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“La felicità al potere” di José “Pepe” Mujica: l’avventura di un “vecchio militante”

José “Pepe” Mujica, La felicità al potereUn volume come La felicità al potere di José “Pepe” Mujica, edito da EIR e curato da Cristina Guarnieri e Massimo Sgroi, ha un obiettivo preciso: provare a rendere conto di una figura politica di grande complessità, intorno alla quale negli ultimi anni si è addensata l’attenzione dell’opinione pubblica, non senza una quota di inevitabile retorica.

La felicità al potere riunisce più tipologie di contenuti, tra cui numerosi discorsi pubblici pronunciati dall’ormai ex presidente dell’Uruguay e una lunga intervista di Cristina Guarnieri. “Pepe” Mujica, al secolo José Alberto Mujica Cordano, ha una storia politica all’insegna dell’impegno da prima linea, dagli esordi nel Partito Nazionale, all’esperienza da guerrigliero nel Movimento di Liberazione Nazionale, al carcere, dal 1973 fino al 1985, e poi la fondazione del Movimento di Partecipazione Popolare, nell’ambito del cosiddetto Fronte Ampio, con il rientro nell’area “parlamentare”, l’incarico da ministro durante il mandato di Tabaré Vazquez, fino alla presidenza, conquistata nel 2009.

Il libro si apre con un intervento scritto appositamente da Mujica, intitolato Un debito pendente. Il debito di cui si parla, nel giro di poche, ma densissime, pagine, è quello che «la sinistra, il movimento popolare, gli intellettuali europei» hanno «nei confronti dei militanti di tutto il mondo». Ed è proprio da questa sorta di “introduzione alle introduzioni”, precedente la breve Prefazione di Omero Ciai e il saggio di Massimo Sgroi, Pepe Mujica. Un sogno venuto da lontano, che emerge la figura di un uomo politico sobrio, votato alla sostanza, e che quasi si stupisce dell’interesse che suscita in Europa, proprio lui, «un vecchio militante, che ha commesso molti errori e patito molte sconfitte».

José “Pepe” Mujica

E di certo l’avventura di questo “vecchio militante” si inserisce in un quadro molto più ampio, entro cui rintracciare la vittoria di Chavéz del 1998 in Venezuela, così come le esperienze di Evo Morales in Bolivia, Ricardo Lagos e Michelle Bachelet in Cile, Lula e Dilma Rousseff in Brasile. In tale scenario, Mujica, si colloca con la sua modestissima casa alla periferia di Montevideo, il devolvere l’80% del suo stipendio a cause benefiche, ma anche con un pensiero politico che, se a tutta prima può sembrare impressionistico e finanche ingenuo, d’altro canto intende recuperare concetti di enorme importanza. Tra questi, il tempo, la necessità illusoria ed effimera dell’accumulazione, l’irrinunciabile aspirazione alla felicità.

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E non mancano, in particolare fra le risposte alle domande di Cristina Guarnieri, ammissioni che rivelano un senso profondo della storia nel suo farsi; come quando, interrogato sulla violenza rivoluzionaria al giorno d’oggi, risponde: «Abbiamo vissuto il sogno di cambiare la storia dell’uomo e creare un’umanità senza sfruttamento con quell’utopia che si chiamava socialismo. Ma poi abbiamo imparato, i miei compagni ed io, una cosa che prima non sapevamo: che la vita è bella e non si deve commettere l’errore di sacrificare un’intera generazione in nome di un sogno».

José “Pepe” Mujica

Attraverso i materiali (ri)proposti da La felicità al potere, si snoda un lungo “discorso” che, nonostante segua un percorso tortuoso e talvolta quasi carsico, rimane comunque intellegibile nella sua forza più intima. Si tratta di confrontarsi con un politico che ha dimostrato il valore del pragmatismo nella sua accezione più sana e costruttiva, in particolare su questioni spinose come aborto, matrimoni gay, legalizzazione della marijuana, autogestione delle imprese.

José “Pepe” Mujica

Il dipinto che il volume, con umiltà ma anche con grande efficacia, vuole restituirci, è quello di Pepe Mujica come un uomo dall’aspetto forse un po’ buffo, il sorriso sincero e aperto, come dimostrato dalla bella Appendice fotografica, e la rara capacità di stare davvero nel mondo. Perché la politica «è una passione per la lotta verso il miglioramento dell’essere sociale al quale apparteniamo», come ci dice lo stesso José Pepe Mujica in uno dei più bei discorsi inclusi in La felicità al potere.

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