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La famiglia infinita. “Piccolo mondo perfetto” di Kevin Wilson

La famiglia infinita. “Piccolo mondo perfetto” di Kevin WilsonGiovane scrittore del Tennessee, Kevin Wilson si rivela all’editoria americana e alla critica italiana nel 2009, con gli undici racconti Tunneling to the Center of the Earth (Scavare fino al centro della terra) per i quali gli sono riconosciuti i due premi letterari Alex e Shirley Jackson. A questo esordio narrativo seguirà The family Fang (La famiglia Fang) pubblicato in Italia da Fazi Editore nel 2012.

I contenuti di entrambe le opere sembrano preannunciare il disegno dell’ultimo romanzo di Wilson, edito da Fazi a novembre di quest’anno con il titolo Perfect Little World nella traduzione dall’inglese di Silvia Castoldi in Piccolo mondo perfetto.

La trama di questa nuova creazione letteraria è concentrata già nel prologo e riassunta nelle parole di un bambino di nome Cap: «Siamo una famiglia». Un albero genealogico, come quelli che si vanno definendo ed espandendo a partire da un unico nucleo familiare, negli anni e nei secoli, ci aiuta, sin dalle pagine preliminari di questo romanzo, a definire il tipo di famiglia dentro la quale ci stiamo addentrando. Si tratta infatti di una «Famiglia Infinita» che ha tutte le caratteristiche di una comunità allargata all’interno della quale matura inizialmente un sentimento partecipato, cioè quello dell’amore condiviso verso tutti i bambini che in quella famiglia così particolare nasceranno, cresceranno e saranno educati nei loro primi dieci anni di vita.

 

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Kevin Wilson intreccia le esperienze di nove coppie in attesa del loro primo figlio e di una ragazza madre, Izzy Poole, personaggio principale dell’opera, ponendole sotto i riflettori di un progetto sperimentale – il PFI – guidato dal ricercatore e psicologo Preston Grind e dalla sua equipe di esperti che sosterranno, psicologicamente e materialmente, tutti i componenti della Famiglia. Dentro un enorme complesso abitativo, immerso nel verde naturale dei boschi della East Coast, inizia il percorso di ricerca sulla “genitorialità condivisa”:

«La struttura era maestosa e si stagliava netta sugli ettari di bosco che la circondavano. L’edificio principale aveva tre piani, muri coperti di finestre e un giardino sul tetto, mentre il resto dei fabbricati, di altezze e dimensioni irregolari, era collegato a formare un rettangolo, una comunità pianificata, secondo il suo scopo. A renderla così sorprendente era che tutte le parti visibili di quelle costruzioni di cemento fossero ricoperte di un’erba sintetica verde oliva progettata appositamente. Il rivestimento dava agli edifici un’aria futuristica e nel contempo sembrava mimetizzarli.»

La famiglia infinita. “Piccolo mondo perfetto” di Kevin Wilson

Nel progetto di Grind c’era, tra l’altro, la realizzazione di un sogno a lui molto caro, ricostruire una nuova famiglia, a partire dal ricordo che egli stesso serbava di quella ormai perduta:

« […] salì i tre piani dell’edificio principale, ciascuno grande come un auditorium. Trovò una scala a pioli posata a terra, la sollevò e la appoggiò a una delle pareti di cemento. Salì fino in cima e riuscì a toccare il punto in cui il muro incontrava il soffitto…tirò fuori il portafogli e ne estrasse una piccola foto della moglie e del figlio. Nell’immagine la moglie, Marla, teneva il bambino per le braccia e lo faceva girare in tondo…Prese la foto dei suoi familiari ormai morti da tempo e la fece scivolare all’interno di uno spazio piccolissimo, quasi inesistente, tra il muro e il soffitto…Anche se non credeva in una vita dopo la morte, sperava che una parte di loro sarebbe filtrata all’interno di qualunque cosa stesse cercando di realizzare con quell’impresa. Sperava…che non l’avrebbero mai lasciato.»

 

L’idea di espandere l’ancestrale attaccamento filiale dei genitori ai figli altri, nati quasi contemporaneamente ai propri, e quindi fratelli per educazione, ambiente ed eventi condivisi, sembra scontrarsi con le naturali resistenze biologiche soltanto in alcuni momenti di assestamento generale della Famiglia Infinita. Poi, poco a poco, mentre il tempo matura e i figli, dapprima neonati, evolvono per autonomia, obiettivi raggiunti e condivisione di sentimenti verso i loro coetanei e i genitori stessi, tutti i componenti di questo “piccolo mondo perfetto” si amalgamano per ritmi circadiani, responsabilità, occupazioni e alla fine anche sentimenti; come se dentro quel complesso futuristico, fatto di ambienti comuni, casette individuali, piscine, spazi all’aria aperta, ci fosse tutto il mondo “vero” in miniatura.

Ma è proprio nel momento in cui questo mondo si umanizza, divenendo quindi reale, che falliscono i propositi del suo creatore, lo scienziato Preston Grind: quando tra i componenti adulti della Famiglia si accendono relazioni insospettate, quando la finanziatrice muore e viene sostituita dalla nipote che non guarda più al Progetto come un’opportunità per famiglie disagiate ma un’estensione di ricchezza del proprio patrimonio economico, quando una delle mamme picchia il figlio di un’altra dando voce e sfogo ai propri istinti primordiali, sotto gli occhi di Izzy, e quando la coscienza che tutto potrebbe continuare matura soltanto in quattro su dieci delle famiglie selezionate per entrare a far parte del PFI.

 

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Il mondo perfetto tracciato da Wilson entro la prima metà del romanzo si va trasformando così in qualcosa di diverso ma «accettare l’incertezza e mantenere il cuore aperto verso il futuro» fa sempre parte della vita e Grind, seppure cresciuto secondo il «metodo della frizione continua» – inventato e applicato direttamente su di lui dai propri genitori, già noti psicologi – lo sa bene.

La famiglia infinita. “Piccolo mondo perfetto” di Kevin Wilson

Quando qualcosa di bello muore, qualcos’altro è lì vicino, pronto a nascere su quella stessa terra che lo ha visto morire; qualcosa come un nuovo legame amoroso – come quello tra la protagonista e il suo mentore – oppure uno fraterno – come quello tra i bambini che continueranno a sentirsi fratelli per sempre – o ancora un nuovo progetto – il ristorante che Izzy aprirà a Nashville con il signor Tannehill, o l’acquisto di una nuova casa da parte di Julie e Link nello stesso quartiere di un’altra famiglia rimasta loro amica.

Tutto accade, nel bene o nel male, in Piccolo mondo perfetto e dal suo crollo esala non un messaggio banale ma una semplice verità: dalla famiglia, una volta creata, non puoi più uscire.


Per la prima foto, copyright: Laercio Cavalcanti su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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