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“La famiglia Karnowsky” di Israel Joshua Singer

Israel Joshua Singer, La famiglia KarnowskyNel 1978, il conferimento del premio Nobel per la letteratura a Isaac Bashevis Singer (Leoncin14 luglio 1904 – Miami, 24 luglio 1991) ha riportato all’attenzione del mondo una lingua, l’yiddish, che, dopo lo sterminio delle popolazioni ebraiche dell’Europa orientale che la parlavano da secoli, continuava a vivere solo tra piccole comunità di scampati stabilitisi lontano dai luoghi d’origine. Ma se il Nobel ha conferito una discreta popolarità a Isaac Singer, autore di numerosi romanzi tradotti in molte lingue, oltre che di racconti, libri per bambini, saggi e articoli, pochi sanno dell’esistenza del fratello Israel (Bilgoraj, 30 novembre 1893 – New York, 10 febbraio 1944), a sua volta giornalista e scrittore prima in Europa e poi negli Stati Uniti, dove era riuscito a emigrare nel 1932, anche se era destinato a morire ad appena 51 anni, colpito da un infarto prima ancora che la fine della seconda guerra mondiale rivelasse la tragedia della Shoah.

Fino ad oggi Israel Singer è rimasto uno scrittore pressoché ignoto al pubblico italiano, che ha potuto leggere solo il romanzo I fratelli Ashkenazi, pubblicato per la prima volta una decina d’anni fa da Longanesi, ma ora Adelphi ci propone un altro suo grande romanzo, La famiglia Karnowsky, corposa saga familiare ambientata nella Germania imperiale e poi nazista, tradotto direttamente dall’yiddish da Anna Linda Callow.

Alla fine dell’Ottocento, il commerciante di legnami David Karnowsky lascia con la moglie la cittadina polacca di Melnitz per trasferirsi a Berlino, la grande capitale dell’impero tedesco, che lo attira in modo irresistibile, anche per la presenza di una vasta e prospera comunità ebraica di cui diventa ben presto un esponente di spicco: grazie a una vasta cultura da appassionato studioso autodidatta dei testi sacri, David frequenta con assiduità rabbini, filosofi ed eruditi, coi quali si sforza di dimenticare le proprie oscure origini polacche.

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Israel Joshua SingerSuo figlio Georg cresce integrato alla perfezione nella società tedesca, combattendo per il Kaiser sul fronte della prima guerra mondiale e diventando un celebre e ricercatissimo medico, ma dopo il dissesto economico che accompagna la Repubblica di Weimar, a turbare la famiglia Karnowsky e i loro amici giungono presto le prime avvisaglie del nazismo che si avvia a prendere il potere.

A vivere in modo più drammatico la progressiva emarginazione degli ebrei è il figlio di Georg, Jegor, tormentato esponente della terza generazione dei Karnowsky, che rifiuta l’ebraismo paterno, ma non viene accettato come vorrebbe dalla Germania cristiana a cui appartiene la famiglia della madre, cosa che sarà fonte di continui drammi.

I personaggi di Singer rappresentano l’emblema di quella ricca e colta borghesia ebraica, inserita nella società tedesca del tempo, e appunto per questo del tutto incapace di comprendere la follia dell’antisemitismo nazista: gli ebrei berlinesi, che guardano persino con un certo disprezzo i loro correligionari appena arrivati in città dall’Europa orientale, sono orgogliosi di essere tedeschi esattamente come di essere ebrei, e sarà questo a distruggerli, perché solo i più perspicaci tra loro riusciranno a lasciare la Germania prima del disastro.

Presentandoci il suo grandioso affresco, denso di personaggi molto caratterizzati, Israel Singer non mostra quella consapevolezza di descrivere un mondo irrimediabilmente scomparso che traspare, invece, dai romanzi scritti negli anni successivi dal più giovane fratello Isaac: morendo nel 1944, a guerra ancora in corso, non avrebbe mai conosciuto la tragica realtà della Shoah, e non avrebbe assistito alla brusca cancellazione di gran parte della cultura e della letteratura yiddish, di cui rimane ancora oggi uno dei più grandi testimoni.

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