal sedicesimo al diciannovesimo secolo, erano issate sulla prua delle navi per propiziare le lunghe traversate in mare; ma il viaggio che Magris propone al lettore va ben oltre il racconto di mare in quanto le stesse non sono descritte come semplici oggetti, nella maniera in cui potrebbero essere le conchiglie o i vecchi nodi, ma come idoli. Totem da divinare o dee alle quali rivolgere preghiere e, dentro le quali «si cela il mistero della materia che prende forma e si ritrae, indicibile».

La vera forma di una polena è quella femminile, anche se non è sempre stato così: anticamente, a prora, si disegnava un occhio che solo con il passare del tempo si è tramutato in figura umana; alcune volte si optava per sculture maschili con le fattezze di personalità importanti. Ma, come spiega Magris, sono stati gradualmente sostituiti dalla statua lignea femminile dallo sguardo fiero, protratto verso l’alto e i seni scoperti.

 

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Le polene raffigurano nel loro sguardo la potenza insondabile del mare.

«Lo sguardo che scivola come un vento sulla sua distesa senza fine scorge l’anonima uniformità di un futuro indeterminato che fa rabbrividire.»

La femminilità nella sua essenza. “Polene” di Claudio Magris

Il testo di Magris è altresì un viaggio straordinario nei musei del mare di tutto il mondo, ed è rappresentato dal ricco apparato di fotografie, anche a colori, che valorizzano il volume.

Tutte le polene di cui racconta narrano una storia, da quelle salvate dai naufragi, a quelle rapite o rubate dai collezionisti (anche Pablo Neruda ne era un vero appassionato), dagli artisti o artigiani che le hanno costruite e alle donne alle quali si sono ispirati per farlo, fino ai cimiteri di polene abbandonate. Queste statue lignee hanno ispirato, come muse, le grandi storie della letteratura, da Karen Blixen (Peter e Rosa – dai Racconti d’Inverno) ad Alberto Savinio con il racconto tratto da “Casa «la Vita»” dal titolo Flora, per arrivare alle leggendarie storie di polene incantevoli e maledette, a metà fra dee e streghe, come Niobe o Atalanta.

«A sostenere il peso di questo brivido, a guardare nel buio informe della vita, servono poco i marziali Aiaci o i muscolosi Ercoli. Sono la levigatezza femminile, la morbidezza curvilinea di un seno e di una bocca, la bellezza aggraziata che addomesticano il tremendo, così come la catena delle generazioni, fra culle, feste di battesimo, compleanni e funerali, imbriglia lo scorrere vuoto e annientante del tempo, lo forgia in una catena o collana di perle, giorni anni e lustri, da appendere al collo. La linea ondulata del collo e del seno si prolunga in quella della veste, che vela e svela quel seno e ricade come foglia, nelle pieghe della gonna fluttuante come una bandiera. Le pieghe salgono e scendono al pari delle onde, curva asintotica che si avvicina all’infinito ma continua a tenerlo distante, quel tanto che basta perché non tocchi e non distrugga col suo contatto.»

 

Il racconto del mistero del femminile è ciò che stupisce di più in questo libro: partendo dall’analisi di una semplice statua, inanimata e statica, che nell’immaginario prende vita e guida i marinai nella tempesta, nel viaggio verso l’ignoto, Magris svela come le polene arrivino a essere considerate il simbolo di un mistero atavico dal quale gli uomini non possono sfuggire, e che possono solo venerare.

Creature meravigliose e rassicuranti, considerate protettrici dei velieri ma anche carnali e sinuose dee pagane, tanto da essere mal viste dai sacerdoti dell’epoca, che non amavano che fossero poste sulla prua delle navi. E persino polene così sgradevoli nella forma, «dalle facce arcigne e le bocche cattive», costruite perché aiutassero i marinai a vincere la nostalgia del ritorno, poiché, precisa l’autore, la «polena spesso evoca qualcosa di perduto, di naufragato, di sparito per sempre; dice soprattutto la solitudine, lo sgomento, ed è facile associarla agli oceani, alle acque della lontananza e della desolazione».

Inoltre, l’acqua rappresenta uno degli archetipi del femminile per eccellenza: la matrice primordiale della vita, il ventre materno, la fonte. Chi meglio di una figura di donna potrebbe comprendere e affrontare gli oceani, composti dal suo elemento?

Queste sculture rappresentano anche il ciclo della vita, la fatica del mare, perché «vivere è invecchiare»: esso le restituisce alla terra spesso scavate e corrose, fino quasi a sparire e «ridiventare legno».

La femminilità nella sua essenza. “Polene” di Claudio Magris

La polena è l’anima della nave, «il suo volto nel quale trapela l’intima natura della nave stessa».

Ancore di salvataggio e speranza, come la polena che salvò la vita al marinaio Vincenzo de Felice: il 24 giugno 1871, il veliero Primos sul quale viaggiava, affondò, ed egli, aggrappandosi con fede alla statua, fu l’unico superstite di tutto l’equipaggio. Ma anche sculture che, come madonne, sono tratte in salvo dall’equipaggio in caso di naufragio, non a caso, spiega l’autore, molti costruttori di polene erano anche madonnari.

Ma ancora statue che, come idoli, detengono il potere di vedere con occhi sovrumani e l’autore racconta di polene bendate dai marinai, affinché non scorgessero «le catastrofi in arrivo e impedire dunque loro di arrivare, perché ciò che la veggente non vede, non c’è».

Polene di Claudio Magris è un testo che descrive nel dettaglio e da più punti di vita un pezzo importante della storia del mare, ma soprattutto riesce a cogliere il modello originale del Femminile o Femminino. «Un ignoto in cui ci si riconosce e ci si ritrova […] per questo richiama l’amore e la morte, due grandi specchi scuri dell’anima», dei quali la donna è portatrice fin dalla notte dei tempi.

 

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Le polene diventano rappresentazioni di vita e speranza, quindi considerate dee, ma, altresì, detengono il misterioso potere di vittoria sulla morte,altro principio chiave del femminino, e quindi vengono interpretate talvolta come maledette e demoniache.  

Questo libro è un viaggio affascinante e inedito in un mondo, quello del mare, ancora ricco di misteri e leggende in cui l’autore si addentra con precisione, dettagliando tutti gli aspetti storici, filosofici, mitologici e trascendentali delle polene, così da permettere al lettore di comprendere il significatopiù esteso di una femminilità antica, raccontata nella sua essenza più profonda.

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